I Lavazza cercano di mantenere intatto il livello del caffè dentro la tazzina dei dividendi. Alcune settimane fa l’assemblea di Finlav, la holding della famiglia torinese controllata dalle due accomandite Alberto Lavazza&C e Emilio Lavazza&C, che raggruppano i diversi rami della dinastia del caffè, ha deliberato lo stacco di un dividendo da 39,8 milioni di euro, di cui 27,1 milioni già versati due mesi fa mentre gli altri 12,7 milioni saranno distribuiti nel corso di questi mesi (comunque entro fine anno). La cedola è leggermente superiore ai 38,8 milioni incassati l’anno scorso, ma sempre inferiore agli oltre 43 milioni di dividendi che i Lavazza sono riusciti a staccarsi nel 2022 (a valere sul bilancio 2021). Il dividendo è superiore all’utile di 37,98 milioni registrato, a livello civilistico, dalla holding e per questo il profitto è stato totalmente destinato a dividendo, attingendo poi la restante parte dagli oltre 200 milioni presenti nel bacino di utili portati a nuovo, la cui voce ora risulta pari a 206,17 milioni.
A livello civilistico, la Finlav ha registrato nel 2023 un forte calo dell’utile, passato da 50 milioni agli attuali 37,98. Il risultato è frutto anche dei 38,8 milioni di dividendi incassati dalla controllata operativa Luigi Lavazza Spa (il cui valore a bilancio è salito di circa 8 milioni a 454 milioni), che si sono ridotti rispetto ai 42,7 milioni distribuiti l’anno prima (erano però 33 milioni nel 2021) a cui si aggiungevano poi 8,1 milioni di plusvalenza generata conferendo nella stessa Luigi Lavazza il 7% di Lavazza Premium Coffee Corp. Guardando infatti ai proventi da partecipazioni, nell’utlimo anno sono equivalenti solo alla cedola distribuita dalla Lavazza, mentre nel 2022 si attestavano a 51,14 milioni. Le ragioni sono evidentemente da rinvenire nell’andamento del big del caffè lo scorso anno, che ha registrato un calo dell’utile netto, passato da 95 milioni nel 2022 a 68 milioni, e dell’ebitda (-15%) passato da 309 a 263 milioni. Il tutto nonostante un aumento dei ricavi del 13% a 3,069 miliardi (da 2,7 miliardi del 2022).
Guardando poi a livello di bilancio consolidato, Finlav ha registrato ricavi per 3,078 miliardi (+13% su base annua), registrando però un calo dell’ebitda del 15% a 265 milioni di euro (con un’incidenza sui ricavi del 8,6%) dai 311,7 milioni precedenti, che registravano un’incidenza sul fatturato dell’11,4%. A impattare maggiormente è stato l’aumento dei costi di vendita (da 205 a 267 milioni) e di quelli generali e amministrativi per 329,2 milioni (erano 293 milioni l’anno prima). Il calo della marginalità si è riversato sui profitti, scesi del 34,1%, con l’utile dell’esercizio passato quindi da 100,7 milioni a 66,4 milioni, mentre si è leggermente incrementato il patrimonio netto da 2,54 miliardi a 2,58 miliardi. (riproduzione riservata)