Ogni anno il comparto agricolo europeo perde circa 5 miliardi di euro a causa di «ritardi nei pagamenti, cancellazioni unilaterali degli ordini, mancati corrispettivi per merce invenduta: pratiche commerciali sleali che incidono pesantemente sulla redditività di agricoltori e produttori agroalimentari». Una compressione «dei margini lungo la filiera che non danneggia solo chi produce, ma rischia di tradursi in una corsa al ribasso sui prezzi, con effetti sulla qualità del cibo e, nei casi più critici, sul rispetto dei diritti dei lavoratori». Lo ha spiegato a MF-Milano Finanza, l’europarlamentare Pd-S&D Stefano Bonaccini, relatore del regolamento Ue contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare, che domani, giovedì 12 febbraio, attende l’ok definitivo in Parlamento dopo un iter flash di meno di un anno.
L’obiettivo della normativa è tutelare i piccoli e medi produttori. Se infatti «lo squilibrio di potere contrattuale tra un singolo agricoltore e una grande catena distributiva è evidente, la natura deperibile dei prodotti agricoli (che spesso costringe a venderli ad ogni costo pur di non sprecarli) rende vulnerabili anche aziende di medie dimensioni». Ecco che il Regolamento, ha sottolineato Bonaccini, «tutela produttori con fatturato fino a 350 milioni di euro. In Italia, circa due terzi delle aziende agricole hanno un fatturato annuo inferiore a 15 mila euro: la misura copre così il 95% degli operatori della filiera».
Concretamente il Regolamento andrà a intervenire in un mercato europeo in cui circa il 25% degli scambi agroalimentari è transfrontaliero «obbligando i 27 Stati membri a collaborare e condividere informazioni, avviare indagini e coordinare ispezioni, anche ex officio, per stoppare e sanzionare questi abusi». Tramite un sistema di allerta rapido e una banca dati europea (lo Strumento per il mercato interno), Commissione e autorità nazionali competenti – in Italia l’ICQRF – dovranno «condividere tutte le informazioni che hanno in merito a potenziali pratiche sleali, per intervenire in modo coordinato e tempestivo», ha spiegato Bonaccini.
Per evitare fenomeni di elusione inoltre – come lo spostamento della sede in Svizzera o altri Paesi terzi per aggirare i divieti europei – il Regolamento estende le tutele anche nei confronti di acquirenti stabiliti fuori dall’Unione. Un passaggio definito «essenziale» da Bonaccini «per contrastare i comportamenti scorretti di alcune centrali di acquisto, e garantire condizioni di concorrenza eque lungo tutta la filiera».
L’eurodeputato del Pd ha voluto inoltre sottolineare che «chi opera nel rispetto delle regole e mantiene rapporti trasparenti con i fornitori non ha nulla da temere: l’obiettivo non è introdurre nuovi adempimenti per le imprese sane, ma contrastare abusi che alterano la concorrenza».
Il contrasto alle pratiche commerciali sleali è «uno degli strumenti della PAC (politica agricola comune) per riequilibrare i rapporti di forza nella filiera e assicurare una remunerazione più equa agli agricoltori. Ma non basta: servono risorse adeguate e strumenti innovativi per rafforzare la competitività del settore e garantire la sicurezza alimentare europea».
Allo stato attuale la proposta di Quadro Finanziario 2028-2034 prevede una riduzione di 8,7 miliardi per l’Italia rispetto al 2021-2027, pari a un taglio del 22%. Nell’attesa che gli annunci di von der Leyen si traducano ufficialmente in nuove risorse, «la mia posizione come relatore per la Commissione Agricoltura sul prossimo bilancio è chiara» ha ribadito Bonaccini: «Nessun taglio alle risorse per gli agricoltori, fondi per lo sviluppo rurale gestiti da Regioni ed enti locali e un rafforzamento degli strumenti di gestione dei rischi climatici». (riproduzione riservata)