skin track
Piaceri

African Adventures, the greatest safari on the earth

Tornare alle radici. Riconnettersi alla natura. Perdersi, per poi rinascere. Il senso del safari, inteso come viaggio, per la fotografa Aline Coquelle

di Enrico Dal Buono – Foto di Aline Coquelle per African Adventures (Assouline)
Leggi dopo
tempo di lettura

Safari in swahili significa viaggio. E la fotografa parigina Aline Coquelle considera il viaggio autentico come un’esperienza di rinascita. Almeno in Africa, dove l’essere umano si ricorda, come per miracolo, quello che lui stesso è sempre rimasto: natura. Il libro fotografico African Adventures (Assouline), a passo di safari, mostra l’universo selvaggio nelle fattezze di un’opera d’arte.

African Adventures, the greatest safari on the earth

Qual è per lei la migliore definizione di safari?
I colonialisti hanno trasformato il suo significato originale: adesso per gli occidentali indica una vacanza nella natura selvaggia africana. Ma, per la gente del posto, il safari implica ancora un viaggio. Questo è lo spirito che io, in collaborazione con Deborah Calmeyer, originaria dello Zimbabwe, ho cercato di incarnare nel libro.

African Adventures, the greatest safari on the earth

In cosa consiste per lei un viaggio autentico?
Nel rallentare, prendersi il proprio tempo e, infine, perdersi. Tutto è vivo quando entri in una foresta o ti immergi in un lago. Diventi parte di qualcosa di più grande, qualcosa vecchio di milioni di anni, diventi un vulcano e una leonessa. Provi emozioni animali, ti sincronizzi con lo scorrere di un ruscello. Per me avventura significa tornare nelle braccia della natura, a casa, perché anche gli umani sono natura.
 

African Adventures, the greatest safari on the earth

Perché l’Africa ha questo effetto, quasi mistico, sugli occidentali?
L’Africa è un Continente e c’è di tutto. Io preferirei parlare dell’Africa orientale, quella che conosco meglio. Lì torniamo alle nostre radici, ci riconnettiamo alla nostra origine comune, rinasciamo. Noi, tanto arroganti, lì capiamo quanto siamo insignificanti rispetto all’immensità della natura, per esempio al cospetto del fiume Zambesi o al delta dell’Okavango, in Botswana. In quei luoghi la luce è inconfondibile, tanto quanto la musica prodotta dal concerto di animali e di foglie nel vento, il silenzio non esiste in nessuna ora del giorno.

African Adventures, the greatest safari on the earth

Quali mezzi di trasporto ha utilizzato per muoversi e scattare le foto?
Molti. I miei piedi, gli elicotteri, le Jeep 4x4, un particolare tipo di canoa che si chiama mokoro, mongolfiere, jet privati a zero emissioni di carbonio per ottimizzare i tempi e il comfort. E, dato che in Africa continui a viaggiare anche quando stai fermo, giusto guardandoti attorno, anche i lodge sostenibili.

African Adventures, the greatest safari on the earth

Quali sono i posti africani migliori per un safari?
Parlando di Paesi, che ovviamente sono per lo più organizzazioni territoriali arbitrarie e artificiali imposte dai colonizzatori, direi la Tanzania e il Kenya. Parlando, invece, di elementi naturali, la cui realtà è non solo preoccidentale ma anche preumana, nel libro si viaggia attraverso le cascate Victoria, nel Mosi-oa-Tunya, detto «il fumo che tuona» in Zimbawe, tra le grandi migrazioni e i delta di fiumi impetuosi. E, naturalmente, ci si immerge nelle foreste del Rwanda con i suoi gorilla.
Che cos’hanno di tanto speciale i gorilla?
Condividono il 98% del nostro Dna, ma sono addirittura più umani di noi, perché gli occidentali hanno perso la propria umanità naturale. I gorilla sono umani in purezza immersi nelle foreste alluvionali. Vivono in famiglia, vanno a dormire insieme ogni notte e, nonostante la mole impressionante, sono vegetariani. L’equivalente delle nostre impronte digitali, il tratto anatomico che distingue ciascun individuo, per loro è il naso, ognuno con una forma unica. Ma mi affascinano molto anche le movenze delle giraffe, così cinematografiche, che alzano e abbassano il collo come al rallentatore.

African Adventures, the greatest safari on the earth

Quali specie di animali sono più fotogeniche?
I modelli migliori sono leopardi e ghepardi. Per il modo in cui si muovono, per la loro velocità, per il loro manto, che sembra un pezzo di arte astratta. Sono eleganti e coraggiosi, e portano un cappotto d’alta moda. Cerco di catturare la luce e l’atteggiamento che li rendano opere d’arte contemporanea, qualcosa di esclusivo e di unico. In questo senso il mio maestro è stato Peter Beard, capace di ritrarre un leone come fosse Mick Jagger sul palco.

African Adventures, the greatest safari on the earth

E per lei qual è lo scopo della fotografia?
Per me è un’emozione, che mi permette di aprire gli occhi su nuove realtà, di vedere il mondo da una prospettiva diversa. Attraverso la fotografia abbatto confini fisici e mentali. Voglio che le mie immagini diventino un riflesso della mia luce interiore, opere d’arte in pezzi limitati e numerati. La mia più grande ambizione è che, attraverso di loro, l’Africa entri a far parte dell’ambiente domestico di una famiglia.

African Adventures, the greatest safari on the earth

Non le manca mai la civiltà occidentale?
Vivo in questa zona del mondo da dieci anni, il mio campo base è a Zanzibar. Ormai questa è la mia casa. Ho scelto io di vivere qui, se mi mancasse davvero Parigi tornerei ad abitarci. Ma questa sono io, in equilibrio tra natura selvaggia e civiltà.
L’Africa non le ispira mai sentimenti negativi?
In un certo senso sì, ma per contrasto. Proprio perché sono piena di meraviglia per l’immensa bellezza di quello che mi circonda penso con più dolore e precisione ciò che minaccia la natura. Inquinamento, cambiamento climatico, industrializzazione, agricoltura intensiva, sovrappopolazione, turismo di massa, deforestazione.

African Adventures, the greatest safari on the earth

Tutto ciò ha a che fare con lo scopo di questo libro?
Eccome. L’ho realizzato nella speranza di promuovere e preservare la straordinaria eredità che la Terra ci ha lasciato.
In che modi si può declinare questa missione?
Sviluppando politiche di permacultura, di turismo sostenibile, di riforestazione e di antibracconaggio. Supportando gli indigeni perché possano conservare il loro stile di vita ancestrale, dotandoli al contempo di un sistema istruttivo e sanitario per tutti. Lavorando per la pace. Ascoltando le antiche storie africane, trascrivendole perché diventino leggende universali. Promuovendo gli artisti africani oltre i confini delle loro nazioni. Bisogna fare in modo che i talenti emergenti di oggi diventino i leader di domani. La mia speranza è che l’Africa non si trasformi in un grande Disneyland con i leoni come mascotte al posto di Topolino. Vorrei che tornassimo a essere natura.

African Adventures, the greatest safari on the earth

In quali elementi naturali le piacerebbe trasformarsi?
Nel lago Kivu, nei vulcani Bisoke, nei monti Virunga, nella Rift Valley, nel fiume Zambesi, in un ghepardo, nel profumo delle rose ruandesi.
Che cos’ha imparato a contatto con le popolazioni locali?
Posso riassumere i loro insegnamenti con la famosa espressione swahili akuna matata, qualcosa come «senza pensieri». Tutto è nelle mani di Dio, allora lascia andare ciò che non puoi cambiare, vivi il presente, sii felice per quello che hai, invece che infelice per quello che non hai, condividi perché non c’è piacere che non sia condiviso. Un fiume non si ferma mai, scorre di continuo verso il mare. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 07/05/2025 08:00
Ultimo aggiornamento: 07/05/2025 08:00
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Iscriviti alla newsletter

Per essere sempre aggiornato sul lifestyle del Gentleman contemporaneo