Il banchiere di Finint Enrico Marchi cerca di mettere a segno entro giugno il riassetto di Save, la società nordestina che gestisce gli aeroporti di Venezia, Treviso, Verona, Brescia e Charleroi in Belgio. Disegnata a fine 2022, l’exit dei tedeschi di Dws e dei francesi di Infravia - che dal 2017 hanno in tasca ognuno il 44% della holding Milione a cui fa capo il 98,8% di Save (1,2% sono azioni proprie) e per cui il periodo di lock up è scaduto già nel 2021 - sta ritardando per una serie di fattori. In primis il cambio di scenario negli ultimi due anni nella politica monetaria della Bce (che di ha fatto stoppato il riassetto, cambiando le aspettative degli investitori sui prezzi) e poi per la complessità dell’operazione su aspetti che riguardano la struttura e la governance.
Marchi, che di Save è presidente, ha in portafoglio il restante 12% (tramite Finint) della Milione. Al tempo del primo riassetto della società aeroportuale con l’ingresso dei fondi dopo il delisting, ha disegnato però una governance in suo favore. Lo statuto gli permette di nominare i vertici e gli ha assegnato di fatto un potere di veto su aspetti chiave della vita del gruppo. Il piano di Marchi prevede la vendita del 100% del capitale di Save al nuovo Infrastructure Sustainable Fund di Finint Infrastrutture sgr e a uno o più co-investitori istituzionali (altri fondi), cui è destinato fino al 49% del gruppo aeroportuale.
Secondo quanto riferiscono alcune fonti finanziarie a MF-Milano Finanza, Dws e Infrawia che avevano dato tempo a Finint di disegnare l’exit con il nuovo fondo punterebbero a uscire dal capitale di Save a metà anno. Dopo numerosi tentativi andati a vuoto per trovare altri investitori, le fonti riferiscono che sul finire del 2024 Marchi aveva avviato trattative con la compagnia assicurativa elvetica Swisslife (negoziati anche questi poi non approdati a nulla), mentre ora sarebbero in corso contatti con i francesi di Ardian Infrastructure. Il big transalpino del private equity da quasi 170 miliardi di dollari di masse (e che in Italia è presente nel gruppo Gavio a monte della catena societaria Astm-Sias) è molto interessato agli scali italiani.
La scorsa estate ha venduto in tandem con Credit Agricole Assurance il 49% di 2i Aeroporti, la holding infrastrutturale controllata da F2i che detiene partecipazioni dirette e indirette negli aeroporti di Milano Malpensa e Linate, Napoli Capodichino, Salerno, Torino, Trieste, Bologna e Bergamo. La quota è andata al fondo spagnolo Asterion, ma nella gara aveva fatto capolino anche SwissLife che aveva presentato un’offerta non vincolante per la partecipazione in 2i.
Come rivelato da questo giornale (si veda il quotidiano del 7 novembre scorso), prima di Ardian e della compagnia elvetica nel 2024 Marchi aveva intavolato trattative con gli australiani di Ifm Investors e poi il fondo canadese Brookfield. Su un piano parallelo, il banchiere sta continuando a lavorare al fundraising del veicolo Infrastructure Sustainable Fund con l’obiettivo di trovare un anchor investor, raccolta per cui è stato ingaggiato un nuovo advisor: First Avenue Capital Placement ha preso il posto della più rinomata Goldman Sachs.
Il veicolo con cui Marchi intende rientrare nel capitale di Save non ha track record da esibire: è un ulteriore aspetto che non aiuta il reperimento di risorse per la sottoscrizione delle quote da parte dei grandi investitori istituzionali. Se il riassetto con il fondo «di casa» non andasse a buon fine, Dws e Infravia dovrebbero ricorrere a una gara per l’exit. La governance blindata di Save però non aiuta il processo. Contattata, la società nordestina non commenta. (riproduzione riservata)