La pandemia da Covid-19 ha influito su un aumento generalizzato delle attività dell'ACF (Arbitro per le controversie finanziarie). In totale i ricorsi in entrata nel 2020 sono stati 1.772 con un incremento del 5,6% rispetto a quelli pervenuti nel 2019. Una particolare specifica va fatta in relazione agli ultimi tre mesi che hanno registrato 560 ricorsi ricevuti, corrispondenti a circa un terzo del totale dei ricorsi annui.
Di pari passo a questo incremento è quasi raddoppiato il valore complessivo dei risarcimenti riconosciuti ai risparmiatori (+81,5% rispetto al 2019). Il valore totale delle richieste risarcitorie formulate è stato di poco inferiore ai 100 milioni di euro, con una media di oltre 60.000 euro a ricorso, portando a 400 milioni di euro il totale dei risarcimenti richiesti a fronte degli 84,4 milioni di euro dei risarcimenti effettivamente riconosciuti nel quadriennio 2017/2020. In relazione ai servizi d'investimento disciplinati dal testo unico della finanza, l'attività consulenziale continua ad essere anche nel 2020 quella su cui maggiormente si concentrano le rimostranze dei risparmiatori.
Tra questi le persone fisiche rappresentato quasi la totalità dei richiedenti (97,6%) a fronte dell'esigua domanda proveniente da società ed enti (2,4%). Sotto un punto di vista prettamente geografico i ricorsi più numerosi provengono da soggetti residenti nelle regioni del sud Italia e nelle isole (44,6%), tra queste conquista il primato la regione Puglia (455, pari al 25,7% del totale). Per quanto riguarda le città, in linea con il primato delle regioni, la città al primo posto per ricorsi è Bari (325) seguita dalle aree metropolitane maggiori quali Roma, Milano e Napoli, rispettivamente 122, 99 e 60. Da sottolineare anche il dato relativo alla provincia di Forlì e Cesena, dalla quale sono pervenuti 120 ricorsi, pari a più della metà dei ricorsi provenienti dalla regione emiliana.
Nel 2017 il 40% dei ricorsi complessivamente pervenuti erano risultati collegati alle vicende che avevano interessato Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, nel successivo triennio si era registrato un progressivo e costante incremento di ricorsi presentati da azionisti di alcune banche popolari, e ciò soprattutto a causa della perdurante situazione di illiquidità dei relativi titoli partecipativi. Emblematica la situazione venutasi a creare per la banca popolare rimasta in amministrazione straordinaria fino a settembre scorso, interessata da quasi 500 ricorsi nel solo 2020, il che spiega da solo il primato della regione Puglia.
"Nonostante la gratuità del procedimento di risoluzione stragiudiziale delle controversie e la facoltà riconosciuta all'investitore retail di presentare direttamente il ricorso, anche nel 2020 è cresciuto il numero dei casi in cui il ricorrente si è avvalso di terzi (soprattutto legali) per farsi assistere dinanzi all’ACF (oltre il 73% del totale)", si legge nella relazione 2020 dell'arbitro. Continua a rimanere marginale, invece, il contributo delle associazioni dei risparmiatori in sede di assistenza (4,5% del monte ricorsi), in leggera contrazione, infine, il dato relativo al numero di intermediari coinvolti: 89 nel 2020, a fronte dei 93 dell’anno precedente. In totale, sono 183 gli intermediari risultati destinatari di almeno un ricorso nel primo quadriennio di attività dell’Arbitro, a fronte dei circa 1.100 intermediari attualmente aderenti al sistema. (riproduzione riservata)