I Paesi Bassi riducono drasticamente la propria partecipazione in Abn Amro, portandola dal 30,3% a circa il 20%. La vendita, condotta dal veicolo statale Nlfi, ha un valore stimato di 1,55 miliardi di euro ai prezzi di mercato attuali.
Secondo il ministro delle Finanze Felco Heinen, il piano di cessione è coerente con la politica governativa di progressiva uscita dal capitale della banca. L’esecutivo aveva speso circa 22 miliardi per il salvataggio di Abn Amro durante la crisi del 2008, rimanendo azionista di maggioranza, mentre l’istituto riduceva le attività più rischiose e si concentrava su Olanda ed Europa nordoccidentale.
Dalla sua quotazione in borsa nel 2015, il governo ha ceduto più volte quote di Abn Amro tramite accelerated bookbuild. Con la discesa sotto un terzo del capitale, avvenuta a maggio, l’esecutivo ha perso il diritto di veto su decisioni strategiche come aumenti di capitale o grandi operazioni straordinarie.
Le vendite di azioni avvenute nell’arco dell’ultimo decennio hanno fruttato ai contribuenti un guadagno di quasi sei miliardi di euro, ma lo stato olandese non esclude ulteriori operazioni di monetizzazione, inclusi collocamenti o buyback.
Nel frattempo, Abn Amro ha appena visto un cambio ai vertici: Marguerite Bérard, ex manager di Bnp Paribas, è diventata ceo ad aprile. Sotto la sua guida, la banca ha completato l’acquisizione di Hauck Aufhäuser Lampe, rafforzando il business del wealth management in Germania. Bérard presenterà la nuova strategia complessiva dell’istituto a novembre.
Proprio Bnp è uno dei candidati per l’acquisto di Abn, ma non è il solo. Gli occhi del mercato sono puntati anche su Unicredit che, dopo il flop di Banco Bpm e alla luce delle difficoltà incontrate nella scalata a Commerz, potrebbe prendere in considerazioni altri dossier nel Nord Europa. (riproduzione riservata)