Scatta la corsa ai mutui green. Risparmio energetico e riduzione dell'impatto ambientale sono del resto i temi del momento: oltre a una maggiore sensibilità da parte tutti, l'aumento dei costi dell'energia prima e la recentissima normativa europea sulle case green spingono in questo senso. Entro il 1° gennaio 2030 le abitazioni dovranno raggiungere almeno in classe energetica E ed entro il 2033 la classe D, con l'obiettivo di arrivare a zero emissioni nel 2050. A oggi tuttavia in Italia 9,8 milioni di edifici, pari al 78% del totale, è in classe energetica E o peggiore, vale a dire 27 milioni di abitazioni residenziali. Insomma un'enormità.
Meglio allora acquistare abitazioni nuove e in classe energetica A o al massimo B oppure case esistenti puntando però su massicci lavori di ristrutturazione per migliorarne il profilo energetico. Peccato però che un approccio del genere comporti un investimento maggiore rispetto all'acquisto di un'abitazione con minori requisiti, e soprattutto che da poco più di un anno in qua il costo del denaro sia aumentato significativamente, con tassi lievitati dall'1% fino a sfiorare il 4%. E l'escalation non è ancora finita, perché le prospettive parlano di tassi di interesse in ulteriore aumento per tutto quest'anno e probabilmente anche il prossimo.
Nasce da qui l'improvviso exploit dei mutui green che quantomeno consentono di risparmiare qualcosa in termini di tassi di interesse. A patto però di rispettare alcune condizioni e cioè appunto che servano a finanziare l'acquisto di una nuova casa ad alta efficienza energetica oppure interventi di efficienza energetica sugli immobili esistenti. Secondo i dati di MutuiOnline.it la crescita dei mutui verdi è stata vertiginosa negli ultimi anni: le erogazioni sono più che triplicate (sul totale del mix) dal 2021 al 2022, dimostrando un forte interesse dei consumatori per queste tipologie di mutuo, anche grazie a tassi mediamente più bassi rispetto a quelli dei mutui standard. «Nella maggior parte dei casi le banche offrono infatti uno sconto di 10-15 punti base sul costo del mutuo», spiega Alessio Santarelli, direttore generale della Divisione Broking del gruppo MutuiOnline. «A richiederli sono soprattutto da giovani: il 61,6 % delle richieste proviene da under 36 rispetto al 34,9% dei mutui standard».
Ovviamente anche i mutui green hanno risentito dell'aumento dei tassi dell'ultimo anno, trend confermato ancora a inizio febbraio dall'aumento di 50 punti base da parte della Banca Centrale Europea. Se a gennaio 2022 il costo medio di un mutuo green a tasso fisso da 140 mila euro a 20 anni per un immobile da 200 mila euro era dell'1,2%, pari a una rata mensile da 658 euro, oggi per la stessa richiesta di spenderebbero 821 euro al mese, con un tasso del 3,6%: un aumento del 25% in termini di esborso mensile, mentre il tasso di interesse medio è di fatto triplicato. Un simile aumento si vede anche nei mutui green a tasso variabile che sono passati da un tasso medio dello 0,47% al 2,93%, facendo aumentare le rate del 26%. L'ultimo aumento della Bce porterà a un ulteriore aumento potenziale del costo del 5%.
Anche se fanno risparmiare comunque, sui mutui green pesano alcuni fattori. Il primo è che in genere i finanziamenti medi richiesti sono più elevati rispetto a quelli soliti. Secondo i dati dell'Osservatorio MutuiOnline.it gli importi medi richiesti per i mutui verdi si attestano a 170.367 euro, cifra sensibilmente più elevata rispetto ai 129.149 euro abituali. «La ragione è semplice», prosegue Santarelli: «a parità di zona e tipologia di immobile le case nuove sono in genere più care di un buon 10-15% rispetto a quelle esistenti, anche perché più efficienti sotto il profilo energetico e perché la domanda verso questo segmento è sempre elevata. Nel caso di case esistenti invece, è vero che sono meno costose, ma il finanziamento deve includere anche i costi per la ristrutturazione».
Ma il problema principale è che, nonostante la forte domanda, l'offerta è per ora limitata, nel senso che non tutte le banche propongono i mutui green. La normativa, anche a livello europeo, del resto è ancora poco chiara. «Per le banche non sempre è possibile distinguere la motivazione del finanziamento, oltre a non garantire la certezza del salto energetico a fine lavori, e questo rappresenta di certo un ostacolo da superare», sottolinea Santarelli. «In altre parole, hanno poco modo di controllare che il mutuo sia effettivamente indirizzato all'acquisto di una casa ad alta efficienza energetica, ma soprattutto che i lavori di ristrutturazione portino a un effettivo miglioramento del profilo energetico, per incidere sul quale tra l'altro spesso sarebbero necessari lavori a livello di condominio».
Le cose vanno ancora peggio quando si parla di prestiti. Il settore nell'ultimo periodo ha registrato un forte aumento delle richieste di finanziamento indirizzate alla casa, quindi appunto per lavori di ristrutturazione, ma anche in questo caso per le banche i controlli sono difficili. Secondo il Barometro Crif, in scia con la dinamica positiva delle richieste nel 2022, a gennaio ha fatto seguito un aumento record dei finanziamenti personali (+31,4%), categoria in cui rientrano i prestiti per la casa, mentre quelli finalizzati all'acquisto di beni e servizi sono rimasti pressoché stabili (+1,1%). In aumento anche l'importo medio della domanda, salita a 8.341 euro, +4,1% rispetto a gennaio 2022. In particolare per i prestiti finalizzati l'importo medio richiesto si attesta a 5.722 euro contro i 12.071 euro dei prestiti personali. Anche in questo caso esistono prestiti green, con sconti sul tasso sull'1%. Sono molto interessanti per chi possiede già l'immobile e vuole solo finanziarne la ristrutturazione.
In attesa di una normativa più specifica, quello che è certo che il mutuo green piace anche agli istituti di credito, per il semplice motivo che immobili di migliore qualità sotto il profilo energetico hanno maggiori probabilità di mantenere il proprio valore nel tempo. (Secondo le stime un investimento di 25-30 mila euro porta a un aumento del 12% del valore dell'immobile», conclude Santarelli.I«Il problema è piuttosto come classificare con maggior precisione i crediti green, che in teoria dovrebbero richiedere un minor assorbimento del capitale a garanzia dei crediti». (riproduzione riservata)