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Marco Rubio, segretario di Stato Usa
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A Monaco prove di disgelo tra Usa e Ue: Rubio tende la mano, ma su Groenlandia e Ucraina l’intesa è tutta da costruire

di Giusy Iorlano
13 febbraio 2026, 09:20 Ultimo aggiornamento: 09:32

Alla 62esima Conferenza sulla Sicurezza gli Usa cercano di ricucire mandando il segretario di Stato Rubio al posto del vice presidente JD Vance che l’anno scorso aveva irritato gli europei

L’Atlantico è più stretto sulla carta che nella geopolitica. La 62esima edizione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco si apre il 13 febbraio all’ombra di frizioni mai sopite tra Stati Uniti e Unione europea, con il dossier Groenlandia ancora tutt’altro che archiviato, nonostante il vago accordo abbozzato poche settimane fa al World Economic Forum di Davos.

Lo scorso anno, nella tradizionale cornice dell’Hotel Bayerischer Hof, la tre giorni bavarese era stata segnata dall’affondo del vicepresidente Usa JD Vance contro gli alleati europei, accusati di condurre il continente alla rovina con politiche troppo progressiste su clima e immigrazione e con attacchi alla libertà d’espressione. Tono e messaggio che avevano gelato la platea.

Quest’anno Washington cambia registro, almeno nelle intenzioni, e affida la rappresentanza al più dialogante segretario di Stato Marco Rubio, chiamato ad allentare la pressione su un’Europa che nella nuova strategia per la sicurezza nazionale, pubblicata a dicembre dall’amministrazione di Donald Trump, viene descritta come un blocco soffocato da troppe regole, privo di fiducia in se stesso e a rischio “cancellazione della sua civiltà” per effetto dell’immigrazione.

«Viviamo in una nuova era geopolitica», ha dichiarato Rubio in volo verso Monaco, prefigurando una revisione dei ruoli all’interno dell’alleanza transatlantica. Ad attenderlo ci saranno i colleghi del G7 e i principali leader europei: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier britannico Keir Starmer, il primo ministro polacco Donald Tusk e la premier danese Mette Frederiksen. Per l’Italia saranno presenti il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il titolare della Difesa Guido Crosetto.

Groenlandia e riarmo, il banco di prova

Inevitabile un nuovo confronto sulla Groenlandia, sulla base dell’intesa elaborata dal segretario generale della Nato Mark Rutte, anch’egli presente a Monaco. Per Washington l’isola artica resta un asset strategico nel confronto globale con Russia e Cina; per l’Europa è il test della tenuta politica dell’Alleanza.

Sul tavolo anche l’evoluzione del legame transatlantico e il riarmo europeo, con Bruxelles impegnata a rafforzare la propria autonomia strategica senza incrinare l’ombrello Nato. Un equilibrio complesso, che si intreccia con la partita più urgente: la guerra in Ucraina.

Il nodo Ucraina

Il presidente Volodymyr Zelensky punta a evitare che il conflitto scivoli in secondo piano e auspica un faccia a faccia con Rubio. Subito dopo Monaco, il segretario di Stato volerà infatti dai due leader europei considerati più filorussi, il premier ungherese Viktor Orban e lo slovacco Robert Fico: un segnale della volontà americana di chiudere rapidamente il dossier ucraino per aprire a una normalizzazione con Mosca.

Il nodo resta quello delle concessioni territoriali. Kiev non intende rinunciare alle aree del Donbass ancora sotto il suo controllo, ma la pressione per un compromesso cresce, anche per ragioni elettorali e di bilancio a Washington.

I lavori si concluderanno domenica. Pochi giorni dopo, il 19 febbraio, negli Stati Uniti si terrà la sessione inaugurale del cosiddetto ‘Consiglio della Pace’, nuovo tassello della strategia americana. Monaco, come spesso accade, non sarà il luogo delle decisioni finali, ma il teatro dove si misurerà la distanza ( o la possibile ricucitura) tra le due sponde dell’Atlantico. (riproduzione riservata)



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