Tefaf 2025 di Maastricht, quali sono le opere più ambite della fiera d’arte più importante del mondo?
Dal 15 al 20 marzo, nella piccola cittadina olandese si concentrano i tesori di 7mila anni di storia. Questo è Tefaf Maastricht, la fiera che conta per i collezionisti che qui si contendono i lotti delle 273 più prestigiose gallerie internazionali
È caccia al capolavoro a Maastricht, ma anche ai collezionisti a cinque zeri. Perché se il mercato dell’antico traballa, come si è potuto vedere nelle aste di Old Master da Christie’s, ma anche da Sotheby’s, lo scorso febbraio a New York, la risposta è dare un cambio di rotta e puntare meno sull’arte tradizionale. Ed è quello che promette la nuova edizione del Tefaf, la più importante fiera d’arte al mondo, che riunisce a Maastricht, dal 15 al 20 marzo, 273 gallerie, provenienti da 21 nazioni diverse, pronte a esporre nei loro stand oggetti che, insieme, coprono 7mila anni di storia.

Un’edizione che promette di stupire con effetti speciali e opere inconsuete: dalle «pecore» milionarie del duo artistico Lalanne, ormai un must che si vede tra Parigi e Gstaad, al ritorno in fiera della maison di gioielli Buccellati, che, accanto a pezzi storici firmati da Gianmaria Buccellati, presenta le nuove creazioni di Andrew Bucellati.

Senza però dimenticare i grandi classici: se in Olanda esporre Van Gogh è quasi scontato, ma sempre d’effetto, ecco che la galleria americana M.S. Rau espone una Natura Morta con due sacchi e una bottiglia del 1884, un periodo fertile dell’artista che, solo l’anno prima, aveva dipinto il capolavoro Mangiatori di Patate. Il costo? Quattro milioni 750mila dollari.

Man mano che si avvicina la data d’inaugurazione, si svelano come grani di una collana i tesori dei più conoisseur tra i mercanti al mondo. Marco Voena si affretta a sottolineare che il quadro di Francisco Goya che espone a Maastricht è un riscoperto Ritratto di María Soledad Rocha Fernández de la Peña, Marquesa de Caballero, opera passata sul mercato solo nel 1930 e da allora sigillata in una collezione privata dov’è stata recentemente riconosciuta come la prima versione di un dipinto più volte replicato (uno, all’Alte Pinakothek di Monaco). Il dealer, oltre a definirlo «strepitoso», aggiunge neanche troppo retorico: «Quanti ce ne sono in circolazione considerate le restrizioni all’export?». Costa sette milioni di euro.

Tra le new entry di quest’anno, Fabio Gianassi: l’antiquario toscano, ma ormai londinese d’azione, sapendo che i collezionisti a Tefaf cercano oggetti rari, unici e difficili da trovare, ha scovato tre santi di Cecco di Pietro (Pisa, XIV secolo) provenienti dal Polittico di Agnano conservato al Museo di Palazzo Blu a Pisa. Per averli ci vogliono circa 300mila euro.

Non solo pezzi da migliaia di euro. Il board di Tefaf, quest’anno, ha deciso di avere un occhio di riguardo per i collezionisti under 50: a loro è dedicato un percorso tra gli stand con opere sotto i 20mila euro. Tra le gallerie selezionate, la Maggiore di Bologna che, accanto agli oli di Giorgio Morandi, propone un’incisione dell’artista bolognese stimata 15mila euro. Nella sezione speciale «Showcase», ecco dieci gallerie emergenti che sono tutt’altro che tradizionali, ma, come sottolinea Dominique Savelkoul, neo-direttrice generale di Tefaf, «spaziano dalle arti dell’Africa e dell’Oceania alle porcellane cinesi».

«Tefaf sta promuovendo l’arte contemporanea e nuovi gusti nel settore contemporaneo», spiega Adrian Sassoon, dealer inglese di arti decorative contemporanee, esperto di porcellana di Vincennes e Sévre per il Getty di Los Angeles e membro del board di Tefaf, per niente stupito del cambio di rotta.

Anzi, lui ci ha sempre creduto e puntato, la dimostrazione sono gli artisti che porta a Maastricht: dalla ceramista Kate Malone che, ispirandosi alla natura, sperimenta con gli smalti e provoca reazioni chimiche, a Felicity Aylieff, che realizza opere monumentali già presenti in collezioni pubbliche inglesi. Ma aggiunge una riflessione importante: «I giovani, sia i collezionisti, sia gli artisti, sono educati in modo classico. Un esempio? Due nomi che rappresento con la mia galleria, i giapponesi Hiroshi Suzuki e Junko Mori: conoscendo le basi della porcellana classica del ’700, nella realizzazione dei loro lavori partono proprio da tecniche antiche». Antico, moderno, contemporaneo. Qui si trova di tutto, sorprese comprese: «L’anno scorso sono arrivato con vetri, ceramiche, pietre e argenti da vendere. E sono tornato con un tavolo francese di bronzo dorato con pietra scaglia del XVII secolo che ho acquistato». (Riproduzione riservata)
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