Il business miliardario della ricostruzione di Gaza brucia le tappe: dall’accordo Israele-Hamas del 10 ottobre 2025 sono passati appena tre giorni ma già si annunciano le prime gare, aperte a imprese europee, comprese quindi quelle italiane, purché registrate come fornitrici dell’Onu.
La corsia preferenziale è assicurata dallo «special conflict-affected state», lo status riconosciuto alla Striscia dalla Banca Mondiale che facilita l’accesso di imprese europee ai bandi multilaterali al cantiere Gaza, già opzionato da gruppi americani e dei Paesi Mena (Medio Oriente e Nord Africa), Egitto e Qatar su tutti. Sia Nazioni Unite che la stessa Banca Mondiale hanno aperto i primi canali di procurement.
Nel primo fine settimana di cessate il fuoco il programma delle Nazioni Unite per l’assistenza al popolo palestinese, Undp-Papp, ha avviato una gara internazionale per la fornitura e installazione di unità prefabbricate con scadenza ravvicinata, il 20 ottobre 2025. Le strutture temporanee serviranno per ospitare i servizi essenziali. In parallelo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato un bando per la fornitura di apparecchiature medicali destinati agli ospedali palestinesi, con termine 15 ottobre.
Lunedì 13 ottobre la Banca Mondiale ha pubblicato il nuovo Procurement Plan 2025-2027 per il progetto West Bank & Gaza Health System Reform, del valore complessivo di 170 milioni di dollari.
Il piano individua 27 bandi tra infrastrutture sanitarie, sistemi informativi, fornitura di attrezzature e programmi di formazione tecnica. Le gare, attese tra fine ottobre e novembre 2025, riguarderanno: riabilitazione di tre ospedali danneggiati nella Striscia; installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di back-up energetico; digitalizzazione del network sanitario (Health Information System e telemedicina); fornitura di dispositivi diagnostici e materiali clinici.
I finanziamenti provengono dal trust fund congiunto Ue-World Bank e rappresentano il primo capitolo del piano di ricostruzione, che nel frattempo dai 53 miliardi stimati a febbraio 2025, è salito a 80 miliardi di dollari.
Sul fronte europeo, la Commissione Ue prepara intanto la nascita di una Eu Gaza Facility, dotata di circa 1,6 miliardi di euro e destinata a coordinare i flussi della Banca Europea per gli Investimenti e le agenzie di sviluppo nazionali nei settori energia, acqua e waste management.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha confermato che l’Italia «parteciperà alla ricostruzione con le sue aziende, forti di esperienza internazionale». Il mercato ha già acceso i riflettori sui gruppi che potrebbero essere della partita Farnesina allargando la rosa dei nomi potenzialmente coinvolgibili. Tra questi, Buzzi, Cementir e Webuild, spinti anche in borsa dalle possibile commesse per Gaza. Alle 15:30 di lunedì13 Buzzi guadagna il 3,5%, Webuild l’1,6%. Arretra, invece, Cementir (- 3,5%), che pure aveva beneficiato nell’immediato degli accordi di pace. Intanto il toto-Gaza si allarga a Saipem, Maire e Ansaldo Energia. (riproduzione riservata)