2020 anno disastroso: -8,9% il pil dell'Italia. L'Istituto nazionale di statistica ha diffuso oggi i dati relativi alle stime preliminari sul pil italiano per il quarto trimestre del 2020 e relativamente alle dodici mensilità dello scorso anno. Nell'ultimo trimestre del 2020, l'Istat ha stimato che il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015 e corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito del 2% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% in termini tendenziali. Il dato fa seguito al +16% (rivisto da +15,9%) del periodo luglio-settembre, ed è leggermente migliore delle stime del consenso, pari a -2,2%. Su base annua, il pil ha segnato nel quarto trimestre una flessione del 6,6%, lievemente sopra le attese (pari a -6,7%), dopo il calo del 5,1% (rivisto da -5,0%) nei tre mesi precedenti.
Per quanto riguarda l'intero 2020, invece, il pil corretto per gli effetti di calendario è diminuito dell'8,9%. Secondo il dato stimato sui risultati trimestrali grezzi la riduzione è stata dell'8,8% (nel 2020 vi sono state 2 giornate lavorative in più rispetto al 2019). Il dato ha evidenziato un tasso di crescita lievemente migliore rispetto a quello ipotizzato dal governo, che stimava un -9%, mentre nel 2019 si era assistito ad un'espansione del pil pari allo 0,3%. Per il 2021, infine, la variazione acquisita è risultata pari a +2,3%.
La variazione trimestrale congiunturale è la sintesi di "una diminuzione del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, ovvero agricoltura, silvicoltura e pesca, industria e servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale al lordo delle scorte, sia della componente estera netta", si legge nella nota di accompagnamento ai risultati.
"L'economia italiana", prosegue il commento dell'Istat, "registra, dopo il robusto recupero del terzo trimestre, una nuova contrazione nel quarto a causa degli effetti economici delle nuove misure adottate per il contenimento dell'emergenza sanitaria. Tale risultato determina un ampliamento del calo tendenziale del pil: da -5,1% del trimestre precedente a -6,6%. La stima preliminare che ha, come sempre, natura provvisoria, dal lato dell'offerta riflette soprattutto un netto peggioramento della congiuntura dei servizi, a fronte di una contrazione di entità limitata dell'attività industriale".
L'Italia, attualmente alle prese con la crisi di governo, è tra i Paesi più colpiti dal Covid-19 e ha risentito fortemente delle rigide misure di contenimento messe in atto per cercare di contenere l'epidemia. La maggioranza dei previsori ipotizzava per il 2020 una contrazione del pil vicina al 10%, seguita da un rimbalzo che dovrebbe attestarsi quest'anno tra il 3 e il 4%. Nel dicembre scorso, l'Istat ha ridotto la sua stima di crescita per il 2021 a +4% dal precedente +4,6%, mentre l'esecutivo vede un tasso di espansione pari al 6% quest'anno. I risultati dei conti nazionali annuali per il 2020 saranno diffusi dall'Istat il prossimo 1 marzo, mentre quelli trimestrali coerenti con i nuovi dati annuali verranno presentati il 3 dello stesso mese.
"Un crollo drammatico, anche se scontato e previsto", ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, spiegando che il problema non è il pil del 2020, che si conferma in flessione più o meno del 9%, -8,8%, lievemente meglio di quanto previsto dal Governo, quanto quello del 2021. "La previsione di una crescita per quest'anno pari al 6% è ormai una chimera", ha detto Dona. "Con il tonfo del reddito disponibile delle famiglie, difficilmente i consumi potranno decollare anche una volta finita la pandemia. Insomma, la ripresa ci sarà, ma sarà più lenta e graduale. Ecco perchè nel 2021 il pil ovviamente crescerà, ma molto meno delle attese, anche per l'effetto di trascinamento sui primi mesi del 2021 della flessione registrata oggi dall'Istat", ha concluso.
I risultati sono stati leggermente diversi dalle previsioni di Unicredit, i cui economisti stimavano un calo del 3,8% su base trimestrale, soprattutto a causa dell'impatto negativo delle restrizioni introdotte alla fine di ottobre/inizio novembre. Gli strategist del gruppo bancario avevano correttamente previsto un significativo calo nelle attività dei settori dei servizi e di quelli più esposti alle restrizioni, come quello dell'ospitalità, dei trasporti e dell'intrattenimento, anche se molto più contenuto rispetto alla scorsa primavera.
Il calo trimestrale dell'attività nel settore manifatturiero era stato definito come "probabilmente rivelato più moderato di quanto si pensasse inizialmente", soprattutto grazie alla componente degli ordini esteri, che secondo gli analisti aveva mostrato una certa resilienza alla fine del 2020, smentita tuttavia dal commento dell'Istat. In linea con le aspettative dell'istituto, la contrazione del pil nel quarto e ultimo trimestre dell'anno è stata comunque determinata principalmente da una riduzione della domanda interna, in particolare dei consumi domestici di servizi. (riproduzione riservata)