skin track
Culture

Wes Gordon: «La mia Carolina Herrera celebra tutte le donne»

«Disegno per femmes sicure di sé, che cercano la bellezza», racconta in un’intervista esclusiva a MFF-Magazine For Fashion 127 il direttore creativo della maison di Puig. «Dopo otto anni qui, il codice che sento più mio è quel mix tra casual e formale, elegante e pratico. È molto americano, molto reale»

Leggi dopo
tempo di lettura

Un ritratto di Wes Gordon (courtesy Carolina Herrera)
Un ritratto di Wes Gordon (courtesy Carolina Herrera)

«Una delle mie prime ispirazioni è stata il ritratto di Carolina Herrera realizzato da Andy Warhol. Rappresenta una donna che vive la sua esistenza con punti esclamativi fatti di colore. Da lì è partito tutto». Wes Gordon parla dall’ufficio newyorkese della casa di moda sotto l’ala di Puig. Il suo sguardo s’illumina quando racconta del marchio di cui è direttore creativo da otto anni e che nel 2026 celebra il 45° dalla sua fondazione. Era il 1981, infatti, quando l’omonima designer diede vita a una casa di moda che nel tempo ha vestito first ladies, leader culturali e icone di stile, oltre alle donne di tutto il mondo che hanno avuto modo di apprezzare la sua visione audace e la sua eleganza senza tempo. Un’estetica che Wes Gordon ha saputo fare sua, aggiungendo una visione nitida e contribuendo ad ampliare l’offerta di prodotto. «Disegno per una donna che si veste per se stessa, che vive con audacia e sicurezza e che, soprattutto, cerca la bellezza», racconta lo stilista, che a febbraio ha fatto sfilare delle artiste per incarnare al meglio lo spirito della maison e che ad aprile sarà presente al Salone del mobile di Milano con una cena-evento dedicata al marchio.

Come è cambiata la donna Carolina Herrera sotto la sua direzione creativa?

Sono estremamente fortunato a lavorare per un brand che aveva già un insieme di codici e un Dna meravigliosi e ben definiti. Mrs. Herrera ha fondato questa maison nel 1981 ed è sempre stata legata all’idea di glamour sia nel daywear sia nell’eveningwear, al principio di vestirsi come se ogni momento fosse un’occasione speciale. Quando sono arrivato, otto anni fa, il mio compito è stato quello di capire la storia del marchio, simbolo dell’esuberanza e della magnificenza degli anni 80, di studiare il suo presente e di immaginarne il futuro. La vera domanda era: dove potevo portarlo? Quale sarebbe stato il mio segno su Herrera?

Che cosa l’ha colpita inizialmente?

Una delle mie prime ispirazioni è stata il ritratto di Carolina Herrera realizzato da Andy Warhol. In quel ritratto ci sono i suoi tipici colori vibranti: l’ombretto, il rossetto rosso, i grandi orecchini. È il ritratto di una donna che vive la sua esistenza con punti esclamativi fatti di colore. Questo mi ha ispirato a rendere Herrera sinonimo di esuberanza, portando energia, colori forti e luminosi e una certa nitidezza, abbracciando anche l’idea americana di un guardaroba reale: abiti da giorno, da sera, per vivere davvero la propria vita. Disegno per una donna che si veste per sé stessa, che vive con audacia e sicurezza e che, soprattutto, cerca la bellezza. Perché questo è un brand che oggi più che mai parla di abiti belli. E lo considero qualcosa di positivo.

La moda ha bisogno di bellezza, soprattutto nel momento che stiamo vivendo. Percepisce questa esigenza anche lei?

Sì. Ci sono così tante cose spaventose nel mondo che non possiamo controllare. Quindi ciò su cui possiamo decidere, come i vestiti e la moda, dovrebbe essere fonte di gioia, bellezza e felicità. Perché ne abbiamo davvero bisogno.

Se potesse riassumere l’essenza del brand in poche parole, quali userebbe?

Direi colore, audacia, bellezza. C’è anche uno spirito di femminilità e un senso di glamour e self-confidence, che sia una spalla importante, un gioiello vistoso o un ombretto deciso. È quasi l’opposto del normcore. È il piacere di vestirsi per vestirsi davvero.

A che tipo di cliente si indirizza oggi la proposta della maison?

Mi sento molto fortunato a viaggiare tanto per lavoro. Sono sempre on the road intorno al mondo, partecipando a eventi per le nostre clienti. Questo mi permette di conoscerle direttamente e di capire chi è questa donna, che usa gli abiti per sentirsi al meglio, più sicura di sé, più bella. Ama il colore. Se tutti indossano marrone, lei indossa rosa. Non è timida. Ama un bel vestito. E questo atteggiamento supera età, geografia e fisicità, è più che altro uno spirito.

Quali sono i capi imperdibili del guardaroba di Carolina Herrera?

Storicamente erano gli abiti da sera, quelli per matrimoni, gala e altri eventi importanti. Ma oggi è molto più diversificato, anche se restano fondamentali i gown. Uno dei capi più richiesti, che è diventato un continuativo, è un paio di pantaloni a gamba larga, molto amati. Abbiamo un atelier interno a New York, una cosa rarissima in città. In pratica, un intero piano del nostro ufficio ospita sarti straordinari che trasformano gli schizzi in creazioni bellissime. È una vera magia.

Qual è il dettaglio o il codice della maison che sente più suo?

Molte persone, quando chiudono gli occhi, vedono la signora Carolina Herrera indossare una camicia bianca con bottoni e una grande gonna nera. Amo questo. Mi piace il mix tra casual e formale, elegante e pratico. È molto americano. È molto Herrera. Ed è il modo reale in cui una donna chic si veste, infondendo personalità in quello che indossa. Non è un look perfetto da capo a piedi, perché a volte è cento volte più cool indossare una camicia bianca di cotone oversize sopra una gonna. È un’energia con la quale mi sono sentito connesso nel profondo fin dall’inizio.

Di quale sua creazione va più orgoglioso?

Impossibile scegliere. Faccio sei collezioni l’anno, ognuna composta da oltre 200 pezzi. Ma posso citare alcuni momenti, di cui vado davvero fiero. Ad esempio, la sfilata di settembre 2025 a Madrid, in Plaza mayor, sulla quale abbiamo lavorato intensamente. Ma sono orgoglioso anche della mia prima collezione dopo il ritiro di Carolina, che per me è stata una vera e propria milestone, e dello show fall-winter 2026/27 dello scorso febbraio, che ha mostrato una nuova direzione per il marchio. Era più orientata al daywear e c’erano molte donne reali, delle artiste, in passerella.

Alcuni look Carolina Herrera fall-winter 2026/27 (foto courtesy Carolina Herrera)
Alcuni look Carolina Herrera fall-winter 2026/27 (foto courtesy Carolina Herrera)

Perché l’ispirazione delle donne artiste?

Il brand supporta le donne nelle arti con borse di studio e altri progetti. Inoltre, sosteniamo mostre d’arte. È un aspetto che occupa un posto importante nei valori di questa casa di moda, ma non lo avevamo mai celebrato in passerella. Questa stagione, in particolare, mi ha ispirato il modo in cui le artiste esprimono se stesse, come costruiscono il proprio stile. Ho pensato a donne come Peggy Guggenheim e al modo in cui mixava i suoi gioielli, accessori e stile personale. Le artiste fanno questo in maniera davvero unica. Ho coinvolto sette donne provenienti dal mondo dell’arte, ognuna con il proprio linguaggio, e creato un look Herrera per ciascuna di loro.

La spring-summer 2026 ha sfilato invece a Madrid. Cosa ha significato questo evento, il primo fashion show in Europa per il marchio?

È stata una celebrazione del nostro legame con la Spagna in molte forme. Siamo orgogliosamente parte della famiglia Puig, che ha sede a Barcellona ma ha anche una forte presenza a Madrid. Una città che Mrs. Herrera adora in prima persona, dove trascorre molto del suo tempo e dove abita sua figlia. È una metropoli connessa con il brand in così tanti modi, che sfilare in Plaza mayor è stata un’opportunità unica per mostrare tutti gli aspetti della maison, tra cui fragranze, make-up, occhiali e ready-to-wear che si sono uniti in una grande celebrazione. Inoltre, abbiamo organizzato un grande party dopo la sfilata per il lancio della fragranza La bomba.

Come state espandendo l’offerta di prodotto?

Lo stiamo facendo in molti modi. Prima di tutto c’è ancora uno straordinario potenziale di sviluppo per il ready-to-wear. Cresciamo ogni stagione, c’è ancora molto che si può fare e non sarò felice finché ogni donna non vestirà Carolina Herrera. Abbiamo appena lanciato le nuove borse, questa è la terza stagione, e poi ci sono le fragranze e il make-up. Quest’ultimo sta crescendo tantissimo perché è molto vicino al Dna del brand. Questa è una casa costruita intorno alla bellezza e al glamour, così la cosmetica è una naturale estensione del nostro mondo.

Le capita di incontrare e dialogare ancora con la founder?

Sì, ma non parliamo mai di lavoro. Ci vediamo socialmente, una o due volte al mese a cena, e lei vede le collezioni solo al momento della sfilata. È molto fiduciosa e completamente ritirata dal business. Resta una grande amica e un’eccezionale supporter.

Dove le piacerebbe portare il marchio in futuro?

Stiamo espandendo rapidamente i negozi. Per lungo tempo abbiamo avuto solo due store, oggi ne abbiamo sei e altri in arrivo. Mi piace molto essere coinvolto nel design e nella realizzazione del concept. Voglio continuare poi a migliorare prodotti e sfilate e creare sempre più bellezza per le donne in tutto il mondo.

Sta programmando di venire in Italia?

Sì, in occasione del Salone del mobile sarò a Milano e organizzeremo una cena. Ma coglierò questa opportunità di viaggio in Italia anche per visitare la fabbrica che produce il nostro eyewear (Safilo, ndr). (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 16/04/2026 11:00
Ultimo aggiornamento: 16/04/2026 11:00
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Homepage MF Fashion

La newsletter per rimanere sempre aggiornato sul mondo della moda e del lusso