BusinessVivienne Westwood, quando il punk diventa green
La stilista brit ha rivoluzionato la moda, dagli anni 70 a oggi, utilizzando la propria influenza per battersi contro il cambiamento climatico e promuovendo una moda più sostenibile. «Buy less, make it last» è il celebre slogan che appare su una sua T-shirt. Con la sua scomparsa lascia una Fondazione che si impegna a portare avanti le sue battaglie in tema di responsabilità sociale
Il 2022 rimarrà l’anno in cui l’Inghilterra ha perso due regine. Dopo la storica sovrana Elisabetta II, il mondo piange anche Vivienne Westwood, colei che ha regnato sulla moda per 60 anni. Una stilista ribelle e militante, che ha utilizzato la propria influenza nel fashion system per cambiarlo dall’interno, diventando una delle pioniere della moda green. L’anticonformismo è stato alla base del suo manifesto fin dagli esordi, quando, negli anni 70 assieme a Malcom McLaren, il manager dei Sex pistols, ha sfidato le tendenze hippie dell’epoca per lanciarsi nello stile punk-rock. Così, in un negozio di King’s road a Londra, con un orologio con le lancette che giravano al contrario, si iniziarono a vendere abiti strappati, decorati con catene, lattice e borchie. Era nato il punk, la cui bandiera era proprio una creazione della designer, una T-shirt con una stampa di Queen Elizabeth con una spilla da balia sulle labbra.
Ma la rivoluzione della stilista, nata a Tintwistle nel 1941, non si è fermata lì. Vivienne Westwood ha affrontato il problema del cambiamento climatico rendendolo la lettura chiave dei suoi capi, portando la protesta sulle passerelle. Precorritrice dei tempi, già dagli anni 80 utilizzava tessuti sostenibili, recuperati e tracciati. Le magliette diventano lo stemma delle sue lotte, recitando slogan come «Buy less, make it last». Dichiarando che «la rivoluzione climatica è punk» ha continuato a battersi negli anni, sostenendo iniziative di collaborazione con piccoli artigiani e campagne di riforestazione. Nel 2011 collabora con la label People tree, prima a ricevere la certificazione Wfto fair trade, disegnando un abito realizzato al 100% in cotone organico, i cui proventi vengono interamente devoluti alle tribù delle foreste del Bangladesh. L’anno successivo la stilista scende in piazza e sfila alla cerimonia di chiusura della Paraolimpiadi di Londra reggendo uno striscione che recita «Climate revolution». «Ho sempre avuto un’agenda politica», ha dichiarato una volta Westwood durante un’intervista. «Ho usato la moda per sfidare lo status quo».
Vivienne Westwood ha utilizzato la sua immagine per sostenere anche temi come il disarmo nucleare e protestare contro le leggi antiterrorismo e le politiche di spesa pubblica che colpiscono i poveri. Durante i suoi show ha spesso trasformato le sue modelle in eco-guerriere da passerella, facendole sfilare nel 2016 con lo slogan «Save the artic». Nel 2022 la creativa ha dato vita, assieme ai nipoti e ai figli, alla Vivienne Foundation che verrà lanciata ufficialmente nel corso dell’anno che sta per iniziare e con l’obiettivo di portare avanti le battaglie rivoluzionare che hanno accompagnato tutta la vita della Westwood. La Fondazione si impegnerà nel sensibilizzare l’opinione pubblica e creare un cambiamento tangibile collaborando con le ong. Alla base di questo progetto ci sono quattro pilastri fondamentali, il cambiamento climatico, lo stop alla guerra, la difesa dei diritti umani e le protesta contro il capitalismo.
«Stop al cambiamento climatico. Questa è una guerra per l’esistenza stessa della razza umana. E del pianeta. L’arma più importante che abbiamo è l’opinione pubblica. Diventa anche tu un combattente per la libertà». Questo l’ultimo messaggio lasciato dalla stilista alla sua community. Una call of action per le nuove generazione e un’eredità spirituale sullo sfondo di un mondo in grande cambiamento. (riproduzione riservata)