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Vestiaire collective punta sulle partnership upcycle con le griffe

Dopo il fast fashion ban, la piattaforma di second-hand di lusso traccia le sue future strategie. Dalla trasparenza alla creazione di un’Academy per la formazione, fino alle sinergie con i siti delle maison

di Giorgia Cantarini
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Secondo earth.org, dei 100 miliardi di capi prodotti ogni anno, 92 milioni di tonnellate di rifiuti di moda finiscono nelle discariche. Tradotto, è l’equivalente di un camion della spazzatura pieno di vestiti che svuota il suo carico ogni secondo. La circolarità sembra dunque essere una delle chiavi di volta per uno sviluppo sostenibile. Vestiaire collective ha recentemente proibito la vendita di prodotti di fast fashion sulla piattaforma e Vanessa Masliah, vice president marketing ne ha spiegato il perché, illustrando le strategie di business della realtà di maggior successo del segmento resell.

Perché il fast fashion ban è stato un momento chiave della vostra storia?

Lo abbiamo annunciato durante il Black Friday, ma è un piano molto più ampio a tre anni. Gradualmente ridurremo la presenza di articoli di fast fashion sulla nostra piattaforma, perché crediamo che questa decisione si inserisce nel nostro impegno per diminuire gli sprechi della moda. Negli ultimi quindici anni, la produzione globale di abbigliamento è raddoppiata. Compriamo più capi di bassa qualità e li indossiamo il 40% in meno. Vestiaire collective non vuole più fare parte di questo sistema, un capo che nasce da sfruttamento e materie prime scarse va boicottato. Dicendo no al fast fashion e scegliendo l’usato, la nostra community sta già cambiando in meglio il settore della moda. Per garantire che la decisione di ridurre la presenza del fast fashion sulla nostra piattaforma non faccia ricadere la responsabilità della gestione dei rifiuti su alcune delle discariche tessili a cielo aperto, noi di Vestiaire collective abbiamo preso due ulteriori provvedimenti. Il primo è quello di fare pressione a livello governativo, insieme a The Or foundation in Ghana, per una responsabilità estesa del produttore. Il secondo si traduce nella ricerca di soluzioni pratiche per gli articoli di fast fashion che la nostra community già possiede (riciclo, upcycling e strategie di donazione costruttive). Vogliamo raggiungere il nostro obiettivo Zero Fast fashion entro il Black Friday 2024. Ci stiamo avvalendo di un partner che ci aiuti anche a tracciare tutte le realtà fast fashion o assimilabili a tale concetto per liberarcene completamente.

Qual è uno dei valori più strategici del posizionamento luxury di Vestiaire collective?

Rispetto ad altri reseller, siamo più specializzati nel segmento lusso e per questo abbiamo questa straordinaria piattaforma di autenticazione. L’affidabilità è il modo in cui abbiamo costruito il nostro successo, per questo abbiamo lanciato il nostro primo «Trust report» solo per essere il più trasparente possibile e abbiamo creato la Vestiaire academy dove i professionisti possono formarsi. Se prima andavamo a reclutare il nostro organico nelle case d’asta ora si verifica il contrario.

Come diffondete il messaggio della circolarità, come influenzare positivamente il consumatore?

Siamo davvero impegnati a far sì che influencer e celebrity abbraccino la circolarità. La loro voce può aiutarci a diffondere il messaggio. Per l’Italia continueremo a proporre le closet sale dei personaggi famosi, funziona bene e il riscontro è incredibile.

Il vostro rapporto con i brand, dopo la co-lab con Paco Rabanne è sdoganato. Chi sarà il prossimo?

Il second-hand, il vintage e il segmento resell non sono più pratiche di acquisto stigmatizzate, ma all’inizio i brand erano molto sospettosi nei confronti della nostra attività, non sapevano che valore dare al nostro operato e come il cliente l’avrebbe percepito. Lo shift è stato puntare sull’esclusività degli oggetti, creando comunicazioni coerenti, in Italia con la campagna realizzata solo con pupazzi stilizzati, si chiama «Lunga vita alla moda» ed è in collaborazione con l’account Instagram Sciuraglam, dedicato alle signore milanesi icone di stile. Considero fondamentale adattare il messaggio alla community e al paese. Il prossimo progetto di brand non arriverà non prima della fashion week.

Dopo il fast fashion ban cosa ci attende?

Nel 2023 vogliamo ulteriormente crescere nel campo delle partnership con i brand. Alcune maison si avvalgono già del nostro supporto in termini di blockchain, ma per il futuro stiamo studiando un processo che veda la collaborazione del sito e il negozio della maison, lavorando sulla possibilità di utilizzare dei crediti di acquisto da noi a loro. Una piccola rivoluzione per il consumatore e un grosso passo per la circolarità. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 13/12/2022 02:02
Ultimo aggiornamento: 13/12/2022 02:02
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