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Unilever vende il food e punta alla bellezza. Gli analisti promuovono l’operazione

Dopo il deal da 44,8 miliardi per la cessione del segmento alimentare, il gruppo concentrerà le sue attività sulla cura della persona. Per Pwc e Bernstein la società sarebbe così meglio valorizzabile dal mercato

di Giada Cardo
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Una sede Unilever (ph Imagoeconomica)
Una sede Unilever (ph Imagoeconomica)

Unilever scommette sulla bellezza. Con una decisione epocale, e un accordo da svariati miliardi di dollari (44,8 la stima della transazione, cash più azioni), il colosso britannico si è infatti separato martedì dal suo ramo alimentare, ceduto al produttore di spezie McCormick. Se da un lato il deal dà vita a un mega polo food del valore di 66 miliardi di dollari, dall’altro la novità sta nel riposizionamento strutturale di Unilever come player del beauty & personal care. Un segmento che nel 2025 ha registrato le vendite migliori, arrivando a pesare per il 51% su un giro d’affari di 50,5 miliardi. Infatti, nei 12 mesi, la divisione beauty & wellbeing (con brand come Dove, Sunsilk e Paula’s choice) ha rappresentato il 25% dei ricavi e il personal care il 26%, a cui si aggiunge il 23% dell’home care. Unilever foods, invece, ha contribuito per il 26%. Guardando alle percentuali di crescita, se nel complesso i ricavi di Unilever sono cresciuti del 3,5%, l’unità beauty ha segnato un +4,3% e la cura della persona un +4,7%, contro un +2,5% dell’alimentare.

Numeri che contribuiscono a spiegare il cambio di rotta. «La transazione rappresenta un riposizionamento verso categorie a maggiore crescita, marginalità e creazione di valore nel lungo periodo», spiega a MFF Elena Borghi, partner PwC Italia e beauty deals leader. «Il food, pur solido, mostrava una dinamica di crescita più contenuta e una maggiore esposizione a pressione competitiva e promozionale, mentre il beauty beneficia di trend strutturali come premiumizzazione, innovazione science led e maggiore pricing power». È d’accordo Luca Solca, senior analyst di Bernstein, che legge la virata come il tentativo «di prendere meglio il vento sul campo di regata», cioè rispetto «a un mercato globale in cui la crescita è più difficile». Di fatto, l’operazione, prosegue Borghi, «consente di semplificare il portafoglio, liberare capitale e focus manageriale e migliorare il profilo medio dei margini e generazione di cassa. Nel complesso, rafforza la trasformazione di Unilever in un gruppo più focalizzato, più leggibile e potenzialmente meglio valorizzabile dal mercato». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 01/04/2026 19:10
Ultimo aggiornamento: 02/04/2026 10:48
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