BusinessUmberto Vallati, turnover a +5%
Il maglificio abruzzese punta a rafforzarsi tra Nord Europa e Stati Uniti. E accelera sul leisurewear

Umberto Vallati è sinonimo di maglieria Made in Italy. La storica realtà abruzzese attiva nel segmento premium con un turnover di 2 milioni di euro punta a chiudere l’anno con una crescita del 5%. «Nonostante il periodo negativo nella congiuntura commerciale ed economico mondiale e tutte le difficoltà quotidiane di tipo doganale, burocratico e di spedizioni in certi paesi, come per esempio la Russia, abbiamo consolidato e leggermente aumentato i numeri dell’anno precedente», ha commentato a MFF il ceo Umberto Vallati. «Il sentiment dei consumatori secondo quanto ci viene riferito dai nostri agenti in loco non è dei migliori. Ma essendo una piccola realtà e non dovendo difendere grandi numeri, abbiamo retto bene nonostante le incertezze del mercato», ha spiegato.
In Europa è stata seguita una strategia selettiva e qualitativa, riducendo alcune collaborazioni meno coerenti con il posizionamento del brand e privilegiando partner in grado di valorizzare il prodotto e la filosofia Umberto Vallati. «I paesi in cui stiamo avendo un po’ più soddisfazione sono proprio quelli in cui siamo più presenti, come Russia, Kazakistan, Uzbekistan e vari altri mercati dell’Est Europa. Inoltre, vogliamo potenziarci nel Nord Europa dove abbiamo iniziato con la scorsa collezione invernale e abbiamo attivato anche uno stock service, che ci consente di vendere alcuni prodotti basic in pronta consegna durante tutto l’anno. Anche se non esistono mercati floridi oggi è una delle macro aree in cui ci interessa essere più incisivi. Puntiamo a crescere anche negli Stati Uniti, in Giappone, Africa, Medio Oriente e Corea del Sud», ha aggiunto il manager. L’export copre il 60% del fatturato, mentre il 30% avviene in Italia e per una piccola parte è attivo il service per altri marchi di moda italiani.

Lo storico maglificio, fondato dal nonno nel 1965, conta su 15 dipendi e sulla collaborazione dei distretti locali mantenendo alcune fasi della lavorazione handmade. Anche quest’anno al Pitti esporrà al Grand Hotel Baglioni le sue collezioni, focalizzandosi soprattutto sulla maglieria. «L’abbiamo definita Smart collection, con un focus più estivo che primaverile. Ci siamo concentrati quindi su pesi molto leggeri, su varie qualità di cotoni, tra cui Ice cotton, estremamente fresco e sottile, e quelli con trattamenti particolari, sempre nell’ottica di dare freschezza a chi indossa una maglia. C’è anche una capsule un po’ più esclusiva, con maglie in seta e cotone, lino e cotone, con finezze leggere da 16 a 18».
L’uomo che veste Vallati è raffinato, classico ma rivolto sempre al presente. In questo momento vanno per la maggiore le polo skipper, i traforati, le camicie a mezza manica in maglia e articoli che uniscono tessuti tecnici e maglia. Il brand punta a un leisurewear di altissima qualità, anche più sportivo con tute per il tempo libero interamente in maglia. I colori riprendono quelli naturali della terra mixati a tonalità un po’ più decise, come i blu profondi. Il punto di forza dell’azienda resta l’ottimo rapporto qualità-prezzo e la manifattura artigianale. In Italia, il marchio è distribuito in 115 boutique selezionate. «Per parlare di retail monomarca i tempi sono ancora prematuri perché dovremmo trovare dei partner in franchising, in più magari anche ampliare la merceologia oltre la maglieria», ha concluso Vallati. In Italia come all’estero. (riproduzione riservata)
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