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Culture

Stefano Guindani: «Il mio sguardo sulla moda»

Da Giorgio Armani con Brad Pitt e Jennifer Aniston a Donatella Versace con Lady Gaga, parla il fotografo che con la sua agenzia Sgp Italia ha immortalato trent’anni di glamour, raccolti in uno speciale portfolio nel volume «The luxury arena» di Class editori

di Giada Cardo
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Da sinistra, Jennifer Aniston, Giorgio Armani e Brad Pitt alla festa Giorgio Armani in via Borgonuovo nel 2001 (foto Stefano Guindani/Sgp Italia)
Da sinistra, Jennifer Aniston, Giorgio Armani e Brad Pitt alla festa Giorgio Armani in via Borgonuovo nel 2001 (foto Stefano Guindani/Sgp Italia)

Stilisti, top model e celebrities. Da Giorgio Armani con Brad Pitt e Jennifer Aniston, da Valentino Garavani con Sophia Loren a Donatella Versace con Lady Gaga. E ancora, Gisele Bündchen tra i designer Domenico Dolce e Stefano Gabbana, per arrivare a Miuccia Prada, Tom Ford e Gianfranco Ferré. Negli ultimi 30 anni non c’è nome che conti nella fashion industry che sia sfuggito ai flash di Stefano Guindani e i suoi fotografi. Che siano ritratti posati o scatti rubati tra sfilate, eventi e mondanità varia, l’obiettivo di Guindani e della sua photo agency Sgp Italia è sempre stato a fuoco sul glamour milanese attorno all’industria della moda. Quegli scatti unici, che evocano icone come Anna Piaggi, Karl Lagerfeld e Roberto Cavalli, sono ora protagonisti dello speciale portfolio Made in Milano all’interno del volume The luxury arena di MF Fashion, che accompagna il MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 di Class editori. Foto che hanno segnato un’epoca, di cui lo stesso Guindani ha svelato a MFF i retroscena più emozionanti.

Ha fondato la sua agenzia nel 1998. Che cosa ricorda della Milano della moda di quel periodo?

Io arrivavo dall’agenzia di fotogiornalismo Olimpia, e prima avevo fatto il fotografo di teatro a Cremona. Allora stava iniziando l’epoca delle top model, da Naomi Campbell a Christy Turlington, che venivano lanciate proprio dagli stilisti italiani. Era un periodo di grande fermento e attenzione mediatica verso la moda, intesa non solo come abiti o sfilate, ma come vero e proprio fenomeno culturale e di costume.

Com’è cambiato il glamour milanese?
Milano è una città relativamente piccola ma molto settoriale, e nella moda oggi è tutto più frammentato. Ad esempio, le foto di street style fuori dalle sfilate non sempre rappresentano il vero glamour, ma anzi sono forse la parte più discutibile dei fenomeni fashion alimentati dai social. Non ricordo una festa, negli ultimi dieci anni, in cui ci fossero designer e modelle presenti per il puro piacere di esserci.

Da sinistra, Stefano Gabbana, Gisele Bündchen e Domenico Dolce alla sfilata D&G fall-winter 2007/08 all'ex cinema Metropol (foto Stefano Trovati/Sgp Italia)
Da sinistra, Stefano Gabbana, Gisele Bündchen e Domenico Dolce alla sfilata D&G fall-winter 2007/08 all'ex cinema Metropol (foto Stefano Trovati/Sgp Italia)

Una volta c’erano posti dove si trovava davvero la Milano della moda...
Negli anni 90 c’erano locali come il Madame Claude o il Rolling stone, dove potevi incontrare top model, designer, giornalisti... Gente che era lì per divertirsi, non per farsi fotografare. Oggi quelle stesse persone le incontri solo se c’è un evento ufficiale. È tutto più codificato, in qualche modo finalizzato al business. Si è persa quella spontaneità.

Protagonisti del portfolio sono stilisti, modelle e star che ha fotografato in 30 anni di carriera. C’è uno scatto a cui è più legato?

Ce n’è uno di Valentino con Eva Herzigova al Festival del cinema di Venezia. Li ho fotografati con un grandangolo mentre arrivavano sul red carpet tra le ali di folla, ripresi da vicino, con tutta la forza dell’ingresso scenografico. Poi ricordo una cena a casa di Giorgio Armani nel 2001, dove c’erano Brad Pitt, George Clooney, Jennifer Aniston…

Da sinistra, Donatella Versace e Lady Gaga a casa Versace nel 2012 (foto Sgp Italia)
Da sinistra, Donatella Versace e Lady Gaga a casa Versace nel 2012 (foto Sgp Italia)

Che cosa conta di più in questi contesti?
Spesso si hanno solo pochi secondi per scattare, quindi bisogna riuscire a stabilire subito un legame, anche minimo ma vero. L’empatia è un aspetto essenziale per cogliere lo sguardo giusto, una postura naturale. Se la foto di moda è spesso mitizzata, quella d’evento è considerata di serie B, ma in realtà è la più difficile: luci complicate, tempi stretti, contesto caotico. Eppure, anche dopo 20 anni, sono proprio quelle le foto che restano.

Tra tutti gli stilisti, la sua collaborazione con Giorgio Armani è stata speciale. Qual era il suo rapporto con la fotografia?
Il Signor Armani era un grande appassionato e un intenditore di fotografia. Ha sempre avuto un occhio formidabile, un senso estetico superiore. Ricordo che, durante i ritratti agli attori, dava indicazioni sulla luce: magari mi chiedeva di spostarla da un lato che tecnicamente sembrava sbagliato, ma poi aveva ragione. Ho imparato molto da lui, sia sull’uso della luce che sull’essenzialità. Diceva sempre: «È meglio togliere che aggiungere». E questo vale anche in fotografia.

Insieme avete anche inventato una fotografia rimasta iconica…

Sì, la foto con lui assieme alle modelle. All’inizio doveva essere un ritratto con solo qualche look, poi è diventato un appuntamento fisso con tutto il cast. Cercavamo sempre il luogo giusto e il modo migliore in cui farla, durante le famose prove dove Armani testava qualunque cosa, dalle luci alla camminata. Quella foto è diventata così importante che negli ultimi anni le modelle aspettavano il momento dello scatto come il vero finale della sfilata. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 21/10/2025 02:00
Ultimo aggiornamento: 21/10/2025 02:00
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