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Ermanno Scervino studia il ritorno al menswear

«Abbiamo lasciato l’uomo con il Covid, ma vorremmo riportarlo in produzione e sfilare co-ed», dice il ceo Toni Scervino a MFF in esclusiva. L’espansione retail tocca 62 store monobrand. «Dopo Los Angeles e Miami, guardiamo a opening in Usa a Las Vegas e Dallas». Nei piani un nuovo partner sui profumi

di Tommaso Palazzi
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Mariacarla Boscono nella campagna Ermanno Scervino fall-winter 2026/27 (courtesy Ermanno Scervino)
Mariacarla Boscono nella campagna Ermanno Scervino fall-winter 2026/27 (courtesy Ermanno Scervino)

«L’uomo ci manca tantissimo». Toni Scervino non gira intorno alla domanda. A sei anni dall’uscita di scena della linea maschile, congelata durante la pandemia, il presidente e ceo della maison apre per la prima volta alla possibilità di un ritorno. «La voglia di rifarlo c'è tutta. Adesso i negozi ci sono, lo spazio per accoglierlo anche. Manca solo il momento giusto per decidere e partire». E quando arriverà, aggiunge, il progetto sarà diverso dal passato: «Se torneremo, lo faremo sfilare insieme alla donna».

È una delle novità che emergono in questa intervista esclusiva con MFF, mentre il marchio fondato 25 anni fa da Ermanno e Toni Scervino continua a rafforzare la propria presenza internazionale senza rinunciare alla sua identità manifatturiera. Oggi la rete distributiva conta 61 boutique monobrand, di cui 21 gestite direttamente, mentre la filiera occupa 300 dipendenti diretti e quasi mille persone nell'indotto, interamente in Italia. «Noi facciamo tutto qui, tra Toscana, Emilia-Romagna, Puglia, Lazio e il distretto di Como. È una scelta che non abbiamo mai messo in discussione».

Il retail resta il principale motore della crescita. Dopo le recenti aperture di Saint-Tropez e Los Angeles, la maison guarda ancora agli Stati Uniti, mercato che negli ultimi anni ha compensato il rallentamento di altre aree geografiche. «L’America è un posto particolarmente fortunato per noi. È il primo mercato anche nell’e-commerce e la cliente americana riconosce subito il valore del prodotto di alta gamma», sottolinea Toni Scervino. I prossimi obiettivi? «Dallas e Las Vegas sono piazze molto interessanti. Noi però non vogliamo aprire negozi soltanto d'immagine: ogni apertura deve funzionare».

Scervino rivendica un posizionamento sempre più preciso. «Il nostro prodotto è a un passo dall’alta moda e va oltre il prêt-à-porter tradizionale. È una nicchia costruita sulla sartorialità, sui materiali preziosi e sulle lavorazioni». Una strategia che accompagna anche l’espansione in nuove categorie. Dopo le capsule degli ultimi anni, la maison sta infatti valutando un nuovo partner per sviluppare la profumeria. «È un progetto che stiamo contemplando. Sarebbe un’estensione naturale del nostro universo».

Una foto di Toni Scervino (courtesy Ermanno Scervino)
Una foto di Toni Scervino (courtesy Ermanno Scervino)

La vostra rete retail cresce, ma dal 2020 avete abbandonato l’uomo. Potrebbe tornare?

L’uomo ci manca tantissimo. Lo abbiamo fermato con il Covid, quando abbiamo deciso di concentrare tutte le energie sulla donna, che in quel momento aveva numeri nettamente superiori. Era la scelta giusta. Oggi però la situazione è diversa: abbiamo consolidato la rete retail, il marchio continua a crescere e la voglia di tornare c'è tutta.

Quindi è più di un’idea?

È un progetto che stiamo studiando seriamente. I negozi oggi ci sono, lo spazio per accogliere la collezione anche. Manca soltanto il momento giusto per prendere la decisione definitiva e partire.

E se tornerà, lo farà ancora con una sfilata dedicata?

No. Se torneremo, ci piacerebbe farlo insieme alla donna. Una sfilata co-ed racconterebbe meglio l'identità del marchio e il dialogo continuo tra i due guardaroba.

Quanti store diretti avete?

Oggi contiamo 61 boutique monobrand, di cui 21 gestite direttamente. Continuiamo a credere moltissimo nel negozio, perché è il luogo dove possiamo esprimere completamente il nostro mondo, il nostro gusto e la nostra immagine. Le aperture degli ultimi mesi stanno dando risultati molto incoraggianti.

Negli ultimi anni avete perso il mercato russo. Come è cambiata la geografia del business?

La guerra ha avuto un impatto importante, ma fortunatamente quella clientela è stata sostituita da nuovi consumatori americani ed europei. La Francia sta crescendo molto e negli Stati Uniti vediamo un interesse sempre maggiore. Il mondo cambia e bisogna essere capaci di adattarsi.

Il flagship store Ermanno Scervino a Los Angeles (courtesy Ermanno Scervino)
Il flagship store Ermanno Scervino a Los Angeles (courtesy Ermanno Scervino)

Il vostro resta un marchio fortemente legato alla manifattura italiana.

È un valore fondamentale. Abbiamo circa 300 dipendenti diretti e quasi mille persone nell'indotto. Produciamo interamente in Italia, tra Toscana, Emilia-Romagna, Puglia, Lazio e Como. È una scelta che non abbiamo mai voluto mettere in discussione.

Cercate investitori o volete rimanere indipendenti?

Oggi stiamo bene così. Non è il momento di pensare a investitori o a operazioni straordinarie. La cosa più bella è continuare a costruire ogni giorno un progetto che cresce, crea lavoro e ci appassiona ancora come il primo giorno. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 16/07/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 16/07/2026 19:00
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