BusinessSalvatore Ferragamo raddoppia a Piazza Affari, titolo a +106% in un anno
Il segnale della fiducia del mercato nel turnaround del gruppo è sostenuto dal ritorno all’utile di 1,5 milioni nel semestre dopo il rosso di 16 milioni e dalla disciplina sui costi. Ora gli investitori chiedono una crescita dei ricavi, margini e cassa per sostenere la rivalutazione delle azioni nel medio termine

Il mercato crede che il peggio sia ormai passato per Salvatore Ferragamo. E il gruppo luxury fiorentino ha ricominciato a correre. Il titolo ha più che raddoppiato il suo valore di borsa in un anno, chiudendo l’ultima seduta di agosto a Piazza Affari con un rialzo del 106,6%. Un rally che ha fatto volare le azioni da 4,63 euro agli attuali 9,56 euro nell’arco di dodici mesi. Gli investitori stanno premiando i primi segnali che arrivano dalla nuova strategia, ovvero la crescita del canale direct-to-consumer, la razionalizzazione della rete, la disciplina sui costi e soprattutto il ritorno all’utile nel primo semestre. A metà dell’esercizio 2026, infatti, il gruppo è passato da un rosso di 16 milioni a un profitto netto di 1,5 milioni di euro. Eppure Salvatore Ferragamo non ha ancora raddoppiato né il fatturato né gli utili. La borsa, insomma, sta già pagando una parte del turnaround che nei conti deve ancora materializzarsi.
Dopo essere stata a lungo una tra le storie più difficili del settore del lusso italiano, la società è tornata sotto i riflettori con il mercato che sta iniziando a scommettere che la fase più complicata del rilancio sia alle spalle e che la nuova strategia possa riportare il gruppo verso livelli di redditività più coerenti con il valore del marchio. All’indomani di risultati semestrali migliori del previsto, gli analisti di Barclays hanno rivisto al rialzo le loro stime, aumentando l’obiettivo di prezzo da 5,8 a 6,6 euro. «Manteniamo il nostro rating underweight a causa della mancanza di potenziale di rialzo e della persistente mancanza di visibilità in Cina, ma accogliamo con favore il fatto che la ripresa del marchio stia acquisendo slancio nel resto del mondo», hanno dichiarato gli esperti della banca d’investimento. «Per quanto riguarda le stime implicite relative al secondo semestre, siamo al di sopra del consensus su Ferragamo, così come su Richemont e Burberry».
Dopo aver confermato la raccomandazione neutral, hanno invece tagliato il target price da 10,7 a 10,3 euro gli analisti di Ubs, sulla scia di risultati del secondo trimestre giudicati superiori alle attese ma con un potenziale di ulteriore rivalutazione del titolo ritenuto limitato ai livelli correnti. Secondo l’istituto, il gruppo continua a privilegiare la tutela del marchio e la creazione di valore nel lungo periodo rispetto ai guadagni di breve termine. Da un confronto tra gli analisti e il management all’inizio di agosto era emerso come il mese di luglio sia stato più debole, pur mantenendo una crescita positiva delle vendite. Nel complesso, comunque, l’aumento sequenziale del retail e una redditività superiore al consenso rappresentano ulteriori segnali a sostegno del percorso di rilancio. Il terzo trimestre sarà il prossimo banco di prova con confronti più impegnativi.

Intanto la vera partita è appena iniziata. Il primo movimento del titolo è stato sostenuto dalla riduzione del rischio percepito, con il gruppo presieduto da Leonardo Ferragamo che in particolare nell’ultimo trimestre ha mostrato di poter stabilizzare il business, contenere i costi e tornare in territorio positivo. Perché la rivalutazione possa proseguire, tuttavia, sarà necessario dimostrare al mercato che il miglioramento non è soltanto una questione di efficienza, ma l’inizio di una nuova fase di crescita e di un ritrovato appeal, con un ruolo chiave giocato dalle nuove collezioni del direttore creativo Maximilian Davis. Sulla base di queste ambizioni, Ferragamo dovrà ora trasformare la promessa in numeri attraverso una maggiore crescita organica, una progressiva espansione dei margini e una generazione di cassa più solida. È su questi tre fronti che nei prossimi trimestri si misurerà la credibilità del turnaround avviato negli ultimi anni.
La società continua a considerare il margine lordo un pilastro della strategia, non ha effettuato aumenti di prezzo nell’anno in corso e ritiene raggiungibile la guidance sull’ebit per l’esercizio 2026, con consensus a 35 milioni di euro, ipotizzando ricavi annuali intorno a 970 milioni. Sulla base di queste ambizioni, Ferragamo deve quasi raddoppiare l’ebit in due anni per dare corpo alle aspettative che hanno fatto correre il titolo negli ultimi mesi. Il punto, dunque, non è più se Ferragamo possa tornare a crescere, ma a quale velocità e soprattutto con quale marginalità. Perché sono proprio gli utili attesi nei prossimi esercizi a dover ora dare sostanza alla rivalutazione del titolo alla borsa di Milano. Ubs, per esempio, stima per il 2027 ricavi a 1,02 miliardi di euro e un ebit rettificato di 58 milioni, che salirebbe a 79 milioni nel 2028, con un fatturato netto a 1,07 miliardi di euro. Dopo aver ridotto il rischio, nella seconda fase del suo turnaround Ferragamo dovrà dunque ricominciare a creare valore. (riproduzione riservata)
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