BusinessNike ai minimi da 12 anni
Dal picco a novembre 2021 il colosso dello sportswear ha bruciato circa l’80% del suo valore in borsa. Il gruppo è alle prese con vendite deboli, difficoltà in Cina e l’ascesa di On e Hoka. La spinta sull’innovazione guida il turnaround di Hill, ma gli investitori attendono segnali più chiari sulla ripresa

Le azioni Nike sono ai livelli più bassi degli ultimi 12 anni. Il titolo del colosso sportswear americano è in crisi a Wall street, dove dal picco di 177 dollari di novembre 2021 ha bruciato quasi l’80% crollando agli attuali 38 dollari. Per la società si tratta del livello inferiore dal 2014. E il 2026 potrebbe presto diventare l’anno peggiore nella storia del gruppo dai tempi del primo ritiro di Michael Jordan dall’Nba nel 1993.
Un parallelismo, portato sotto i riflettori nei giorni scorsi dalla stampa a stelle e strisce dopo il recente tonfo delle azioni, che secondo gli esperti di settore va oltre la semplice coincidenza. Quando il 6 ottobre 1993 Jordan annunciò il suo primo ritiro, il titolo Nike aveva infatti già perso circa il 40% nel corso dell’anno perché il mercato Usa delle sneakers era saturo e il gruppo registrò la prima flessione del fatturato in un decennio. Il ritiro di «His airness», che nel 1984 aveva stretto con Nike a una partnership commerciale che ha dato vita al marchio Jordan, non fu chiaramente la causa del crollo, ma una circostanza che contribuì ad aggravare una crisi già in corso.
Oggi il titolo Nike è arrivato nuovamente a segnare un ribasso del 39% a Wall street dall’inizio dell’anno, in un contesto di debolezza del brand Jordan e, più in generale, di crescente pressione competitiva da parte di nuovi protagonisti nel panorama dello sportswear globale, con realtà come On holding e Deckers outdoor corporation, la controllante del marchio Hoka, che stanno guadagnando quote di mercato soprattutto nella categoria running mettendo sotto pressione la leadership storica di Nike. Proprio il running rappresenta però oggi uno dei primi segnali del possibile recupero del gruppo, come indicano gli ultimi risultati. La società, che a fine maggio ha archiviato l’esercizio 2026 con un fatturato di 46,4 miliardi di dollari, sta inoltre cercando di rilanciare la Greater China, uno dei principali punti deboli del turnaround. Nel quarto trimestre le vendite nel Paese sono scese del 17% e il management prevede che la debolezza prosegua anche nella prima metà dell’esercizio 2027.

Intanto, analisti e investitori continuano a interrogarsi sui tempi necessari per completare il turnaround. A guidare la fase di rilancio è il veterano Elliott Hill, tornato in azienda nell’ottobre 2024 dopo oltre tre decenni di carriera interna con l’obiettivo di rilanciare il prodotto, ricostruire il rapporto con i retailer e riportare Nike a una crescita più sostenibile. Il turnaround targato Hill passa anche dalla correzione di alcune scelte strategiche degli anni precedenti, con un focus sul ritorno al wholesale, sulla riduzione della dipendenza dai franchise maturi e una maggiore enfasi sull’innovazione. Nei giorni scorsi, dopo un incontro a Londra tra gli investitori e il management, gli analisti di Rbc capital hanno confermato il rating perform e il target price di 45 dollari sul titolo Nike, mentre Stifel ha mantenuto la raccomandazione hold e un prezzo obiettivo di 45 dollari a seguito del sondaggio 2026 dell’istituto sul mercato delle calzature in vista del back to school. Truist ha invece tagliato il proprio giudizio da buy a hold, abbassando l’obiettivo di prezzo da 47 a 42 dollari, affermando che «un aggiornamento di Dick’s sporting goods ha reso meno chiaro il quadro della ripresa del colosso dell’abbigliamento sportivo».
Tra i prossimi eventi societari in calendario, i risultati finanziari del primo trimestre 2027, che dovrebbero essere pubblicati a fine settembre, e un investor day il 16 e 17 novembre. Durante quest’occasione, il management intende illustrare la prossima fase della strategia aziendale e di rilancio di Nike. Per gli investitori, la questione sarà ora capire se i primi segnali di recupero in alcune categorie, a partire dal running, saranno sufficienti a compensare la debolezza della Cina e del lifestyle. Sarà quindi da questi appuntamenti che gli azionisti cercheranno indicazioni non soltanto sui progressi del turnaround, ma anche sulla velocità con cui il management conta di riportare Nike alla crescita. (riproduzione riservata)
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