BusinessParigi, l’uomo glam seduce i buyer
Secondo l’inchiesta di MFF, i compratori apprezzano il debutto di Jonathan Anderson da Dior, buon inizio per Julian Klausner da Dries Van Noten. Altre best collection, Saint Laurent, Chavarria, Louis Vuitton Tra i più giovani spicca A.Presse. Focus su soft tailoring e sul pyjama dressing
Tra debutti eccellenti, location suggestive e un calendario ricco di sfilate ed eventi, Parigi chiude in bellezza il fashion month dedicato al menswear per la primavera-estate 2026. I buyer intervistati da MFF promuovono le proposte creative, ma anche portabili, all’insegna di un’eleganza nonchalant, declinata nel soft tailoring e nel pyjama dressing, short ovunque, camicie, denim e tanto colore. Applaudito il debutto di Jonathan Anderson da Dior, buon inizio per Julian Klausner da Dries Van Noten. Best collection anche Saint Laurent, Willy Chavarria, Lemaire, Auralee, Rick Owens, Louis Vuitton e The Row. Tra i più giovani spicca A.Presse, citati pure Salon C. Lundman, Aubero, Namacheko, Husband Paris, Paly Hollywood e Satisfy Running.
«A Parigi i più attesi sono stati i debutti di Anderson da Dior e Klausner da Dries Van Noten, in un calendario ricco di collezioni ispirate, ottimiste e creative che conquisteranno il nostro pubblico. Best collection, Dior, Willy Chavarria, Craig Green, Lemaire. Jacquemus ci ha portato all’Orangerie di Versailles, Rick Owens alla fontana del Palais de Tokyo, Ami in Place des Victoires e Officine Générale ha sfilato en plein air. Protagonista l’eleganza nonchalant con espressioni audaci e creative. La giacca doppiopetto, morbida e sbottonata, resta il capo sartoriale di punta. Molti gli short, spesso abbinati a giacche coordinate. L’hotel living e l’abbigliamento boudoir interpretato con vestaglie in seta, camicie pigiama fluide e pantaloni. Sandali di ogni tipo, dai flip-flop ai fisherman, oltre a mule e slipper. Predominanti i colori vivaci e brillanti», dice Bruce Pask, senior director men’s fashion di Saks fifth avenue e Neiman Marcus.
«Mi ha colpito l’ottimismo, in una Parigi dove si è respirato un raro senso di coesione: gli stilisti sono apparsi insolitamente allineati nella loro visione. Tante le collezioni radicate nella bellezza, ma anche basate su abiti veri: pezzi da desiderare, indossare e conservare. Il debutto di Anderson da Dior è stato elegante, intellettuale e in grado di risuonare emotivamente. Da Saint Laurent sensualità con precisione. Per Junya Watanabe e Lemaire un’eleganza disinvolta e distintiva. Domina il pyjama dressing: silhouette fluide e confortevoli, mai sciatte. Righe ovunque. Riscritto il linguaggio del suiting, destrutturato e contemporaneo. Il denim, protagonista in tutte le varianti, come gli short, dai micro ai maxi. Camicie e colletti hanno dato carattere ai look. Il colore è determinante», spiega Simon Longland, director of buying fashion di Harrods.
«A Parigi grande attesa per Dior, che non ha deluso le aspettative. Dal punto di vista del buying, diverse collezioni mi sono apparse commercialmente forti e culturalmente rilevanti. Meno sartorialità, eppure l’estetica camicia e cravatta è apparsa coerente e consolidata dalla sfilata di Dior. Must-have, le flip-flop in pelle color-block di Auralee e la Henley shirt in diverse collezioni, oltre alla giacca militare in suede di Lemaire, al denim svasato acid-washed di Junya Watanabe e alla giacca in pelle marrone di The Row», dice Sophie Jordan, menswear buying director di Mytheresa. «Vera energia in una Parigi frenetica, allegra e piena di slancio. Nonostante il caldo, le collezioni più forti sono state ponderate, portabili», spiega Chris Mcilroy, head of menswear buying di Harvey Nichols.
«Una fashion week segnata da cambiamenti per le principali maison, con il debutto di Anderson da Dior e Klausner da Dries Van Noten. Lo show di Willy Chavarria una potente dichiarazione d’intenti, notevole anche l’allestimento immersivo di Lemaire. Straordinari Auralee, The Row, A.Presse e l’esordio deciso di Klausner da Dries Van Noten. Non vedo l’ora di assistere al primo show di Michael Rider per Celine questo weekend. Il soft power tailoring ha dato il tono alla stagione, con i brand che hanno indirizzato l’uomo verso la scelta dell’abbigliamento estivo perfetto», spiega Daniel Todd, buying director di Mr Porter. «Tante collezioni interessanti e diversi ritorni in passerella. Belle le location en plein air, scelte per esempio da Ami, Louis Vuitton, Officine Générale e Rick Owens. Continua il formale relaxed ben espresso da Louis Vuitton, omaggiando la sartorialità indiana. Altro must il denim abbinato a giacche, camicie o gilet il cui emblema è nello stile preppy presentato da Anderson in Dior», dice Andrea Bonecco, head of buying womenswear, menswear, kids di Rinascente.
«La moda maschile torna protagonista a Parigi. Standing ovation per Dior. Anderson ha presentato una visione nuova, un’eleganza giovane e contemporanea, un’estetica poetica e spontanea, insomma un Dior come non avevamo mai visto. Saint Laurent è l’essenza dell'eleganza maschile, un messaggio preciso per un uomo più misurato, perfetta la location con l’opera «Clinamen» dell’artista Céleste Boursier-Mougenot. Lemaire, un guardaroba cittadino, elegante e senza tempo. Fantastici i look e colori di Auralee», spiega Beppe Angiolini, owner di Sugar. «Una fashion week viva, con tante sfilate ed eventi, tra brand conosciuti e designer emergenti. Bello e originale lo show di Willy Chavarria, con protagonisti street style e cultura. Non da meno Jacquemus che ha dato il meglio di sé come show e after party. Da citare Rick Owens, con in mostra il suo archivio, vera opera d’arte. Tra i più giovani, Namacheko e Husband Paris. Dominano camicie e abiti colorati, insieme all’immancabile mocassino», spiega Alessio Aramini, head of menswear di Luisaviaroma.
«Parigi conferma il suo ruolo di capitale creativa e culturale del menswear. Meno sfilate effetto wow e più contenuto, coerenza e identità. Louis Vuitton potente e narrativo, in equilibrio tra savoir-faire e visione contemporanea. Altro highlight, Willy Chavarria con silhouette teatrali, messaggi sociali e una capacità rara di unire pathos ed eleganza. Da tenere d’occhio, Paly Hollywood e Satisfy running. In primo piano, il tailoring destrutturato, sport e workwear contaminati, colori pastello e toni della terra, ma anche inserti neon e accenti metallici, e accessori statement, come maxi borse e occhiali dal design sportwear. Forte presenza di mocassini tech e sneaker ibride», dicono Alessandro Locati e Roberto Grassi di Plas consulting, che gestisce il buying di oltre 40 insegne multibrand in Italia ed Europa.
«Una Parigi focalizzata sull’esordio di Anderson da Dior: una sfilata interessante, che ha rivisto i canoni estetici della maison, rendendo l’uomo contemporaneo, con dettagli che fanno la differenza. Da Saint Laurent una location d’eccellenza, silhouette e colori molto accesi, per una collezione elegante e moderna. Degno di nota Dries Van Noten, positivo il debutto di Klausner. Bello Willy Chavarria. Lemaire ed Hed Mayner mantengono un’immagine ben definita. Per la prossima estate: blazer colorato, camicia e short. Must have, le slip-on e le tote bag in canvas di Dior», spiega Gabriele Pancheri, head of buying di G&B group con 40 store tra Italia e Baleari.
«L’estate 2026 a Parigi è caldissima, con look multistrato e bohémien, colori vivaci e materiali fluidi. Best Collection, Dior, Sacai, Louis Vuitton, Bluemarble e Ami. Diversi gli item in denim da indossare singolarmente o in total look. Righe, stampe floreali e Liberty. Borse oversize. Infradito e scarpe Vans. Le cravatte un must have» dice Denis V. Evstafiev, founder di Fashionistas concept. «Parigi ha osato più di Milano, sia per creatività, sia per numero di show e presentazioni. Il trend dell’urban tailoring è ovunque con pezzi must come short, camicia e giacca dai volumi fluidi. La cravatta un nuovo accessorio, le borse da viaggio. Il colore spazia dai neutri ad accenti decisi di rosa, blu cobalto, verde e arancione», conclude Tiberio Pellegrinelli, buying consultant per multibrand. Ora la parola passa al mercato. (riproduzione riservata)