BusinessObiettivo 13 milioni di euro per Sturlini
La label prevede di aprire fino a 15 pop-up, primo tra tutti in Rinascente a Milano. Alla Paris fashion week debutta la capsule realizzata con Hed Mayner
Sturlini mette il turbo nel 2026. La label di calzature di alta gamma prodotta dal calzaturificio Navayos prevede di chiudere il primo semestre dell’esercizio con un fatturato di circa 7 milioni di euro e guarda a un obiettivo annuale di 13 milioni, in netta accelerazione rispetto ai 9 milioni del 2025. «Nonostante la situazione internazionale e la contrazione che sta interessando il nostro settore, stiamo registrando risultati positivi», spiega a MFF Alessio Sturlini, ceo dell’azienda. «Negli ultimi anni abbiamo effettuato investimenti importanti per internalizzare gran parte della supply chain, con l’obiettivo di controllare la qualità, migliorare la sostenibilità e proteggere la filiera produttiva».
Sul fronte distributivo, l’azienda punta sul format dei pop-up store sviluppati in partnership con retailer selezionati. A luglio sono previste nuove aperture, tra cui un pop-up di un anno con Rinascente al Duomo di Milano, mentre sono in fase di definizione altri quattro o cinque progetti da realizzare entro la fine dell’anno. La strategia prevede la creazione di una rete composta da 10-15 pop-up all’interno di location ad alta visibilità, senza escludere in futuro aperture dirette.
A sostenere la visibilità internazionale del marchio contribuirà la nuova collaborazione con Hed Mayner, che debutterà durante la Paris fashion week sabato 27 luglio. Il designer israeliano ha raccontato che il progetto nasce dall’ammirazione per il know-how artigianale dell’azienda toscana e per il suo radicamento nel distretto manifatturiero fiorentino. «La connessione con Sturlini è partita dalla loro conoscenza e dal loro modo tradizionale di fare le cose», racconta Mayner. «Pur provenendo da background differenti, condividiamo la stessa passione per il modo in cui i prodotti vengono realizzati, è stata una collaborazione naturale».
La capsule reinterpreta alcuni archetipi classici della calzatura maschile attraverso il linguaggio distintivo del designer, fatto di proporzioni amplificate e volumi morbidi. «Mi interessava prendere qualcosa di familiare e renderlo leggermente sbagliato», continua Mayner. «Riconosci l’oggetto classico, ma allo stesso tempo non ne sei completamente sicuro». E parlando della sua relazione con l’Italia, che l’ha visto come guest designer dell’edizione 109 di Pitti uomo in Fortezza da Basso, il designer sottolinea come siano stati molti gli stilisti che hanno influenzato la sua creatività. Primo tra tutti Giorgio Armani, seguito da Romeo Gigli, Enzo Mari, artisti di Arte povera come Giuseppe Penone e la fabbrica tessile Solbiati. (riproduzione riservata)
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