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Marco Bizzarri: «Nella green challenge entra Cartier» 

La maison di Richemont risponde alla sfida carbon neutral lanciata dal ceo di Gucci nel 2019. «Un’industria sostenibile è possibile solo con iniziative di collaborazione», dice il numero uno del joaillier, Cyrille Vigneron. Con impegni su supply chain e biodiversità

di Tommaso Palazzi
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Marco Bizzarri, presidente e ceo di Gucci (courtesy Gucci/Piotr Niepsuj)
Marco Bizzarri, presidente e ceo di Gucci (courtesy Gucci/Piotr Niepsuj)

«Mi congratulo con Cartier per unirsi a noi, accettando questa sfida, e aver dato ancora una volta prova della sua leadership». Non nasconde la sua soddisfazione Marco Bizzarri, presidente e ceo di Gucci, per l’adesione del brand ammiraglio del gruppo Richemont alla sfida che il manager italiano ha lanciato nel 2019 per rendere eco la luxury industry. La Ceo carbon neutral challenge da lui ideata sottolinea, infatti, la necessità per le aziende di agire con urgenza e affrontare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità attraverso l’implementazione di una strategia climatica a tutto tondo.

«Crediamo fermamente che un’industria sostenibile sia possibile solo attraverso iniziative di collaborazione», gli fa eco Cyrille Vigneron, presidente e amministratore delegato di Cartier international. «Per Cartier, questo si traduce nel pieno sostegno di partnership innovative come la challenge lanciata da Marco Bizzarri e in un impegno condiviso a favore di un impatto ancor più positivo sul pianeta e sulle persone. Ci auguriamo che altre aziende del settore privato aderiscano alla sfida». La maison s’impegna a rispettare le linee guida stabilite della Ceo carbon neutral challenge consolidando il percorso intrapreso negli ultimi anni. Nel 2020, ha lanciato Cartier for nature, un’organizzazione indipendente interamente finanziata dalla griffe, che sostiene soluzioni nature-based per proteggere, gestire e ripristinare i nostri ecosistemi nel lungo periodo. Sempre nel 2020, ha aderito a The lion's share fund, l’iniziativa co-fondata e interamente sostenuta dall’Unpd-programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, che ha come obiettivo il sostegno della conservazione della fauna selvatica e il benessere degli animali. Nel 2021, è diventata membro della Sbti-Science based targets initiative e si impegna a ridurre le emissioni del 46% entro il 2030 e a continuare a rifornirsi annualmente con energia elettrica rinnovabile al 100% fino al 2030.

Gli obiettivi relativi alle emissioni di Co2 sono allineati alla riduzione di 1,5° per tutta la sua impronta e quindi coerenti con le riduzioni necessarie per mantenere il riscaldamento globale a 1,5°, a sostegno dell’ambiziosa missione condivisa dall'Accordo di Parigi. Sempre lo scorso anno, Cartier ha unito le proprie forze con Kering per lanciare l'iniziativa Watch & jewellery initiative 2030, che unisce tutti i marchi di orologeria e gioielleria che siano disposti a impegnarsi a sostegno di una serie di obiettivi ambiziosi e condivisi, che si concentrano in tre aree di azione: costruire la resilienza climatica, preservare le risorse e promuovere l'inclusione. «Come cittadini del mondo, siamo convinti che sia nostro dovere proteggere la biodiversità ed esercitare un impatto positivo sul pianeta», ribadisce Cyrille Vigneron. All'inizio del 2022, Cartier ha aderito al programma Sbtn-Science based target network, un gruppo di lavoro si propone di sviluppare obiettivi scientifici a sostegno della natura al fine di comprendere, misurare e identificare dei target relativi agli impatti e le dipendenze dalla natura stessa.

Cyrille Vigneron, presidente e ceo di Cartier (courtesy Cartier)
Cyrille Vigneron, presidente e ceo di Cartier (courtesy Cartier)

«In Gucci, promuoviamo da anni un approccio nature-positive mirato a proteggere e ripristinare la natura», ricorda con orgoglio Marco Bizzarri. Dal 2018, Gucci è carbon neutral, investendo nella protezione e nella rigenerazione di foreste, nella ricostituzione e tutela delle mangrovie, così come in progetti di agricoltura rigenerativa che hanno come obiettivo quello di ottenere materie prime per le collezioni della maison fiorentina. A partire dal 2011, gli impatti ambientali totali di Gucci associati alle attività commerciali sono rigorosamente calcolati su base annuale attraverso il conto economico ambientale, l’Ep&l-Environmental profit and loss. Il più recente Ep&l per il 2020 ha rivelato come Gucci abbia ridotto le emissioni di gas serra del 47% a partire dal 2015, sostenuto dall’aumento dell'uso di materie prime riciclate e fibre organiche nelle collezioni; l'estensione dei processi sostenibili e delle efficienze produttive; l’utilizzo di energia rinnovabile e l’adozione di soluzioni innovative sostenibili. E il tutto è disponibile al pubblico per un controllo diffuso sulla piattaforma equilibrium.gucci.com. In collaborazione con Intesa Sanpaolo, inoltre, supporta la transizione sostenibile delle eccellenze produttive del Made in Italy. Si tratta del secondo capitolo del Programma sviluppo filiere che, dal lancio nel 2020 in piena emergenza sanitaria alla fine del 2021, ha permesso a 175 dei fornitori di Gucci di avere accesso a prestiti per un totale di 286 milioni di euro.

La maison ha già raggiunto il 93% di consumo di energia pulita nei suoi negozi, uffici, magazzini e fabbriche ed entro fine 2022 raggiungerà l’obiettivo di acquistare il 100% di energia rinnovabile. «La decisione di dare priorità alla riduzione delle emissioni, non solo sulla base degli obiettivi scientifici già identificati, ma facendosi carico di tutte le emissioni residue generate, investendo in soluzioni che proteggono e ripristinano gli ecosistemi naturali è un chiaro esempio di come si può agire in modo concreto per affrontare la crisi climatica», ha concluso il manager. (riproduzione riservata)

Mff - Numero 078 pag. 1 del 22/04/2022
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