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Culture

Lucrezia Buccellati, l’heritage incontra l’internazionalizzazione

La manager rappresenta oggi la quarta generazione di una dinastia dell’alta gioielleria che continua a reinterpretare la propria tradizione. Un ruolo accresciuto con l’ingresso nell’orbita di Richemont group

di Ursula Beretta
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Un ritratto di Lucrezia Buccellati (courtesy Buccellati)
Un ritratto di Lucrezia Buccellati (courtesy Buccellati)

Che i gioielli siano un affare di famiglia non c’è dubbio. E che, come le leghe preziose di cui sono fatti, sappiano tracciare traiettorie capaci di resistere al tempo ed entrare nel patrimonio genetico delle generazioni che li ereditano, è un fatto altrettanto evidente. Nel caso di Buccellati, questo patrimonio non si limita «solo» a una storia ultracentenaria di maestria orafa, ma coincide con un linguaggio creativo che continua a rinnovarsi senza perdere la memoria delle proprie origini. Un heritage aggiornato ma sempre riconoscibile, che oggi trova continuità anche in Lucrezia Buccellati, vice president client relationships di Buccellati America e membro del team creativo della maison che, fondata nel 1919 da Mario Buccellati, è ora un global brand di proprietà del gruppo svizzero Richemont, ma in cui i discendenti continuano a occupare funzioni manageriali di primo livello.

E non poteva essere diversamente perché: «Lo stile Buccellati è nel nostro Dna: ci si nasce ed è così che portiamo avanti la tradizione». Le sue creazioni, che ancora oggi sembrano uscite dalla bottega di un orafo del Rinascimento, perpetuano quella tradizione di alto artigianato che risale proprio all’epoca umanistica, frutto di lavorazioni sapienti e rigorosamente handmade che li rendono immediatamente riconoscibili. Gioielli leggeri come pizzi e tulle, dalle superfici in oro incise da linee che ne sottolineano la lucentezza, in un tripudio di pietre colorate, da sempre il trademark Buccellati, che parlano di eccellenza e di bellezza senza compromessi, qualità di una maison senza tempo che non segue le mode ma le crea. Ed è inserendosi con grazia in questo flusso che Lucrezia Buccellati è entrata in scena un passo alla volta, facendo tesoro delle tecniche più antiche con un approccio contemporaneo che potesse attrarre un pubblico più giovane e differente rispetto alla tradizione. In particolare, quelle donne che, oggi più che mai, cercano gioielli da indossare ogni giorno, come compagni silenziosi e non invadenti di un quotidiano nel quale riconoscersi senza gridare troppo e con elegante discrezione. Esattamente come lei.

Figlia di Andrea Buccellati, nata a Miami nel 1989 e cresciuta a Milano, Lucrezia ha respirato fin da piccola l’aria preziosa della maison di famiglia, un’atmosfera ricca di creatività, artigianalità e lusso al massimo livello. A conquistarla definitivamente fu il primo regalo del suo amato grand-père, un anello realizzato appositamente per lei quando aveva appena cinque anni. Un gesto che, col tempo, avrebbe assunto il valore di una piccola profezia. Seppure con un se, dato che il nonno pensava che la nipote avrebbe dovuto fare la cantante nonostante la piccola trascorresse il tempo libero dalla scuola nell’ufficio del padre, affascinata dal caveau nel quale si trovavano minuscoli sacchettini bianchi sigillati che custodivano quelle gemme e quelle pietre preziose che non finivano di ammaliarla. Fu grazie al liceo artistico che Lucrezia iniziò a esplorare in maniera più articolata la sua vena creativa per poi frequentare i corsi di design del gioiello al Politecnico di Milano e, successivamente, approfondire la sua passione per le pietre con i corsi di gemmologia all’Igi-Istituto gemmologico italiano di Milano, fondato da suo nonno Gianmaria.

La mostra «Aquae mirabiles» di Buccellati (courtesy Buccellati)
La mostra «Aquae mirabiles» di Buccellati (courtesy Buccellati)

Ma era sul campo che si imparava il mestiere e Lucrezia lo sapeva bene dato che il suo grande maestro era il padre Andrea che le trasmetteva, da sempre, tutto il suo sapere e la sua passione per i gioielli e che approvò la decisione della figlia di andare a vivere a New York per frequentare il Fit-Fashion institute of technology, dove studiare fashion and jewelry e lavorare, al contempo, part time in Buccellati Usa. La Grande mela non tardò a convincere la giovane donna della bontà del suo percorso. Da un lato, la necessità di rispettare la tradizione orafa custodita dalla famiglia; dall’altro, il desiderio di arricchirla con gli stimoli di una città in cui culture ed energie diverse si incontravano ogni giorno. Il risultato fu un vero carosello di ispirazioni, dove trovavano posto le persone, l’arte, la musica, tutto ciò che ogni giorno definiva la vitalità della contemporaneità americana e che Lucrezia iniziò progressivamente a raccogliere e a trasformare in linguaggio creativo. Lo fece, da subito, con i suoi primi gioielli ideati a 21 anni che assecondavano un’esigenza di essenzialità tale da permettere loro di essere indossati ogni giorno e, seppur realizzati con leghe in oro e in argento e quindi più accessibili rispetto al passato, mantenevano alcuni dei motivi distintivi di Buccellati. Queste creazioni, confluite poi nella linea Blossoms ideata assieme alle cugine Carlotta e Saya con il supporto dello zio Gino, furono le prime realizzate in argento della maison e accompagnarono idealmente la nomina di Lucrezia a co-creative director di Buccellati nel 2014. Che fu la prima donna della famiglia ad assumere un ruolo creativo di vertice all’interno del marchio creato da colui che Gabriele D’Annunzio aveva battezzato «il principe degli orafi», proprio in virtù delle sue creazioni ispirate all’architettura rinascimentale e gotica che lo resero richiesto, e quindi conosciuto, in Italia e in tutto il mondo. E l’insegnamento dell’avo, quell’artigianalità capace di dare forma alla bellezza per rendere più gradevole l’esistenza delle persone, Lucrezia lo teneva ben fermo nella mente, destinato a rimanere il punto saldo alla base del suo lavoro.

E, come era accaduto per ogni ramo della famiglia Buccellati, anche per lei la sfida era quella di offrire una propria interpretazione dello stile della maison. Del resto, come ama ricordare lei stessa, la fortuna della famiglia Buccellati è che ogni epoca abbia saputo esprimere un creativo capace di dare una sua lettura personale del marchio, un qualcosa che non si apprende sui libri, ma che cresce nel Dna familiare e si forma vivendo ogni giorno a stretto contatto con gli artigiani. Nel suo caso, questa eredità si è tradotta, nel tempo, nella volontà di rendere più essenziale la classicità di Buccellati, aggiungendovi un tocco di freschezza e di modernità. E l’ha fatto disegnando con il padre Andrea la collezione Romanza, dedicata ai gioielli nuziali, e successivamente la collezione Art, ispirata alle opere dei maestri (Claude Monet, Pierre Bonnard, Odilon Redon, Winslow Homer e Mikhail Larionov).

Una lavorazione dei gioielli del brand (courtesy Buccellati)
Una lavorazione dei gioielli del brand (courtesy Buccellati)

Lucrezia continua oggi a vivere a New York con il marito David Wildenstein, gallerista e collezionista d’arte, e il figlio Nathan, e a rappresentare una dinastia che ha attraversato il tempo rimanendo fedele al proprio stile, senza cedere alle sirene delle mode passeggere o ai facili cambi di rotta, dimostrando come la coerenza sia la più preziosa delle eredità. Lo hanno raccontato anche le mostre «Aquae mirabiles», al Fuorisalone di Milano lo scorso aprile, e «The prince of goldsmiths. Buccellati rediscovering the classics», approdata nel 2025 a Shanghai dopo Venezia con 250 opere, tra gioielli e argenti, che affiancavano le creazioni di Mario, Gianmaria, Andrea e Lucrezia, quattro generazioni unite da uno stesso linguaggio creativo. Quello che oggi è Lucrezia a portare avanti, con lo sguardo rivolto al futuro. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 31/07/2026 14:00
Ultimo aggiornamento: 31/07/2026 14:00
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