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Beauty

Longevity, un business da 8 miliardi. Da L’Oréal-Kering a Essilux fino a OpenAi

«Abbiamo 10 anni di vita buona in più», fotografa Kpmg e in Italia gli over 65 saranno il 33% nel 2040. Escono occhiali griffati con apparecchi acustici. E il solo segmento della rejuvenation raccoglie asset per 5 miliardi

di Tommaso Palazzi
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Un adv Nuance audio (ph official website)
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Kering e L’Oréal nel deal beauty voluto dal ceo del colossso fashion, Luca de Meo, hanno evidenziato sinergie sulla longevity. Un mercato trasversale che tocca fashion, beauty, wellness e tech. Nel mondo si contano oltre 185mila aziende inserite nell’ecosistema della longevità, secondo l’Annual longevity investment report, nell’ultimo anno gli investimenti hanno toccato quota 8,49 miliardi di dollari (pari a circa 7,36 miliardi di euro al cambio di oggi), con una proiezione di crescita del 15% nel 2025. E anche il lusso e il beauty stanno alzando l’asticella. L’Oréal è stata una delle prime aziende a rendere visibile un nuovo linguaggio estetico, scegliendo testimonial longeve e inaugurando un approccio pro-age sempre più sofisticato. E Dior science lavora ormai come una mini-accademia interna: 600 ricercatori, 18 esperti internazionali e un focus sui biomarcatori che anticipano l’invecchiamento, con l’obiettivo non di negare il tempo ma di gestirlo. EssilorLuxottica ha portato la longevity nella tecnologia wearable con Nuance, gli occhiali che integrano un dispositivo acustico nella montatura, cancellando lo stigma degli apparecchi uditivi e trasformandoli in un accessorio di stile.

«Nel 2031 avremo 3 milioni di italiani in più nella fascia over 55 e 4,6 milioni in meno nella fascia più giovane. In questo scenario, il concetto di longevity si traduce in nuovi approcci: non più solo cosmetici anti-age, ma anche pro-age e la valorizzazione del proprio sé», spiega a MFF Benedetto Lavino di Cosmetica Italia. Quello che fino a poco tempo fa sembrava un terreno da visionari oggi muove numeri paragonabili alle biotech tradizionali: negli ultimi 25 anni la ricerca sull’invecchiamento ha già superato i 12,6 miliardi di dollari, confermando che il «vivere più a lungo e meglio» non è più un tema da convegno medico, ma un business strutturato. Il cuore pulsante del settore resta il rejuvenation cellulare. Da solo vale 5 miliardi, una cifra che supera i budget di interi programmi pubblici di ricerca. A dominare la scena è Altos Labs, che dal 2022 ha raccolto 3 miliardi, attirando scienziati superstar e aprendo centri tra Stati Uniti e Giappone. Accanto al gigante si muove Retro Biosciences, sostenuta da Sam Altman (sì, proprio il ceo di OpenAi), partita con 180 milioni per estendere la healthspan. NewLimit ha già superato i 200 milioni. Poi c’è l’altra metà della longevity economy: quella che vive nel quotidiano. Integratori, programmi di benessere, cosmetica evoluta. Qui spiccano Elysium health, con 400 milioni raccolti, e Viome life sciences, oltre 230 milioni (di cui 30 messi direttamente dal fondatore Naveen Jain).

Il fenomeno ha una radice demografica evidente. La Società italiana di gerontologia e geriatria ha dichiarato nel 2018 che l’ingresso nella terza età si sposta da 65 a 75 anni. «Abbiamo aggiunto dieci anni di vita buona», conferma una ricerca di Kpmg. E l’Oms fotografa un mondo che vive più a lungo: dal 2000 al 2020 l’aspettativa di vita globale è salita da 66,8 a 73,4 anni. In Italia, nel 2023, si parla di 81,1 anni per gli uomini e 85,2 per le donne: un Paese che vedrà la quota over 65 crescere dal 24% del 2020 al 33% nel 2040, quasi 19 milioni di persone.È tempo di passare dalla silver economy alla longevity economy. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 19/11/2025 19:05
Ultimo aggiornamento: 19/11/2025 19:05
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