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Culture

Londra celebra il mito di Schiaparelli

Da sabato all’8 novembre, il V&A ospiterà un’exhibition dedicata all’heritage della designer e al nuovo corso della maison oggi di proprietà di Della Valle. «Il suo lavoro legittima quello di altri grandi stilisti nella storia», ha detto a MFF il direttore creativo Daniel Roseberry durante la serata inaugurale. In scena oltre 400 pezzi tra abiti e opere d’arte

di Chiara Bottoni (Londra)
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L’exhibition «Schiaparelli becomes art» al V&A (courtesy Schiaparelli)
L’exhibition «Schiaparelli becomes art» al V&A (courtesy Schiaparelli)

In una ventosa serata londinese le porte del V&A si aprono eccezionalmente per accogliere un selezionato numero di happy few. Friends of the house, supporter del museo e la famiglia Della Valle si sono riuniti per celebrare l’inaugurazione di «Schiaparelli: Fashion becomes art», la prima mostra dedicata alla maison nel Regno Unito che sarà visitabile al pubblico da sabato all’8 novembre.

Una disanima accurata sul lavoro della stilista Elsa Schiaparelli, focalizzata per la prima volta sul suo rapporto con Londra dove la designer aprì il suo atelier a Mayfair nel 1933, diventando membro fondatore del Fashion group of Great Britain, precursore del British fashion council. Una figura rivoluzionaria di stilista e imprenditrice, il cui heritage rivive oggi grazie al lavoro di Daniel Roseberry, direttore creativo della maison da sette anni, e agli investimenti della famiglia Della Valle, che rilevò gli archivi nel 2006. «In tutta la mostra, penso che si veda come il suo lavoro dia il permesso alla creatività odierna di esistere. Alla mia ma anche a quella di altri stilisti come Yves Saint Laurent, che si ispirò alla Schiaparelli jacket, Martin Margiela e Rei Kawakubo», sottolinea a MFF Daniel Roseberry.

Ad aprire le porte dell’exhibition è infatti un accostamento simbolico, quello tra lo Skeleton dress creato dalla stilista nel 1938 assieme a Salvador Dalì e il Lung dress, realizzato da Roseberry nel 2021 e indossato da Bella Hadid al Festival del cinema di Cannes. «Era il primo red carpet dopo il Covid e dopo il lockdown», ha proseguito Roseberry. «C’era qualcosa di speciale in quel momento nel vedere il surrealismo sul red carpet. Penso che sia stato un punto di svolta. Nessuno faceva moda “break the internet” sul tappeto rosso». Un momento rivoluzionario come lo furono le donne che indossarono le creazioni della maison ai tempi della sua fondatrice. Artiste icone del surrealismo come Eileen Agar, Gala Dalí e Nusch Éluard e attrici come Marlene Dietrich. Le loro figure sono citate all’interno della mostra in una selezione che spazia tra oltre 400 oggetti, 100 ensembles e 50 opere, oltre ad accessori, gioielli, dipinti, fotografie, sculture, arredi, profumi e materiali d’archivio, selezionate dalla curatrice Sonnet Stanfill.

Creazioni iconiche come il Tear dress o il Lobster dress esposte accanto a opere di Pablo Picasso, Jean Cocteau e Man Ray, per sottolineare il forte legame tra moda e arte. A chiudere il percorso, le creazioni di Daniel Roseberry, indossate da star come Ariana Grande e Dua Lipa. «Il V&A vanta una delle più grandi e prestigiose collezioni di moda al mondo, nonché la più importante raccolta britannica di capi Schiaparelli», ha sottolineato Tristram Hunt, direttore del V&A. «Le collaborazioni di Schiaparelli con artisti e il mondo dello spettacolo fanno della maison e della sua fondatrice il soggetto perfetto per una mostra straordinaria».

Elsa Schiaparelli stessa, pensando alla sua eredità, donò infatti alcuni capi al museo che nel 1971 organizzò la mostra «Fashion: An anthology» curata da Cecil Beaton, che includeva una dozzina di capi Schiaparelli. Percorrendo le stanze dell’exhibition, la sezione Designing the modern wardrobe racconta la carriera della stilista, dall’apertura dei suoi primi atelier parigini nel 1927 con l’insegna «Schiaparelli. Pour le sport» fino a diventare, nel 1934, una delle couturier più influenti dell’epoca. Tra i capi esposti spicca uno dei primi lavori della stilista: un maglione con fiocco trompe-l’œil del 1927, donato al V&A dalla stessa stilista.

La seconda sezione, Creative constellations, esplora il suo profondo legame con l’arte. Beyond Paris si concentra sui lavori realizzati nel mondo dello spettacolo con la firma dei costumi per produzioni teatrali e cinematografiche britanniche, francesi e americane. Molte donne sceglievano infatti Schiaparelli per momenti importanti della loro vita: Josephine Baker per la sua prima apparizione televisiva nel 1948, Lady Jane Clark per l’incoronazione del re nel 1937 e Rosalind Gilbert per il suo matrimonio nel 1934, con quello che potrebbe essere l’unico abito da sposa Schiaparelli esistente. Golden thread, sezione conclusiva della mostra, celebra infine l’influenza duratura di Elsa Schiaparelli sulla moda e l’eccezionale eredità del suo linguaggio creativo, oggi portata avanti da Roseberry. Il completo composto da gilet bianco e pantaloni cargo indossato dalla modella Maggie Maurer, arricchito con un robot-bambola ricoperto di cristalli della haute couture primavera-estate 2024, l’abito tempestato di cristalli scelto da Ariana Grande per la sua esibizione agli Oscar 2025 e una reinterpretazione contemporanea in nero e oro del celebre Skeleton dress, creata per Dua Lipa in occasione dei Golden globes 2024. In un fervido dialogo tra epoche. «Con le sue collezioni senza pari, l’esperienza nella moda e nel design, la portata culturale e la capacità di coniugare tradizione e innovazione, il Victoria and Albert Museum offre il contesto perfetto per mettere in luce il suo lascito accanto alle creazioni di Daniel Roseberry, che portano avanti il suo spirito surrealista sfumando i confini con design audaci e scultorei che onorano e reinventano la sua visione per un nuovo secolo», ha concluso Delphine Bellini, ceo di Schiaparelli.

Daniel Roseberry: «In mostra il mio contributo alla maison»

La mostra ospita anche molte delle sue creazioni. Ne è orgoglioso?All’inizio lo spazio dedicato al mio lavoro era meno. Nel corso della creazione, credo che abbiano voluto ampliarlo perché oggi le persone si avvicinano al brand attraverso ciò che è successo negli ultimi sette anni. E poi scoprono la storia di Elsa e la sua eredità, rimasta silente per quasi 100 anni.

È interessante il legame con Londra.
Sì, e anche con il suo pubblico. Aveva una clientela inglese forte, oltre che americana. Penso che questo rimandi molto all’aspetto hollywoodiano, all’immediatezza del suo approccio al design. Non si trattava di fare abiti, ma di creare immagini.

Qual è la sezione che le piace di più?

La mia stanza preferita è quella delle giacche. È lì che si vede davvero la differenza tra il suo lavoro e quello dei suoi contemporanei. Adoro queste giacche progettate per essere viste dalla vita in su, con un concetto del vestire molto moderno.
Di quale creazione va più fiero?

Amerò sempre il Lung dress. Bella Hadid lo ha indossato a Cannes, al primo red carpet dopo il Covid ed è stato magico vedere il surrealismo sul tappeto rosso. È stato un punto di svolta. Nessuno faceva moda break the internet in queste occasioni prima di allora.

È per questo che è stato accostato allo Skeleton dress all’inizio della mostra?
Esattamente. In tutta la mostra, penso che si veda come il suo lavoro dia il permesso al lavoro di oggi di esistere. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 25/03/2026 19:06
Ultimo aggiornamento: 25/03/2026 19:15
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