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Culture

London calls Schiaparelli. Dentro la mostra-evento al Victoria&Albert

«In tutta l’esposizione, penso si veda come il lavoro di Elsa Schiaparelli dia il permesso alla creatività odierna di esistere», ha detto a MFF-Magazine For Fashion Daniel Roseberry, direttore artistico del brand, in occasione del vernissage. In scena, oltre 400 oggetti, 100 ensembles e 50 opere, tra cui il Lobster dress che ispirò Salvador Dalì

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Il Lung dress di Daniel Roseberry per Schiaparelli in mostra a Londra (courtesy Schiaparelli)
Il Lung dress di Daniel Roseberry per Schiaparelli in mostra a Londra (courtesy Schiaparelli)

Lo Skeleton dress creato da Elsa Schiaparelli nel 1938 assieme a Salvador Dalí e il Lung dress, realizzato da Daniel Roseberry nel 2021 e indossato da Bella Hadid al Festival del cinema di Cannes. Incastonate in teche di vetro le due creazioni iconiche accolgono gli spettatori dell’exhibition «Schiaparelli: fashion becomes art», che il Victoria & Albert di Londra dedica fino all’8 novembre alla casa di moda, protagonista di una rinascita grazie al lavoro del designer americano e alla visione imprenditoriale della famiglia Della Valle, che ha acquistato gli archivi della maison nel 2007. La prima mostra interamente dedicata alla stilista nel Regno Unito che celebra un legame forte con il Paese e con il museo stesso, al quale Schiaparelli donò diversi abiti per lasciare memoria del suo lavoro. «In tutta l’esposizione penso che si veda come il suo lavoro dia il permesso alla creatività odierna di esistere. Alla mia ma anche a quella di altri stilisti come Yves Saint Laurent, che si ispirò alla Schiaparelli jacket, Martin Margiela e Rei Kawakubo», ha spiegato a MFF-Magazine For Fashion lo stesso Roseberry, in occasione della serata inaugurale alla presenza di friends of the house come Farida Khelfa e Marisa Berenson. Icone di stile, come quelle vestite da Elsa Schiaparelli, che a Londra aprì il suo atelier in Mayfair nel 1933.

Artiste del surrealismo come Eileen Agar, Gala Dalí e Nusch Éluard e attrici tra cui spicca Marlene Dietrich. Le loro figure sono citate all’interno della mostra in una selezione che spazia tra oltre 400 oggetti, 100 ensembles e 50 opere, oltre ad accessori, gioielli, dipinti, fotografie, sculture, arredi, profumi e materiali d’archivio, selezionati dalla curatrice Sonnet Stanfill. Creazioni iconiche come il Tear dress o il Lobster dress sono esposte accanto ad artwork di Pablo Picasso, Jean Cocteau e Man Ray. A chiudere il percorso, i gown scenografici di Roseberry, che hanno vestito star contemporanee quali Ariana Grande e Dua Lipa. «All’inizio era molto meno lo spazio dedicato al mio lavoro. Nel corso della creazione, hanno voluto ampliarlo, perché penso abbiano capito che oggi le persone si avvicinano al brand attraverso ciò che è successo negli ultimi sette anni, da quando sono direttore creativo. E poi scoprono la storia di Elsa e la sua eredità, rimasta silente per circa 100 anni», ha proseguito Roseberry.

Un ritratto di Elsa Schiaparelli con un abito di sua creazione, 1940. (courtesy Schiaparelli/foto Fredrich Baker)
Un ritratto di Elsa Schiaparelli con un abito di sua creazione, 1940. (courtesy Schiaparelli/foto Fredrich Baker)

La mostra si articola in quattro sezioni. «Designing the modern wardrobe» racconta la carriera di Elsa Schiaparelli, dall’apertura dei primi atelier parigini nel 1927 con l’insegna «Schiaparelli. Pour le sport» fino al successo, nel 1934, come una delle couturier più influenti dell’epoca. Tra i capi esposti spicca uno dei primi lavori: un maglione con fiocco trompe-l’œil del 1927, donato al V&A dalla stessa stilista. Questa sezione esplora l’espansione verso l’abbigliamento pratico da giorno con completi pantalone o gonna dal taglio deciso, spesso impreziositi da bottoni originali. La seconda sezione, «Creative constellations», esplora invece il profondo legame della stilista con l’arte. Nella Parigi degli anni 20 e 30, collaborò con pittori, scultori e scrittori surrealisti che condividevano il suo amore per l’anticonformismo. Tra i pezzi esposti, accanto al celebre Lobster telephone di Salvador Dalí (1938), si trova il Lobster dress del 1937 che lo ispirò. La sezione include anche un cappotto da sera firmato Schiaparelli e Jean Cocteau, con profili facciali specchiati in filo dorato che formano un vaso colmo di rose di seta rosa. Nelle sale sono messe in luce anche le collaborazioni con Alberto Giacometti, Leonor Fini, Meret Oppenheim, Elsa Triolet e Jean Schlumberger: partnership che hanno contribuito a definire il suo straordinario lascito.

Il capitolo «Beyond Paris» si concentra sui lavori realizzati nel mondo dello spettacolo, con la firma dei costumi per produzioni teatrali e cinematografiche britanniche, francesi e americane. Molte donne sceglievano infatti Schiaparelli per momenti importanti della loro vita: Josephine Baker per la sua prima apparizione televisiva nel 1948, Lady Jane Clark per l’incoronazione del re nel 1937 e Rosalind Gilbert per il suo matrimonio nel 1934, con quello che potrebbe essere l’unico abito da sposa Schiaparelli esistente. «Golden thread», sezione conclusiva, celebra infine l’influenza duratura di Elsa Schiaparelli sulla moda e l’eccezionale eredità del suo linguaggio creativo, oggi portata avanti da Roseberry. «Gran parte del suo lavoro, e del nostro oggi, si basa su un equilibrio tra fantasia e utilità. C’è davvero una funzionalità, uno sguardo femminile su tutto. Il mio obiettivo è fare in modo che il lavoro che facciamo oggi sia impattante per gli occhi come lo era il suo negli anni 30, alzando il volume sulle silhouette ma rimanendo fedele a certi principi cardine», ha spiegato il creativo.

Il cappotto disegnato da Elsa Schiaparelli e Jean Cocteau, tra i pezzi esposti a Londra (courtesy Schiaparelli)
Il cappotto disegnato da Elsa Schiaparelli e Jean Cocteau, tra i pezzi esposti a Londra (courtesy Schiaparelli)

«La mia stanza preferita è quella delle giacche. È lì che si vede davvero la differenza tra le sue creazioni e quelle dei suoi contemporanei. Adoro questi modelli progettati per essere visti dalla vita in su, con un concetto del vestire molto moderno». Come in un viaggio nel tempo, dalla storia si passa rapidamente alla contemporaneità grazie ai gown firmati da Roseberry, che hanno conquistato le scene della Paris fashion week. Indimenticabili il completo composto da gilet bianco e pantaloni cargo indossato dalla modella e musa Maggie Maurer, completato con un robot-bambola ricoperto di cristalli della haute couture spring-summer 2024, l’abito tempestato di cristalli scelto da Ariana Grande per la sua esibizione agli Oscar 2025 e una reinterpretazione contemporanea in nero e oro del celebre Skeleton dress, creata per Dua Lipa in occasione dei Golden globes 2024. In un fervido dialogo tra epoche per consacrare nel presente i codici di una maison rimasta silente per 100 anni, ma che ha rivoluzionato il vestire delle donne e posto le basi per il moderno ready-to-wear. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 18/04/2026 11:00
Ultimo aggiornamento: 18/04/2026 11:00
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