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Culture

Le Valchirie tra gli stucchi dorati e il vento fresco di Monaco

Per la prima giornata del nuovo Ring, Tobias Kratzer alterna costumi storici che sembrano usciti da una commedia dei fratelli Marx a una lettura immersa nel presente. Solida la direzione di Vladimir Jurowski. Nel contesto di una città con spazi vitali come le vicina Kunsthalle

di Tommaso Palazzi
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Un momento de La Valchiria (courtesy Bayerische  Staatsoper, ph M. Rittershaus)
Un momento de La Valchiria (courtesy Bayerische Staatsoper, ph M. Rittershaus)

Se a Milano si sfiorano i 38 gradi, Monaco accoglie il pubblico del Festival con una temperatura di appena 22. Un dettaglio meteorologico che finisce per trasformarsi nella metafora di una città che continua a rinnovare la propria offerta culturale. La nuova Walküre firmata da Tobias Kratzer, secondo capitolo del Ring destinato a completarsi il prossimo anno, è una delle produzioni wagneriane più convincenti degli ultimi anni.


Il mito entra nella città contemporanea


Risate e applausi accolgono la celebre Cavalcata delle Valchirie. Sullo schermo le guerriere, bardate con elmi e scudi della tradizione germanica, attraversano il centro di Monaco, sorvolano la città in elicottero, galoppano davanti alla Residenz e nei parchi cittadini. È una sequenza insieme ironica e spettacolare che sintetizza l’idea guida della regia: gli dèi conservano l’iconografia del mito, ma vivono in un universo pienamente contemporaneo, sospeso tra borghesia e cultura popolare.
Lo scenografo e costumista Rainer Sellmaier ricostruisce sul palcoscenico un elegante foyer neoclassico della Bayerische Staatsoper, trasformandolo nel luogo dove le Valchirie raccolgono gli eroi caduti prima di accompagnarli nel Walhalla. La replica dell’altare dorato che concludeva Das Rheingold domina invece la casa di Hunding, creando un continuo dialogo con il precedente capitolo della tetralogia.

Un momento de La Valchiria (courtesy Bayerische  Staatsoper, ph M. Rittershaus)
Un momento de La Valchiria (courtesy Bayerische Staatsoper, ph M. Rittershaus)


Una regia ricca di invenzioni


La spada Notung, ritrovata quasi casualmente nello stipo degli attrezzi, rivela a Sieglinde l’identità del fratello Siegmund, mentre il bosco diventa il luogo nel quale Wotan confessa a Brünnhilde il fallimento del proprio disegno. Sul grande schermo scorrono continuamente i ricordi della felicità perduta della stirpe dei Wälsungen, fino al lungo addio finale.
Kratzer evita qualsiasi provocazione fine a sé stessa. Ogni invenzione scenica nasce dalla musica e dal testo, restituendo un racconto di straordinaria coerenza drammaturgica nel quale il mito continua a riflettersi nella realtà contemporanea.


Un cast di altissimo livello


Il vertice della serata appartiene a Nicholas Brownlee, che offre un Wotan torrenziale, ferito e rabbioso, progressivamente consumato dal peso del potere, mentre Ekaterina Gubanova costruisce una Fricka magnifica nella sua inflessibile autorevolezza.

Un momento de La Valchiria (courtesy Bayerische  Staatsoper, ph M. Rittershaus)
Un momento de La Valchiria (courtesy Bayerische Staatsoper, ph M. Rittershaus)

Molto convincente anche Joachim Bäckström, Siegmund intenso e sempre proiettato verso l’alto, così come Irene Roberts, Sieglinde luminosa e partecipe. Mina-Liisa Värelä accompagna con sensibilità il percorso umano di Brünnhilde, dalla fierezza guerriera alla compassione.


Jurowski unisce mito e umanità


La perfetta riuscita dello spettacolo nasce dalla sintonia tra palcoscenico e buca d’orchestra. Vladimir Jurowski costruisce infatti due universi sonori complementari. Da una parte il respiro monumentale del mito, tra bagliori di ottoni e fiati, nella Cavalcata, nell’incesto dei Wälsungen, nel duello di Siegmund e nella furia di Wotan. Dall’altra una scrittura quasi cameristica accompagna il racconto di Siegmund, le meditazioni del dio, il dolore di Sieglinde e soprattutto il commovente addio finale tra padre e figlia.
La direzione è sempre incalzante, attentissima alle dinamiche e ai colori orchestrali, capace di liberare tutta la potenza dell’orchestra senza mai sacrificare la trasparenza del tessuto musicale. È così che il mito riesce continuamente a balenare nel quotidiano.


Tremila anni di storia… attraverso i capelli

La mostra Haar alla Kunsthalle (courtesy: Kunsthalle München 2026 Foto: Robert Haas)
La mostra Haar alla Kunsthalle (courtesy: Kunsthalle München 2026 Foto: Robert Haas)

A pochi passi dalla Bayerische Staatsoper, la Kunsthalle München propone una mostra sorprendente dedicata a uno degli elementi più universali dell’identità umana: i capelli. Lunghi o rasati, ricci o lisci, sono molto più di una semplice scelta estetica. Parlano di bellezza e desiderio, di potere e vulnerabilità, di conformismo e ribellione.
Attraverso circa duecento opere — dipinti, fotografie, sculture, video, gioielli, oggetti di design e creazioni di alta moda — il percorso attraversa tremila anni di storia dell’arte e della cultura, mostrando come le acconciature abbiano sempre rappresentato appartenenza sociale, identità religiosa, ruoli di genere e affermazione politica.
Dal fascino mitologico di Medusa alla forza di Sansone, dall’antico Egitto alla cultura drag contemporanea, il capello diventa un linguaggio universale che racconta emancipazione, seduzione e libertà. Particolarmente riuscito il dialogo tra opere d’arte e creazioni couture, che conferma quanto la moda sia da sempre uno dei principali strumenti attraverso cui il corpo comunica significati culturali e sociali.


Monaco, laboratorio della cultura europea

La mostra Haar alla Kunsthalle (courtesy: Kunsthalle München 2026)
La mostra Haar alla Kunsthalle (courtesy: Kunsthalle München 2026)

Tra il nuovo Ring destinato a lasciare un segno nella storia recente dell’opera e una mostra capace di mettere in dialogo arte, moda, antropologia e costume, Monaco conferma il proprio ruolo di grande capitale culturale europea. Qui il patrimonio non viene semplicemente conservato, ma continuamente reinterpretato. È forse questa la vera aria fresca che si respira in città: la capacità di guardare al futuro senza perdere il legame con la tradizione, facendo convivere Wagner e la contemporaneità, il mito e il design, l’opera e la moda in un unico grande racconto culturale. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 09/07/2026 13:56
Ultimo aggiornamento: 16/07/2026 16:11
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