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Culture

La cascata della creatività a Videocittà, nel set che ospitò lo show di Zoolander

Dal 10 al 12 luglio, subito dooo la couture di Fendi nella città eterna, un’icona come il Gazometro di Roma torna a trasformarsi in laboratorio della cultura digitale. La nona edizione di Videocittà, con il tema Watercult, porta in scena installazioni immersive, videoarte, musica elettronica e performance audiovisive. Al centro, una spettacolare waterfall dell’artista cinese Cao Yuxi, nel luogo che ospitò Zoolander 2

di Tommaso Palazzi
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Un render di Cao Yuxi (courtesy Videocittà)
Un render di Cao Yuxi (courtesy Videocittà)

Se la moda è sempre più un’esperienza da vivere prima ancora che da indossare, Videocittà è il luogo in cui questa trasformazione trova una delle sue espressioni più compiute. Dal 10 al 12 luglio il Gazometro di Roma torna a essere il palcoscenico della nona edizione del Festival della Visione e della Cultura Digitale, che quest’anno sceglie l’acqua come filo conduttore e trasforma un simbolo dell’archeologia industriale italiana in un paesaggio liquido fatto di immagini, luce e suono.  

La “cascata” del titolo non è soltanto una metafora della creatività che travolge il pubblico, ma anche un riferimento concreto all’opera destinata a diventare il manifesto dell’edizione 2026. Per la prima volta approda infatti al festival l’artista cinese Cao Yuxi con Nature’s Computility, un’installazione immersiva che traduce il movimento dell’acqua in una monumentale cascata digitale attraverso algoritmi e visual ad altissima definizione. Un’opera che sintetizza perfettamente il DNA di Videocittà: tecnologia e poesia, ricerca scientifica e immaginazione, intelligenza artificiale e linguaggio artistico.  

Negli anni il festival ha saputo costruire un’identità precisa, diventando uno degli appuntamenti europei più interessanti per chi osserva l’incontro tra creatività, audiovisivo, musica e innovazione. Dopo aver dedicato le precedenti edizioni alla Luna, alla Terra, alla Galassia e al Sole, il 2026 sceglie Watercult, una riflessione sull’acqua come origine della vita, risorsa strategica e simbolo delle grandi sfide ambientali contemporanee. Non un semplice tema curatoriale, ma un racconto che attraversa tutte le esperienze del festival, dalle installazioni ai live, fino ai talk e agli ambienti immersivi.  

Anche quest’anno il grande Gazometro G4 si accenderà con una spettacolare installazione luminosa visibile da buona parte del quadrante sud della Capitale, mentre gli spazi degli ex opifici ospiteranno nuove esperienze sensoriali. Tra queste spicca In Lympha, il progetto immersivo realizzato insieme a Eni che interpreta l’acqua come principio generativo da cui prendono forma organismi, paesaggi e sistemi viventi in continua evoluzione. Poco distante, il Gazometro G2 diventerà invece un ambiente performativo con Water: always the same, always different, progetto che mette in dialogo le immagini di Giuseppe La Spada, le sonorità di Francesca Heart e la ricerca corporea della performer brasiliana Amanda Lana.  

Francesca Heart  (courtesy Videocittà)
Francesca Heart (courtesy Videocittà)

Come ormai da tradizione, la componente musicale dialoga con quella visiva. La line up audiovisiva vedrà alternarsi il producer Mace con un dj set costruito insieme a Sugo Design, il duo Sara Persico e Mika Oki, la producer Nziria, Populous e il progetto Voices From The Lake di Donato Dozzy e Neel, confermando la vocazione del festival a far dialogare i linguaggi della club culture con quelli dell’arte contemporanea.  

Ma ciò che rende Videocittà particolarmente interessante anche per il sistema moda è la sua capacità di anticipare estetiche e immaginari. Da anni il festival rappresenta un osservatorio privilegiato per brand, creativi, designer e art director alla ricerca di nuovi linguaggi visivi. Non è un caso che molte installazioni sembrino veri set cinematografici o scenografie da sfilata, dove luce, movimento e spazio costruiscono narrazioni immersive sempre più vicine all’esperienza del lusso contemporaneo.

Il Gazometro, da semplice icona industriale, è diventato così una piattaforma creativa capace di reinventarsi a ogni edizione. Un luogo dove il patrimonio industriale incontra l’arte digitale, trasformando Roma in una capitale internazionale della sperimentazione audiovisiva. In un’epoca in cui anche la moda cerca continuamente nuovi modi per coinvolgere il pubblico, Videocittà dimostra che il futuro della creatività passa sempre più attraverso esperienze totali, capaci di coinvolgere contemporaneamente vista, suono, tecnologia ed emozione.

Un render di Videocittà 2026 (courtesy Videocittà)
Un render di Videocittà 2026 (courtesy Videocittà)

Per tre giorni, dunque, la Capitale non ospiterà soltanto un festival. Diventerà una grande cascata di immagini in movimento, dove l’acqua non è semplicemente un elemento naturale ma il simbolo di una creatività fluida, in continua trasformazione, capace di attraversare discipline diverse e di riscrivere, ancora una volta, il confine tra arte, innovazione e cultura contemporanea. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 28/06/2026 13:48
Ultimo aggiornamento: 06/07/2026 09:31
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