BeautyL’Europa domina l’m&a nel comparto del beauty
L’Italia è sul podio, con l’8,9% dei deal sugli oltre 400 analizzati da Bip e 3,3 miliardi di dollari di valore nel 2025. Ma il Far east sta guadagnando posizioni
Fragranze e skincare spingono la crescita del settore cosmetico in Italia, che ha superato i 10 miliardi di euro nel 2025. Profumi e prodotti per la pelle sono quindi i grandi protagonisti della corsa del beauty tricolore, che continua ad attrarre investimenti lungo tutta la filiera, confermandosi un polo di primo piano a livello internazionale, secondo un’analisi di Bip. Se l’Europa è l’area principale per le operazioni di m&a nel beauty, l’Italia vanta una posizione di leadership (con l’8,9% dei deal sugli oltre 400 analizzati e 3,3 miliardi di dollari di valore nel 2025), seguita da Giappone, Corea e Cina che stanno guadagnando rilevanza strategica.
Il 45% delle operazioni in Italia coinvolge tecnologia o sostenibilità, mentre il 42,5% riguarda skincare, fragranze e make-up. Le operazioni sono guidate dalle corporate (57,5%), con private equity e club deal orientati a strategie più selettive e di integrazione tra brand, industria e distribuzione. Questo in un quadro in cui il mercato globale della bellezza conferma la sua capacità di crescita e resilienza, con un valore di oltre 400 milioni di euro (+5% rispetto al 2019). Motore del settore e asset strategico per il Paese si conferma la filiera cosmetica allargata, che ha il cuore tra Lombardia ed Emilia-Romagna (dove hanno sede aziende come Intercos, Ancorotti, Regi, Davines). Nel 2024 il suo valore era di 23,5 miliardi di euro. Quello della sola industria cosmetica (che impiega 63 mila delle 440 mila risorse della filiera) era di 18 miliardi nel 2025, con una quota export in aumento pari al 48% dei ricavi.
Ed è sulle piattaforme industriali che si gioca buona parte della competitività internazionale del settore, alle prese con un quadro regolatorio in evoluzione che impatta packaging, materiali e tracciabilità. «Rafforzare integrazione ed efficienza lungo la catena del valore è la principale sfida della filiera, per garantire servizio e rapidità di time-to-market», spiega Simona Dossena, global head of strategy di Bip. «Il settore è chiamato a evolvere verso modelli operativi più integrati. È quindi prioritario rafforzare la condivisione della pianificazione, chiarire le responsabilità nei processi e anticipare le validazioni già nelle fasi di concept e sviluppo prodotto».
Qui l’Ai rappresenta un fattore competitivo, se integrata nei processi core, con impatti su controllo qualità, agilità industriale e compliance regolatoria. «Nel beauty l’Ai è una scelta di posizionamento che può amplificare la creatività o appiattirla», commenta Giovanni Cara, fashion & retail partner di Bip. «Il rischio, se adottata senza sufficiente controllo, è di accumulare un debito creativo che può tradursi in perdita di distintività e autenticità, tra i valori fondanti del sistema Italia». (riproduzione riservata)
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