CultureIl Made in Italy si reinventa. Una sfida di talento e filiera
Maria Giovanna Paone, presidente di Kiton e Stefania Lazzaroni, direttore di Altagamma raccontano in un panel come scuole e consorzi stiano riscrivendo l’artigianato del futuro
Moda, ospitalità e manifattura non possono più permettersi di perdere talenti. E non si tratta di retorica nostalgica. I numeri parlano chiaro. Secondo una ricerca di Unioncamere, il fabbisogno di talenti manifatturieri è di 257 mila unità, ma solo la metà di questa domanda potrà essere soddisfatta per mancanza di orientamento e valorizzazione. È da questo presupposto che parte il dialogo tra Maria Giovanna Paone, presidente e creative director di Kiton, e Stefania Lazzaroni, direttore generale di Altagamma, durante un confronto al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025. «Negli ultimi anni era più difficile avvicinare i giovani alla sartoria. Oggi arrivano da tutto il mondo», racconta Paone. La sua azienda, emblema dell’eleganza sartoriale napoletana, ha fondato nel 2001 una scuola interna per trasmettere il mestiere del sarto. Oggi quella scuola è un piccolo orgoglio nazionale, visitata da giovani dall’Argentina, da Israele e oltre. È questa è la nuova sfida dell’eccellenza italiana: formare, trattenere e valorizzare. Ma serve un cambiamento culturale, oltre che industriale. «È un tema che trattiamo da tanto tempo, ma ora qualcosa sta cambiando. C’è una sensibilità nuova», afferma Lazzaroni. Il progetto Adotta una scuola, nato in seno ad Altagamma, coinvolge brand come Zegna, Moncler e Bulgari per sostenere istituti tecnici e professionali, personalizzando fino al 30% dei programmi didattici insieme alle imprese. E la Francia non è da meno. «La mia collega francese ha organizzato un evento al Palais de Paris con 40 mila persone tra famiglie e giovani per raccontare i mestieri manifatturieri», ricorda Lazzaroni. L’Europa si muove, e l’Italia deve fare sistema. Il vero Made in Italy, oggi, è infatti sotto attacco. Non solo i marchi, ma anche le aziende di filiera vengono acquistate da gruppi stranieri. Per proteggersi, Kiton ha investito nella filiera: «Già dal 2000 abbiamo acquisito aziende che producono hardware, denim, manifattura. Questo ci garantisce esclusività su materiali e controllo totale sulla produzione». La parola chiave del futuro è aggregazione. «Stanno nascendo consorzi tra aziende della filiera. Gruppo Florence, Pattern sono esempi di eccellenza», dice Lazzaroni. «Questi poli non solo garantiscono qualità e continuità, ma investono in sostenibilità, legalità, digitalizzazione, intelligenza artificiale. È qui che si gioca la competitività italiana». (riproduzione riservata)