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Culture

Kent Nagano e Jan Vogler riscrivono il suono di Wagner: «Il Ring che conoscete non è quello che ascoltò il compositore»

Il 31 luglio il Ravello Festival ospita una tappa del progetto che ha rivoluzionato l'interpretazione della Tetralogia con strumenti originali dell'Ottocento. Dopo dieci anni di ricerca e le date in settembre a Lucerna e Parigi, il direttore americano e il violoncellista e sovrintendente del Dresdner Musikfestspiele raccontano come è cambiata la loro idea di Richard Wagner.

di Tommaso Palazzi
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Da sinistra Kent Nagano e Jan Vogler (ph Carsten Beier, courtesy Dresdner Musikfestspiele)
Da sinistra Kent Nagano e Jan Vogler (ph Carsten Beier, courtesy Dresdner Musikfestspiele)

C'è un luogo in Italia che Richard Wagner definì un'autentica fonte d'ispirazione. Dai giardini di Villa Rufolo, a Ravello, nacque infatti una delle immagini che confluirono nel Parsifal. Non è quindi casuale che proprio il Ravello Festival accolga il prossimo 31 luglio una delle tappe del progetto wagneriano più discusso degli ultimi anni: pagine dal Crepuscolo degli dei dirette da Kent Nagano con strumenti storici, nato all'interno del Dresdner Musikfestspiele guidato da Jan Vogler.

Dieci anni di ricerca musicologica, centinaia di strumenti storici recuperati, restaurati o ricostruiti, migliaia di pagine di documenti consultati e un interrogativo che continua ad accompagnare Kent Nagano e Jan Vogler: come voleva davvero suonasse il Ring Richard Wagner? È da questa domanda che è nato il progetto sviluppato dal Dresdner Musikfestspiele, destinato a diventare uno dei casi musicali più discussi degli ultimi anni. Un lavoro che non si limita a riproporre la Tetralogia con strumenti dell'Ottocento, ma cerca di ricostruirne il linguaggio sonoro, il rapporto tra orchestra e voci, l'uso del vibrato, i colori e perfino l'equilibrio tra parola e musica immaginato dal compositore.

Dopo aver completato l'intero ciclo tra Dresda e varie città europee e in attesa del concerto finale alla Philharmonie di Parigi il 13 settembre, il progetto  sta già influenzando il dibattito interpretativo ben oltre il pubblico dei festival.

Kent Nagano dirige Wagner a Ravello (ph Steffen Stender, courtesy Dresdner Musikfestspiele)
Kent Nagano dirige Wagner a Ravello (ph Steffen Stender, courtesy Dresdner Musikfestspiele)

«La vera rivelazione è stata comprendere il mondo sonoro della seconda metà del XIX secolo», racconta Nagano a MFF. «Quando si combinano gli strumenti dell'epoca con gli scritti nei quali Wagner spiega le proprie priorità artistiche, si ottiene una prospettiva completamente diversa. Tornare alle fonti è una responsabilità di ogni interprete». Un lavoro nato come progetto accademico, che avrebbe dovuto tradursi soprattutto in pubblicazioni scientifiche, e che invece si è trasformato in una vera rivoluzione esecutiva.

Per Jan Vogler, violoncellista e sovrintendente del Dresdner Musikfestspiele dal 2009, l'obiettivo non è mai stato imporre una nuova ortodossia. «Spero che abbiamo aperto una discussione», spiega. «Ogni direttore che arriva a Dresda mi chiede di questo Ring. Non significa che tutti debbano fare ciò che facciamo noi, ma è importante che il modo di guardare a Wagner cambi». Perché, aggiunge, «il XIX secolo è ancora il grande territorio poco esplorato della prassi esecutiva e fare ricerca è uno dei modi migliori per mantenere viva la musica classica».

Dopo dieci anni di lavoro, qual è stata la scoperta più sorprendente?

Kent Nagano: «La vera rivelazione è stata comprendere il mondo sonoro della seconda metà dell'Ottocento. Abbiamo finalmente capito che cosa ascoltavano davvero Wagner e il suo pubblico. Se si mettono insieme gli strumenti dell'epoca, i documenti nei quali Wagner descrive le proprie priorità estetiche e il suono reale delle orchestre del tempo, si apre una prospettiva completamente diversa rispetto al Wagner che abbiamo ereditato nel Novecento. Tornare alle fonti è un dovere per ogni interprete, ma questa volta abbiamo potuto farlo con una profondità mai raggiunta prima».

Il progetto sta già influenzando altri direttori e altri teatri. Vi sentite dei pionieri?

Jan Vogler: «Non crediamo di avere trovato l'unica strada possibile. Speriamo però di avere aperto una discussione. Oggi ogni direttore che arriva a Dresda mi chiede informazioni su questo Ring. Da Daniele Gatti ad Antonio Pappano, tutti vogliono sapere che cosa abbiamo scoperto. Per noi questo è già un successo. Un festival deve proporre progetti che spostino davvero il dibattito culturale».

I musicisti della Dresdner Festspielorchester (courtesy Dresdner Musikfestspiele)
I musicisti della Dresdner Festspielorchester (courtesy Dresdner Musikfestspiele)

Quanto sono determinanti gli strumenti originali?

Vogler: «Sono decisivi. Da violoncellista conosco perfettamente la differenza tra corde di budello e corde moderne, ma negli strumenti a fiato il cambiamento è ancora più radicale. Un corno dell'epoca di Wagner produce colori completamente diversi. Le scene che evocano il fuoco, l'acqua o la natura acquistano una forza narrativa incredibile. È come liberare colori rimasti nascosti per oltre un secolo».

Pensate che questo approccio possa diffondersi?

Vogler: «Lo speriamo. Pubblicheremo tutta la ricerca, restituiremo agli editori le partiture annotate e metteremo i materiali a disposizione di tutti. Ognuno sarà libero di farne ciò che riterrà opportuno. La ricerca appartiene alla comunità musicale».

Kent Nagano (ph Caramel, courtesy Dresdner Musikfestspiele)
Kent Nagano (ph Caramel, courtesy Dresdner Musikfestspiele)

Come si prepara un direttore d'orchestra ad affrontare Wagner con strumenti storici?

Nagano: «In realtà sarebbe sbagliato dire che mi sono preparato. Il processo è ancora in corso. È iniziato dieci anni fa come progetto accademico e, se vogliamo, trentacinque anni fa, quando diressi Wagner per la prima volta negli Stati Uniti. L'interpretazione non è mai definitiva: è una ricerca continua. Il nostro obiettivo iniziale era pubblicare studi musicologici, non realizzare necessariamente una nuova esecuzione. Poi il Dresdner Musikfestspiele ci ha dato l'opportunità di trasformare quella ricerca in suono».

Quali momenti della Tetralogia cambiano maggiormente grazie agli strumenti originali?

Nagano: «L'inizio del Siegfried è impressionante. Abbiamo utilizzato una controtuba autentica degli anni Sessanta dell'Ottocento. Non possiede la precisione degli strumenti moderni, ma crea un suono misterioso, pieno di ombre e sfumature, perfetto per evocare Fafner. Molti spettatori ci hanno detto di non avere mai percepito quella scena in modo così inquietante».

«Un altro esempio riguarda le Figlie del Reno nel finale del Götterdämmerung. Normalmente tendiamo a sentirle come un trio omogeneo. In realtà Wagner scrive tre personalità differenti. Recuperando il rapporto tra parlato e canto emerge chiaramente il carattere di ciascuna di loro».

«Infine Waltraute. È una scena spesso sottovalutata. Abbiamo cercato di capire davvero cosa intendesse Wagner quando scriveva "senza vibrato". Non significa eliminarlo, ma usarlo come strumento espressivo, non come abitudine costante. Così il dialogo tra le due sorelle acquista un'intensità drammatica completamente nuova».

I musicisti del Concerto Köln (courtesy Dresdner Musikfestspiele)
I musicisti del Concerto Köln (courtesy Dresdner Musikfestspiele)

Dopo Ravello il progetto proseguirà?

Vogler: «Sì. Ravello rappresenta per noi una tappa simbolica, anche per il legame storico con Wagner. Naturalmente eseguire all'aperto presenta sfide acustiche diverse, ma il luogo possiede un valore artistico unico. Più in generale, credo che il XIX secolo abbia ancora moltissimo da raccontare. La ricerca sulla prassi esecutiva si è concentrata soprattutto sul Barocco e sul Classicismo; il Romanticismo è rimasto indietro. È arrivato il momento di riscoprirlo con la stessa attenzione».

Che cosa sperate lasci questo progetto?

Vogler: «Che nuove interpretazioni avvicinino anche un pubblico giovane. Abbiamo visto ragazzi uscire entusiasti da concerti di Wagner, cosa che pochi anni fa sembrava impensabile. Se la ricerca riesce a mantenere viva la musica classica, allora ha davvero raggiunto il suo obiettivo». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 03/07/2026 17:08
Ultimo aggiornamento: 17/07/2026 19:53
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