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Intercos, parla l’ad Renato Semerari: M&A nel radar. Per gli analisti il titolo è a sconto del 28%

Intercos, colosso della bellezza, scambia appena sopra il valore di ipo e a forte sconto sui concorrenti esteri.  Intanto il gruppo pensa all’M&A negli Usa. Parla il ceo Semerari

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Intercos, parla l’ad Renato Semerari: M&A nel radar. Per gli analisti il titolo è a sconto del 28%

A quasi cinque anni dalla quotazione, Intercos, gruppo globale del beauty, resta fermo ai valori di quotazione. Eppure Mediobanca Research, in un report di avvio copertura del titolo scritto a metà gennaio definisce la società da 1,2 miliardi di capitalizzazione «La formula segreta della bellezza». Il gruppo, che ha la sede operativa ad Agrate Brianza, si è quotato a novembre 2021 ad un valore di 12,5 euro per azione restando sotto tali livelli fino a fine gennaio, quando è salito a 12,54 euro dopo una corsa del 14,4% in un solo mese. Il giudizio assegnato dagli analisti di Mediobanca è outperform e il prezzo obiettivo di 15 euro.

Il consenso degli analisti vede il titolo oltre 16 euro

Il consenso invece degli esperti raccolto da Bloomberg si posiziona più in alto, a 16,07 euro. Il che implica un possibile rialzo dei titolo del 28% rispetto i prezzi attuali. A questo si aggiunga che Intercos è un gioiellino del settore industriale italiano che rientra nell'indice Ftse Italia Mid Cap e quindi è pienamente in target con il Fondo Nazionale Strategico Indiretto messo a punto dal Mef, assieme a Cdp, per investire a lungo termine nelle pmi di Piazza Affari alzando la liquidità e il numero di scambi. L’Fnsi inizia a investire a febbraio.

Azionisti di spessore

I maggiori azionisti di Intercos sono Dario Gianandrea Ferrari con il 32,17% (fondatore e presidente, resta il socio di riferimento), mentre Cp7 Beauty Luxco detiene il 13,3% (è il veicolo legato al fondo L Catterton), Gic, il fondo sovrano di Singapore, ha in portafoglio 5,929%, a seguire NN Insurance Belgium col 4,251%. Il flottante è elevato, si colloca al 44,32%. Con quote fino al 3% vi sono po investitori istituzionali importati a partire da NN Leven (una delle principali compagnie di assicurazione vita olandesi), Vanguard, Amundi, Deka e Norges Bank.

Cambi volatili

Uno dei temi che può incidere sul settore industriale in questi mesi è la forte volatilità dei cambi, col dollaro in decisa debolezza. «Il cambio incide sul bilancio di gruppo, ma avendo diverse sedi produttive nel mondo, tendiamo a vendere localmente ciò che produciamo in quel Paese», spiega Renato Semerari, ad di Intercos, a Milano Finanza. E questo, per esempio, «costituisce un hedging naturale sul cambio. Fatto che ci permette di evitare l’acquisto di derivati (costosi) a copertura del rischio di cambio. In realtà l'impatto più importante lo avvertiamo dallo yuan cinese e dal won coreano». Il mercato di Intercos è legato all'amore per la bellezza, riprende Semerari, «è sempre esistito e così sarà anche in futuro. Negli ultimi 10 anni è cresciuto del 4/5% come fosse una utility. Ora esce da due anni non brillanti dovuti al rallentamento interno della Cina dopo un lungo periodo di crescita elevata». Oggi il Paese sta cambiando, avverte il manager, anche i marchi interni hanno «alzato la qualità del prodotto e apprezzano sempre di più l’innovazione di Intercos. Noi siamo storicamente molto forti nei segmenti Prestige e Luxury che da sempre ricercano innovazione e qualità e che hanno tendenzialmente margini migliori del Mass market visto che non ci chiedono di comprare il packaging dei loro prodotti».

La ripresa della Cina

Nel secondo semestre 2025 il gruppo di Agrate Brianza ha registrato una ripresa «del +5% nel mercato cinese, a medio termine dovrebbe tendere verso un +6/8%. Nel 2025 l'area più complessa sono stati gli Usa, dove la consumer confidence è scesa ai minimi degli ultimi dieci anni. Del resto la situazione geopolitica è complessa, le guerre in Ucraina, a Gaza, le continue minacce di dazi creano incertezza», nota Semerari. Che tuttavia prevede «un 2026 migliore negli Usa, soprattutto a partire dal secondo semestre se la Fed taglia i tassi perché incidono su diverse voci di spesa quotidiane, ad esempio anche sugli interessi dei prestiti universitari». Quanto all'Europa, l'area è entrata in fase di rallentamento in ritardo rispetto a Cina e Usa. E qui Semerari si aspetta «comunque un anno di leggera crescita».

M&A negli Usa su società fra 50 e 200 milioni di ricavi

Intercos ha da anni un livello di debito inferiore all’ebitda, molto contenuto anche dopo lo stacco della cedola che si colloca al 30-40% del payout. «Nel frattempo, abbiamo avviato un piano di buyback fino al 4% del capitale che terminerà a fine 2026 perché riteniamo che il titolo sia sottovalutato», nota l’ad. «Grazie al debito sotto controllo, possiamo fare M&A con le nostre forze. Uno degli obiettivi prioritari è di dotarci di capacità produttiva nel segmento Skincare (soprattutto Spf, la protezione solare) e Haircare in America, dove stanno nascendo molti marchi emergenti interessanti». Da tempo il gruppo si guarda attorno e «abbiamo fatto anche diverse offerte ma non sono andate a buon fine per la sostanziale differenza che esiste fra i multipli delle società quotate e le richieste delle aziende non quotate», nota Semerari, «l'ultima volta era il doppio. Se noi siamo valutati 7-8 volte l'ebitda, negli Usa chiedono 15 volte. Ed è molto costoso costruire ex novo stabilimenti, così come costruire teams efficaci, per cui non ci si può aspettare di raggiungere break even prima di 6-7 anni». In vista di acquisizioni, Intercos guarda «ad aziende fra 50 e 200 milioni di ricavi: ce ne sono molte sul mercato Usa», conclude il manager. Mediobanca Research calcola che il titolo viaggia con uno sconto a doppia cifra rispetto ai concorrenti globali e alla media storica della società. Gli esperti si aspettano che la crescita dei ricavi accelererà nel 2026 e supererà il 6% nel 2027-28 con un graduale aumento dell’ebitda margin fino a toccare il 14,5% nel 2028. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 30/01/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 06/02/2026 10:49
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