BeautyIl mercato frena sulle valutazioni e il beauty mette in pausa le ipo
Rallentano le quotazioni nel settore dopo Puig, Douglas e Galderma, riflettendo una fase di riassestamento. «Esiste un divario tra le aspettative di stima delle società e ciò che la borsa è disposta a riconoscere», spiega Kearney a MFF. Gli esperti vedono tra i candidati marchi dermocosmetici, brand digital-native e fornitori della filiera
Non è crisi, è riassestamento. Si allarga il divario tra aziende e borsa nel settore beauty. Le nuove quotazioni sono evidentemente scarseggiate nell’ultimo anno e mezzo, dopo un 2024 scoppiettante che ha visto ben tre ipo importanti nei primi cinque mesi dell’anno con protagoniste Puig, Douglas e Galderma. Ma lungi dal segnalare un calo di interesse verso il settore, «che resta uno dei pochi comparti consumer con crescita organica reale», il recente rallentamento delle ipo riflette piuttosto una fase di riassestamento.
«Si è aperto un divario tra le aspettative di valutazione delle aziende e ciò che oggi il mercato è disposto a riconoscere», spiega a MFF Marina Catino, partner di Kearney Italia. «Dal lato dei capital markets, gli investitori sono diventati molto più selettivi. Fino a poco tempo fa il mercato premiava la crescita del comparto nel suo complesso, oggi richiede visibilità molto maggiore su qualità della crescita, marginalità prospettica e difendibilità del modello. In particolare, le società sponsor-backed stanno rivalutando il timing di uscita. Con multipli più sensibili al rischio operativo, molte preferiscono attendere una finestra più stabile piuttosto che accettare uno sconto significativo rispetto alle aspettative». Negli ultimi due anni, chiarisce infatti l’esperta, il comparto beauty è cambiato strutturalmente.
Il modello tradizionale, basato su marketing e distribuzione, sta lasciando spazio a un modello guidato da efficacia, ingredienti attivi e velocità di innovazione. Anche lungo la filiera industriale si osserva una maggiore selettività. I brand non stanno riducendo i lanci, li stanno concentrando su piattaforme più scientifiche e difendibili, con cicli di sviluppo più rapidi e maggiore investimento in R&D. ??????Parallelamente è cambiata la domanda. Il consumatore si è polarizzato, con premium e value che crescono mentre si comprime il segmento medio. «Questo rende più complessa la lettura finanziaria delle aziende, perché non basta più crescere, bisogna dimostrare vantaggio competitivo, capacità di generare domanda diretta e ripetibilità della crescita, elementi che oggi incidono direttamente sui multipli di mercato», puntualizza Catino.
Per questo la pipeline di quotazioni esiste ma resta in attesa. «Molte società hanno risultati economici solidi, ma preferiscono rimandare piuttosto che affrontare una quotazione a valutazioni inferiori ai comparables recenti. Non è quindi una mancanza di candidati, è una fase di price discovery ancora incompleta tra emittenti e investitori». Le quotabili ideali per le prossime possibili ipo? Secondo l’esperta di Kearney è difficile indicare nomi specifici. «Più che le dimensioni, conterà il posizionamento. Il mercato appare oggi più ricettivo verso tre categorie, che sono le piattaforme dermatologiche e dermocosmetiche con forte credibilità scientifica, i brand digital-native con community proprietaria e capacità di generare domanda diretta e infine i fornitori tecnologici della filiera, dalla formulazione al packaging avanzato, che permettono agli investitori di esporsi alla crescita del settore con maggiore prevedibilità dei flussi», conclude Catino. (riproduzione riservata)?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????
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