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I dazi rallentano il beauty francese

Dai 22,5 miliardi di euro del 2024 ai 18,8 dei dieci mesi del 2025 (-16,4%), le vendite estere di cosmetici made in France attraversano una fase di decelerazione dopo un decennio di espansione a causa della tariffe Usa e del rallentamento cinese. Secondo un’analisi di Cosmetic valley, le esportazioni torneranno positive nel 2026 (+3%)

di Silvia Manzoni (Parigi)
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Una campagna Guerlain (courtesy Guerlain)
Una campagna Guerlain (courtesy Guerlain)

La cosmetica francese tira il freno dopo un decennio di crescita ininterrotta. A dirlo è la Cosmetic valley, primo polo cosmetico del mondo, che ha presentato a Parigi i risultati di un’inchiesta del cabinet Bersingéco, che rivela che nei primi dieci mesi del 2025 il valore delle vendite all’estero del comparto è sceso da 19 a 18,8 miliardi di euro. Nel 2024 le esportazioni avevano raggiunto 22,5 miliardi di euro, con un avanzo commerciale di 17,4 miliardi. La flessione è legata soprattutto alla guerra commerciale americana e al rallentamento dei consumi in Cina, che rappresentano due dei principali sbocchi per i prodotti delle aziende d’Oltralpe, che contano sia colossi come i gruppi L’Oréal, Chanel, Pierre Fabre dermo-cosmétique, Clarins e Rocher, passando per le divisioni beauty di conglomerati del lusso del calibro di Lvmh, sia realtà indipendenti come Caudalie o Sisley Paris.

Negli Stati Uniti, primo importatore mondiale di cosmetici, l’introduzione di nuovi dazi nella primavera del 2025 ha provocato un calo del 5,8% delle importazioni di settore nei primi nove mesi dell’anno. L’export è diminuito ancora più nettamente, con un -17% nei primi dieci mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Anche la Cina, secondo mercato globale, mostra segnali di debolezza. Dopo l’esplosione delle importazioni nel decennio scorso, il valore complessivo è sceso da oltre 24 miliardi di dollari nel 2021 a 16,3 miliardi nel 2024. Le esportazioni francesi, pur mantenendo una quota di mercato attorno al 25%, sono scese da 1,9 miliardi di euro nel 2023 a 1,8 nel 2024 e sono rimaste stagnanti nel 2025. A fare da contrappeso sono mercati come l’India, l’Indonesia, il Medio oriente e l’Unione europea. Proprio le vendite verso i partner comunitari sono cresciute del 4% nei primi dieci mesi del 2025. In particolare, Spagna, Paesi Bassi e Polonia compensano la debolezza tedesca, confermando il ruolo stabilizzatore del mercato Ue. Eppure, nonostante le difficoltà congiunturali, la Francia si mantiene il primo esportatore mondiale di cosmetici al mondo, con una quota del 14%, piazzandosi davanti a Usa, Germania, Corea del sud, Italia, Spagna e Cina.

I dazi rallentano il beauty francese

E le prospettive per questo 2026 sembrano essere rosee. «Per l’anno in corso stimiamo una crescita del 3% delle esportazioni (pari a 22,9 miliardi di euro, ndr)», ha spiegato a MFF Marc-Antoine Jamet, p«Un dato positivo, seppure lontano dal ritmo medio del +7% annuo registrato tra 2015 e 2024». Nel frattempo, il settore reagisce a questo periodo d’incertezza facendo sistema, varando la strategia Régénération. «Si tratta di un approccio olistico che integra competitività industriale, transizione ecologica, rafforzamento delle competenze, innovazione collaborativa e proiezione internazionale», ha evidenziato Jamet. Obiettivo, preservare quell’ecosistema beauty che è fiore all’occhiello dell’industria francese, sostenendo in particolare le pmi e i subfornitori, oggi sotto pressione per costi, logistica e potenziamento del quadro normativo a carico delle imprese. Rafforzando in parallelo anche le alleanze, in primis con l’Unione europea. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 18/02/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 18/02/2026 19:00
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