BusinessH&M, vendite stabili nel secondo trimestre a circa 5 miliardi di euro
Il gruppo svedese del fast fashion è penalizzato dal rafforzamento della corona svedese, che incide sul risultato reported (-3,3%). L’utile operativo si attesta a 534 milioni con un margine del 10,8%. Prosegue la razionalizzazione della rete retail, mentre l’e-commerce supera il 30% del fatturato
H&M archivia un secondo trimestre a due velocità. Se le vendite a cambi costanti restano sostanzialmente stabili, il rafforzamento della corona svedese pesa sui ricavi reported, in calo del 3,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel trimestre chiuso al 31 maggio, il gruppo svedese del fast fashion ha registrato un fatturato di 54,82 miliardi di corone svedesi (pari a circa 4,96 miliardi di euro al cambio di oggi), rispetto ai 56,71 miliardi di corone (circa 5,13 miliardi di euro) dell’anno precedente. L’utile lordo si è attestato a 31 miliardi di corone svedesi (circa 2,81 miliardi di euro), con un margine lordo del 56,6%. L’utile operativo ha raggiunto i 5,9 miliardi di corone svedesi (circa 534 milioni di euro), corrispondente a un margine operativo del 10,8%.
L’amministratore delegato Daniel Ervér ha affermato che le vendite nel secondo trimestre sono state inferiori alle previsioni, ma che ora l’azienda si sta concentrando sulla redditività e sulla riduzione delle scorte. «Le vendite nel trimestre sono state leggermente inferiori al previsto, mentre la redditività e la situazione delle scorte si sono sviluppate bene», ha commentato il ceo. «Il miglioramento della redditività e l’aumento della produttività delle scorte sono in linea con il nostro lavoro a lungo termine volto a gettare le basi per una crescita sostenibile e redditizia».
La flessione si inserisce nel percorso di razionalizzazione della rete retail avviato dal gruppo, che ha continuato a chiudere i punti vendita con performance inferiori alle attese. A fine periodo, il numero di negozi risultava inferiore di circa il 3% rispetto a un anno fa, nell’ambito della strategia volta a semplificare la rete distributiva e incrementare le vendite a prezzo pieno. Allo stesso tempo, il gruppo si sta espandendo in nuovi mercati, in particolare in America Latina. Nel corso del trimestre l’azienda ha inaugurato il suo primo negozio a Rio de Janeiro e il flagship store di Hamngatan a Stoccolma è stato riaperto.
Per l’intero esercizio 2026, H&M prevede un impatto leggermente positivo sulle vendite derivante dall’ottimizzazione della rete retail. All’inizio del terzo trimestre, le vendite a cambi costanti si mantengono stabili e sono attese in linea con lo stesso periodo dell’anno precedente. Prosegue inoltre la crescita dell’e-commerce, che rappresenta oggi poco più del 30% del fatturato del gruppo. Per i marchi del portafoglio, le vendite nette del secondo trimestre sono diminuite del 7% a cambi costanti rispetto allo stesso periodo del 2025. Il risultato riflette, tra gli altri fattori, la chiusura dei negozi Monki avvenuta lo scorso anno e una maggiore focalizzazione sulle vendite a prezzo pieno nel corso del trimestre. Per il mese di giugno 2026, il gruppo prevede un andamento sostanzialmente in linea con quello registrato nello stesso mese dell’anno precedente.
Infine, il gruppo ha affermato di non essere ancora stato influenzato dalla situazione in Medio Oriente. «L’azienda monitora attentamente gli sviluppi e le implicazioni per il commercio globale. Grazie alla buona flessibilità della catena di fornitura e alla bassa percentuale di trasporto aereo, è possibile adattare i flussi di merci alle mutate condizioni», ha affermato l’azienda. «Con 137 negozi gestiti tramite partner in franchising al 31 maggio, i mercati mediorientali rappresentano una piccola parte delle vendite totali del gruppo». (riproduzione riservata)
- Mostra l'andamento in borsa di H&M nel secondo trimestre 2026 e confrontalo con il settore del fast fashion.
- Genera un report programmato sulle future strategie di espansione di H&M nei mercati emergenti, come l'America Latina.
- Crea un report sugli impatti della fluttuazione del cambio delle valute sulle aziende internazionali nel settore retail.