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Culture

Gaëlle Drevet: «The Frankie shop è un work in progress»

«Il brand è un fenomeno perché cerchiamo sempre di spingerci oltre», spiega a MFF-Magazine For Fashion 127 la founder del marchio americano virale sui social, grazie ai suoi blazer oversize e cappotti strutturati. Tra i prossimi step, «l’apertura a settembre di una boutique a Milano e un’ambassador per la campagna»

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Un ritratto di Gaëlle Drevet (courtesy The Frankie shop/foto Josh Chang)
Un ritratto di Gaëlle Drevet (courtesy The Frankie shop/foto Josh Chang)

The Frankie shop compie dieci anni. Un anniversario importante che il marchio ha festeggiato con un party a Parigi, con un tocco di irriverenza e ironia. «Non prendo la moda troppo sul serio, non mi vedrete mai fare una cena formale», racconta a MFF-Magazine For Fashion la founder Gaëlle Drevet. Ex giornalista, francese di origini ma newyorkese d’adozione, Drevet ha dato vita a un brand diventato fenomeno virale sui social, capace di conquistare generazioni trasversali grazie a un guardaroba essenziale ma riconoscibile, fatto di blazer oversize, cappotti dalle spalle strutturate e capi pensati per accompagnare la vita quotidiana. Il prossimo step? L’apertura a settembre di una boutique a Milano in via San Pietro all’orto, come anticipato in questa intervista.

Dieci anni di The Frankie shop. Come spiega questo fenomeno?

Un fenomeno? Ok, grazie per avermelo fatto notare (ride). Scherzi a parte, credo sia ancora un work in progress. Penso che dieci anni siano solo un numero. In questo lasso di tempo abbiamo avuto il Covid, molte situazioni complicate da affrontare. Penso che il successo dipenda dal fatto che sono rimasta fedele a ciò che Frankie è fin dall’inizio.

Se dovesse definire Frankie, chi sarebbe?
È una persona sicura di sé. Usa la moda al proprio servizio ed è davvero lei al centro di questa storia e di questo successo. Penso che il fatto di essere una donna aiuti un po’ a capire le sfide della vita. È qualcosa di molto personale, forse. Molto umano.

Che cosa ha contribuito alla crescita del marchio in questi anni?

Sono sempre stata molto chiara su quanto potevamo fare in ogni momento. Quindi penso che il pubblico abbia visto il percorso in modo molto realistico. E poi, ovviamente, il successo viene dal prodotto. Se Frankie è un fenomeno è anche perché cerchiamo davvero di creare ottimi prodotti, interessanti, diversi, a buon prezzo e con tessuti speciali. Ma non ci adagiamo mai sugli allori. Cerchiamo sempre di spingerci oltre.

Come si articola il processo creativo?

Ogni stagione imposto il tono di ciò che potrebbe entrare nel guardaroba. Per esempio, ora in primavera serve un trench corto. Serve anche un trench lungo, ma secondo me il corto è più interessante, più moderno. Guardo molto anche il telefono. Mi ispiro tanto alle persone. E poi ovviamente ci sono anche le sfilate. Assimili così tante immagini che, tra migliaia, improvvisamente qualcosa emerge. È come una digestione creativa.

Qual è lo spazio nel mercato per brand come il suo?

Penso che ci sia spazio per un brand con prezzi ragionevoli. Io non faccio pagare ai clienti i miei cartelloni pubblicitari. Preferisco guadagnare vendendo più pezzi.

Di quale pezzo va più orgogliosa?

Adoro i miei bomber con le spalle strutturate. Qualsiasi cosa con una spalla forte rende la vita più facile. Poi c’è il Gaia coat, che vendiamo tantissimo. Prezzo ottimo, buona qualità e silhouette strong: è una combinazione magica. E poi gli Hayla jeans, con una chiusura particolare che rende interessante un denim normale.

Ricorda il primo capo che ha creato?

Sì, l’oversized blazer. Fin dall’inizio siamo stati molto ispirati dal menswear. L’idea era quella di portare il blazer vintage a un pubblico più ampio. Ma con le taglie giuste, non semplicemente prendendo un blazer da uomo.

Perché ha deciso di presentare per la prima volta alla stampa?

Volevamo presentare il progetto in modo più formale e incontrare i giornalisti. Frankie è cresciuto. E io mi sentivo più pronta a mostrare l’intera collezione.

Le piacerebbe sviluppare borse e scarpe?

Sì, dobbiamo farlo. È incredibile non avere ancora una borsa, stiamo cercando una persona per sviluppare questa categoria. Ma quando faccio qualcosa voglio farla bene. Abbiamo delle pouch da due o tre anni. Sono quasi l’introduzione alla borsa Frankie.

Come celebrerà questo compleanno?

Ho iniziato con una festa. Non prendo la moda troppo sul serio. Non mi vedo a fare una cena super formale, preferisco qualcosa con un po’ di umorismo.

Quando aprirete il primo negozio in Italia?

A settembre inaugureremo in via San Pietro all’orto a Milano, durante la fashion week. Sono felice, perché gli italiani hanno un gran senso della moda.

Altri progetti all’orizzonte?

Vorrei un ambassador per la campagna. Sto pensando ad alcuni nomi.

Come vede il futuro del brand?

Mi piacerebbe che crescendo le cose diventassero più fluide per chi lavora qui. Spero di continuare ad avere successo, aprire più negozi e, soprattutto, di continuare a creare prodotti che le persone amano. Forse un giorno aprirò anche un Frankie hotel. È bello sognare, pensare fuori dagli schemi e imparare dai propri errori.

Lei è molto positiva.

Lo devo molto alla mia vita in America. Quando vivi a New York, impari ad avere quella mentalità. Se ce la fai lì, puoi farcela ovunque. Niente problemi, solo soluzioni. Lo dico sempre. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 26/04/2026 11:00
Ultimo aggiornamento: 26/04/2026 11:00
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