BusinessFlaminia a +18% sfida il costo energetico
Il rincaro di gas ed energia ha dimezzato gli utili dell’azienda, che ha però chiuso in attivo. E per l’anno in corso stima una crescita a 24 milioni

Il conto energetico pesa sul comparto ceramico e l'ambito sanitario non fa eccezione. Ceramica Flaminia, azienda leader nei sanitari di design, è comunque riuscita a mettere a segno un risultato positivo sia in termini di fatturato, salito da 19,5 a 23 milioni di euro (+18%), sia di utile netto, superiore al mezzo milione di euro. Augusto Ciarrocchi, presidente della società fondata nel 1954 come realtà costituita da operai fuoriusciti da altre fabbriche del territorio, evidenzia in particolare il forte aumento del costo del gas metano (+600%), che ha contribuito a dimezzare la voce profitti.
Inoltre, il balzo esponenziale dell'energia elettrica nell’ultimo quadrimestre dell’anno ha inciso negativamente per circa 700mila euro a parità di consumi. Ciononostante, per l'anno in corso, Flaminia prevede un incremento di fatturato ad oltre 24 milioni di euro e un risultato economico nuovamente in attivo. «Il mercato dell’arredobagno», ha precisato Ciarrocchi, «sta vivendo un momento favorevole con una domanda, per quel che ci riguarda, di articoli sanitari in ceramica e di complementi per il bagno. Sconta però le difficoltà per l’approvvigionamento delle materie prime di questi ultimi articoli, con conseguenti ritardi di consegna». L'emergenza commodities viene affrontata dilatando ove possibile i termini di consegna.
«I rincari sono stati scaricati in parte aumentando i nostri prezzi di vendita a listino, ma questa è un’operazione pericolosa perché rischia di ampliare la differenza con i produttori dei paesi con minore impatto del costo dell’energia e della manodopera», ha poi aggiunto il presidente dell'azienda laziale. L'Italia continua a essere il mercato di riferimento per Flaminia, con oltre il 75% delle vendite complessive.

«La compressione del nostro export rispetto al 2020 è frutto di scelte di politica aziendale e della necessità di soddisfare una domanda del mercato nazionale in costante crescita», ha concluso Ciarrocchi, evidenziando come la crescita dei costi di trasporto renda meno competitivo il prodotto made in Italy in estremo oriente. (riproduzione riservata)