BeautyEstée Lauder riaccende il dossier M&A nel secondo anno del turnaround
Sotto la guida del ceo Stéphane de La Faverie, il gruppo beauty valuta nuove acquisizioni e una razionalizzazione del portafoglio per rafforzare crescita e marginalità. Segnali positivi da Cina e Usa, mentre resta l’incognita legata ai dazi dell’era Donald Trump
Nel secondo anno del piano di turnaround, The Estée Lauder companies torna a guardare con decisione alle acquisizioni. Il gruppo beauty statunitense, impegnato in una fase di rilancio dopo un periodo segnato da pressioni su quote di mercato e marginalità, sta riesaminando il proprio portafoglio con un approccio selettivo e strategico. A ribadirlo è stato il ceo Stéphane de La Faverie, che in un’intervista a Bloomberg tv ha sottolineato come la società intenda «restare parte della discussione sulle operazioni di M&A».
La strategia prevede sia l’acquisizione di nuovi marchi sia l’incubazione e lo sviluppo di brand interni ad alto potenziale, in un’ottica di rafforzamento competitivo in un mercato globale sempre più affollato. Il manager ha assunto la guida del gruppo in una fase delicata, caratterizzata dalla perdita di quota negli Stati Uniti e dalla debolezza delle vendite in Cina. Tuttavia, nonostante il contesto complesso, il titolo ha messo a segno un rialzo superiore al 50% negli ultimi dodici mesi, pur registrando una recente frenata dopo una guidance giudicata sotto le attese degli investitori.
Sul fronte geografico, secondo quanto riportato dal manager la Cina avrebbe inaugurato l’anno con un avvio «molto forte», soprattutto nel segmento fragranze. Negli Stati Uniti, invece, brand come The ordinary stanno evidenziando performance positive, segnale di una rinnovata capacità di intercettare il consumatore. Parallelamente alle possibili acquisizioni, il gruppo starebbe valutando anche una razionalizzazione del portafoglio, con la cessione di marchi meno performanti per aumentare la focalizzazione strategica. Tra i nomi citati dagli analisti figurano Too faced, Smashbox, oltre a label skincare come Origins e Darphin.
Resta inoltre sullo sfondo l’incognita legata alla decisione della Corte suprema degli stati Uniti di annullare i dazi introdotti dall’amministrazione Donald Trump. In precedenza, il gruppo aveva stimato un impatto negativo sulla redditività di circa 100 milioni di dollari (pari a circa 84,7 milioni di euro al cambio di oggi), concentrato principalmente nei sei mesi successivi.
«Non si può controllare la geopolitica», ha dichiarato de La Faverie. «Ma possiamo controllare il modo in cui gestiamo il nostro business e reagiamo a ciò che accade nel mondo». Una linea pragmatica che sintetizza l’approccio del gruppo, tra disciplina finanziaria, flessibilità operativa e, soprattutto, shopping mirato per tornare a crescere con slancio. (riproduzione riservata)
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