BeautyEstée Lauder, perché è sfumato il maxi polo da 40 miliardi con Puig
L’interruzione delle trattative mette fine a un progetto che avrebbe dato vita a un colosso globale del luxury beauty A far saltare i negoziati sarebbero stati disaccordi tra le famiglie, fughe di notizie e le richieste di Charlotte Tilbury in merito ai termini della sua quota di minoranza. A festeggiare sono stati gli azionisti a Wall street
Fughe di notizie, disaccordi tra le famiglie Lauder e Puig per il controllo. E poi alcune richieste, tra cui erano trapelate quelle della make-up artist Charlotte Tilbury in merito ai termini della sua partecipazione di minoranza. È stato un insieme di cause a determinare la conclusione in un nulla di fatto dei negoziati in corso tra The Estée Lauder companies e Puig per una fusione strategica. Almeno cinque fonti con conoscenza diretta dell’operazione lo hanno riferito a Reuters, non facendo altro che confermare le indiscrezioni della stampa spagnola circolate nelle ultime settimane.
Non vedrà dunque la luce il maxi polo della cosmetica e delle fragranze di lusso da 40 miliardi di dollari di fatturato aggregato che avrebbe potuto ridisegnare lo scenario beauty globale e meglio competere con un colosso come il francese L’Oréal. Il gigante a stelle e strisce e il gruppo catalano stavano finalizzando i dettagli del deal quando, nella tarda serata di giovedì, i colloqui sono naufragati. Secondo le fonti citate dall’agenzia di stampa internazionale, il presidente Marc Puig avrebbe telefonato a New York al presidente della società americana, William Lauder, per valutare il rapido deterioramento della situazione. A seguito della telefonata, è apparso chiaro agli advisor di entrambe le parti che le possibilità di raggiungere un accordo fossero ormai nulle e che le trattative fossero giunte al capolinea.
Eppure, secondo una delle fonti citate, i consulenti di Estée Lauder avevano lavorato fino al fine settimana precedente alla valutazione di Puig, richiesta dall’antitrust spagnola, e le discussioni tra i due player del settore cosmetico, confermate con un comunicato congiunto solo il 23 marzo, erano in realtà iniziate già a fine 2025. A complicare ulteriormente il successo dell’operazione è stata poi l’avversione degli investitori del gruppo di New York, che hanno manifestato il loro disappunto fin dalla conferma ufficiale delle trattative in corso. In pochi giorni, il titolo Estée Lauder ha bruciato oltre 20 punti percentuali a Wall street, prima di tornare ai livelli della fine di marzo nelle prime sedute di questo mese.
Fin da subito, infatti, il mercato ha giudicato la potenziale operazione più favorevole per Puig che per Estée Lauder, che si temeva potesse perdere di vista il piano di rilancio pluriennale. Non per niente, se al momento dell’annuncio le azioni del gruppo di Barcellona hanno iniziato a correre alla borsa spagnola, nella seduta successiva al no deal si è verificato l’opposto, con le azioni Estée Lauder schizzate fino a +15% già nel pre-market di venerdì scorso e Puig che ha lasciato sul terreno il 14%.
Anche gli analisti hanno giudicato prudente la fine delle trattative, concordando sul fatto che l’indipendenza garantisca alla società Usa una maggiore flessibilità nel perseguire altre acquisizioni e maggiori possibilità di tornare in carreggiata dopo anni di numeri in flessione legati alla maxi acquisizione da 2,8 miliardi di dollari di Tom Ford international, finalizzata nel 2023. Lo stesso ceo Stéphane de La Faverie ha affermato che la sua priorità, nell’ambito della ristrutturazione Beauty reimagined, è quella di risanare innanzitutto la crescita organica. «Se da un lato l’operazione avrebbe potuto consolidare la posizione di Estée Lauder nelle fragranze, dall’altro eravamo scettici date le dimensioni della potenziale transazione e la distrazione che avrebbe potuto rappresentare per il management nel pieno del turnaround in corso», hanno concluso gli analisti di Morningstar. (riproduzione riservata)
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