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Estée Lauder corre a Wall street dopo il no deal con Puig, che cede il 15%

Gli azionisti del gigante beauty americano, in fase di rilancio dopo trimestri complessi, sono apparsi sollevati fin dal pre-market dopo la chiusura delle trattative per una possibile fusione con il gruppo catalano. A Madrid invece il titolo della società di Barcellona è in marcato calo fin dall’avvio di seduta

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Una campagna Estée Lauder (ph official website)
Una campagna Estée Lauder (ph official website)

Corrono a due velocità i titoli The Estée Lauder companies e Puig all’indomani del no deal. Gli azionisti del gigante beauty americano sono apparsi sollevati fin dal pre-market di venerdì dopo che, giovedì sera, le due società hanno fatto sapere al mercato, tramite un comunicato congiunto, che le trattative si sono concluse e che le aziende non hanno raggiunto un accordo per procedere con una potenziale fusione delle rispettive attività. Gli azionisti di Estée Lauder hanno applaudito la notizia con un +11% prima dell’apertura della borsa di New York. Umore opposto in Spagna dove il titolo Puig, che dopo l’annuncio del 23 marzo aveva guadagnato oltre 17 punti percentuali, fin dall’avvio di seduta cede il 15%.

Le azioni della controllante di Estée Lauder, Mac e Tom Ford erano invece crollate notevolmente negli ultimi due mesi dall’annuncio. Una reazione che rifletteva i timori degli investitori sulla capacità di Estée Lauder, già nel mezzo di una fase di rilancio pluriennale, di sostenere l’integrazione del gruppo catalano da 5 miliardi di ricavi 2025. «La potenziale acquisizione di Puig farebbe deviare Estée Lauder dalla sua rotta», avevano avvertito gli analisti di Barclays.

Stando alle valutazioni di Morningstar la fusione con Puig, se portata a termine, avrebbe spinto la quota di mercato di Estée Lauder nel settore dei profumi premium dal 6% al 15%, secondo Euromonitor, seconda solo al 16% di L’Oréal. «Tuttavia, ravvisiamo alcune difficoltà legate alle dimensioni dell’operazione e al rischio che questa possa distrarre il management di Estée Lauder nel pieno di un processo di risanamento», avvisano gli esperti. «Considerata la market cap di Puig di 9 miliardi, la potenziale fusione è significativamente più grande della precedente operazione più importante di Estée Lauder, ovvero l’acquisizione di Tom Ford nel 2023 per 2,8 miliardi di dollari. Siamo scettici sul fatto che il management possa portare a termine una fusione di tali dimensioni in modo da creare valore per gli azionisti».

Non sono state fornite le motivazioni dietro alla decisione di concludere con un nulla di fatto le trattative. Secondo indiscrezioni di stampa, i colloqui si sarebbero arenati su diversi problemi, tra cui la suddivisione dei poteri tra le famiglie Lauder e Puig, il numero di rappresentanti in cda e complicazioni legate al fatto che l’imprenditrice e make-up artist Charlotte Tilbury, fondatrice del brand omonimo di cosmetici premium controllato da Puig, avrebbe tentato di rinegoziare le condizioni del riacquisto della sua partecipazione. (riproduzione riservata)

 

Orario di pubblicazione: 22/05/2026 13:20
Ultimo aggiornamento: 22/05/2026 15:00
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