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Culture

Con Edoardo e Angelo Zegna si fa strada la quarta generazione del gruppo di Trivero

Con il nuovo assetto di governance il marchio apre alla quarta generazione segnando un passaggio costruito nel tempo che intreccia eredità familiare, visione contemporanea e responsabilità, in continuità con una storia capace di evolvere senza mai perdere la propria identità

di Ursula Beretta
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Da sinistra, Edoardo e Angelo Zegna (courtesy Zegna)
Da sinistra, Edoardo e Angelo Zegna (courtesy Zegna)

«Preparare il futuro e dare forza alla prossima generazione di leadership», sono le parole che hanno accompagnato il nuovo assetto di governance di Zegna group voluto da Gildo Zegna ed effettivo dall’inizio del 2026, e raccontano una capacità profondamente radicata nei valori della famiglia. Quella stessa che oggi si ritrova nella sua nuova struttura che vede ai vertici del brand Zegna in qualità di co-ceo i fratelli Edoardo e Angelo Zegna, quarta generazione di una dinastia illuminata e insieme eredi di una storia italiana capace di attraversare il tempo. E di trasformarlo.

Come successe nel territorio biellese, in quella Trivero che rappresentava storicamente il cuore del distretto tessile italiano e in cui la lavorazione della lana era un’attitudine alla vita prima ancora che un’attività, dove il giovane Ermenegildo Zegna fondò il proprio lanificio con un solo obiettivo, quello cioè di produrre i tessuti più belli del mondo. Era il 1910 e l’ambizione dell’imprenditore in erba si concentrò tanto sulla ricerca delle migliori materie prime, alpaca, mohair e cashmere soprattutto, che sul desiderio di competere con le grandi manifatture inglesi, da sempre culla della tradizione laniera, adottandone le tecnologie più all’avanguardia e i macchinari più avanzati.

E, naturalmente, declinando il tutto in chiave italiana. La sua visione si accompagnò poi a un’intuizione pionieristica che lo spinse, già negli anni 30, a esportare i propri tessuti negli Stati Uniti, segnando di fatto l’inizio di quella vocazione internazionale destinata a non interrompersi mai. Ciò che però distinse fin da subito quella che aveva preso sempre più i tratti di un’azienda intesa nel senso attuale del termine fu non solo la capacità imprenditoriale e lo sguardo lungo sul futuro, ma la sua concezione nel considerare l’impresa come un sistema di cui facevano parte, accanto alla produzione, il territorio, la comunità e l’ambiente. È in questo contesto che furono gettate le basi per quella che sarà poi chiamata Oasi Zegna, un’opera imponente di riforestazione e infrastrutturazione delle montagne attorno al lanificio, avviata in quegli anni con la piantumazione di centinaia di migliaia di alberi e la costruzione di strade, servizi e spazi condivisi.

Un'immagine dell'Oasi Zegna (courtesy Zegna)
Un'immagine dell'Oasi Zegna (courtesy Zegna)

Un gesto che non rispondeva a logiche economiche immediate, ma a una visione etica intesa come responsabilità verso il luogo in cui si operava e la comunità di cui faceva parte. Negli anni Sessanta la visione del fondatore, già trasmessa ai figli, si ampliò ulteriormente accompagnando il gruppo nel ready-to-wear maschile di alta gamma, e internalizzando la produzione per garantire che la qualità del tessuto si riflettesse nel capo finito. Prese così vita il progetto di un guardaroba completo, sartoriale ma industrializzato, in cui l’eccellenza restava un imperativo anche su larga scala, supportato da una crescita coerente e razionale, concentrata tanto sul prodotto quanto sul consolidamento nel mercato mondiale. Negli ultimi decenni, il Gruppo ha costruito una piattaforma unica nel lusso, fondata su una filiera interamente controllata e su un portafoglio di brand complementari, Zegna, Thom Browne e Tom Ford, e la quotazione alla borsa di New York nel 2021 ha segnato un ulteriore punto di svolta, proiettando Zegna in una dimensione ancora più globale senza mai alterarne la natura di family business. E con una costante, quella traiettoria precisa, quasi simbolica, rappresentata dalla strada che attraversa l’Oasi Zegna, metafora di un percorso virtuoso in cui impresa e responsabilità si intrecciano senza soluzione di continuità.

Una direzione chiara, che continua a guidare il gruppo nel presente, mentre ne proietta l’identità nel futuro senza il rischio di perdere il senso della propria eredità. La stessa che è alla base della decisione di Gildo Zegna, ora presidente esecutivo, che ha affidato ai suoi figli il ruolo di co-ceo percorrendo un itinerario preciso e costruito negli anni, per ricreare un equilibrio inedito e ricco di nuove declinazioni.

Del resto, Edoardo e Angelo Zegna possiedono, a detta del padre, competenze complementari rischiarate da una visione di lungo periodo perfette per supportare l’evoluzione del Gruppo e al contempo rafforzarlo ulteriormente. Merito, questo, dell’approccio visionario di Edoardo da una parte, perfetto testimonial di una generazione che ha fatto delle start up il modello a cui guardare, e della velocità di esecuzione di Angelo dall’altra, più concentrato sul prodotto e sulle sue ramificazioni.

Due percorsi diversi, ma cresciuti dentro un unico sistema di regole, preciso e avvalorato dal tempo, in cui l’ingresso in azienda non è mai stato un meccanismo automatizzato bensì regolato da un iter preciso, comprensivo di laurea, di esperienza triennale «fuori» e passaggio davanti a un consiglio indipendente. Due giovani che, fino ad ora, «hanno fatto più che bene», per citare le parole del padre, e che ora sono pronti a perseguirne l’operato.

Nato a New York nel 1986, Edoardo Zegna rappresenta l’anima più sperimentale della nuova fase del gruppo. Dopo gli studi alla Georgetown university, tra Georgetown college e McDonough school of business, ha scelto di costruire il proprio percorso lontano dall’azienda, tra Stati Uniti e Regno Unito. Dal 2011 al 2014 è stato head of product presso Everlane, startup di abbigliamento digitale con sede a San Francisco, dove ha assorbito un linguaggio fatto di tecnologia, venture capital e nuovi modelli di consumo.

E godendo della massima libertà perché il cognome che portava non ha mai rappresentato per lui l’imposizione di entrare in un mondo che ha scelto di approcciare in maniera personale e maturata nel tempo. Perché, come ricorda lui, a un certo punto ha sentito il bisogno di restituire alla famiglia quello che aveva ricevuto. Si era dedicato alla propria carriera, aveva vissuto il sogno americano e, nel 2014, era arrivato il momento per lui di fare ritorno all’ovile. Edoardo entrò dunque in Zegna come head of omnichannel, scalando rapidamente i ranghi fino a diventare Head of content and innovation e poi chief marketing, digital and sustainability officer.

Ruoli, questi, con i quali ha saputo contribuire a ridefinire l’approccio del brand e a costruire un legame emotivo più diretto con il consumatore grazie a uno sguardo che, inevitabilmente, si è discostato dalla tradizione del menswear italiano, per arrivare a una visione più aperta, ibrida e contemporanea. «Sono la quarta generazione Zegna e mi considero un custode», ha affermato recentemente. Ma un custode, verrebbe da aggiungere, capace di parlare il linguaggio del presente e di rileggere le parole del bisnonno con l’obiettivo di rendere accessibili al maggior numero di persone le cose più lussuose del mondo, seguendo un’idea che tiene insieme prodotto, territorio e responsabilità. In questo perimetro si inserisce uno dei cardini del suo pensiero, l’Oasi Zegna, che lui considera il vero lascito: «non fatto per fama o per profitto ma perché era la cosa giusta da fare». Che è la sintesi stessa del brand e dei suoi valori, un posto da conservare e proteggere affidandolo poi alle generazioni successive, una sorta di metafora di un percorso virtuoso più ampio, in cui impresa e responsabilità si intrecciano.

Accanto a lui, Angelo Zegna, nato nel 1988, rappresenta il contrappunto perfetto, più orientato alla struttura e all’esecuzione, forte di un percorso internazionale dopo la laurea alla Georgetown university e un mba alla Harvard business school. Le sue prime esperienze si svilupparono in Luxottica, tra São Paulo e New York, per poi proseguire in Bain & company a Mumbai, dove affinò competenze strategiche e analitiche. Entrato in Zegna come consumer and retail excellence director, Angelo ha progressivamente assunto ruoli di crescente responsabilità fino a diventare ceo della regione Emea e global client strategy director. Nel nuovo assetto, sarà lui a supervisionare sviluppo prodotto, merchandising e strategia commerciale, con l’obiettivo di consolidare la performance del brand sui mercati globali.

Insieme, Edoardo e Angelo incarnano una generazione che ha già dimostrato di saper «fare bene» e che oggi si trova a interpretare un’eredità complessa senza subirla, cresciuti tra sartorialità e digitale, tra tradizione e visione contemporanea, che si muove con naturalezza tra mondi diversi.

Di padre in figlio, ma senza automatismi, bensì attraverso un passaggio costruito nel tempo, fatto di responsabilità, di consapevolezza e di una domanda che resta aperta: come continuare a essere fedeli a un’idea, rendendola ogni volta nuova? E sempre rimanendo nel solco di un progetto imprenditoriale in cui la bellezza non è mai disgiunta dall’etica, e in cui il tessuto, materia viva e originaria, diventa il punto di partenza per immaginare il miglior mondo possibile, fatto di qualità assoluta, rispetto per le risorse e attenzione profonda per le persone. È da qui che prende forma quel linguaggio Zegna che, nel tempo, ha saputo fondere radici e innovazione, sartorialità e industria, uomini e territorio in un equilibrio armonico e riconoscibile in cui la stessa idea di lusso diventa cultura, paesaggio e pensiero. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 17/04/2026 18:09
Ultimo aggiornamento: 20/04/2026 10:53
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