CultureDai Dolce&Gabbana a Donatella Versace, tutti gli stilisti che interpretano se stessi nel film Il Diavolo veste Prada 2

Di alcuni si sapeva già, altri invece compaiono nel lungometraggio come vere e proprie sorprese, costruendo un mosaico di cameo che trasformano Il Diavolo veste Prada 2 in una passerella reale del sistema moda. Partendo dalla Milano fashion week, sono stati proprio Dolce&Gabbana a concedere l’accesso alla loro sfilata, con l’arrivo nel front row di Nigel e Miranda e soprattutto nel backstage di viale Piave, dove Domenico Dolce e Stefano Gabbana orchestrano un momento destinato a restare nella memoria pop: l’incontro tra Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly e Anna Wintour, musa originaria del personaggio letterario e cinematografico.

A seguire, Donatella Versace entra in scena con una battuta secca durante un lunch al Salumaio di via Montenapoleone, incrociando Emily Blunt nel ruolo della potentissima head of America di Dior. Nei giorni scorsi, la stilista ha confermato il suo consueto rapporto diretto con la camera anche nei momenti più mondani, fino alle apparizioni sul red carpet della première newyorkese. Restando tra Italia e luxury system, compare Brunello Cucinelli, che riceve Miranda alla sua presentazione e la accoglie tra celebrity e press. Una conferma dello star power acquisito dal creativo e imprenditore umanista, confermato dalla recente, grande première al Lincoln Center di New York del film di Giuseppe Tornatore Il visionario garbato.

Le sorprese si intensificano con Marc Jacobs, che accoglie Miranda a un fitting privato, pronto a rivedere accessori e styling per adattare l’immagine della protagonista alla sua visione estetica, in un gioco continuo tra moda e potere. Tra le apparizioni più inattese c’è quella di Francesco Scognamiglio, seduto accanto a Miranda in una scena di forte impatto narrativo, in cui l’editor in chief è costretta a scusarsi per alzarsi, in una scena chiave del racconto.

La cena di gala si svolge idealmente sotto il Cenacolo di Leonardo, in un gioco di citazioni culturali e simboliche. Qui compare anche Diego Dolcini, già visto da chi scrive nel grande show organizzato da Runway all’Accademia di Brera con performance di Lady Gaga, anche se nel montaggio finale del film la sua presenza resta più sfumata, quasi laterale rispetto alla costruzione complessiva della scena. Un intreccio di cameo che non funziona solo come elenco di presenze, ma come dichiarazione. La moda non è sfondo, è parte attiva della narrazione. (riproduzione riservata)
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