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Da Dr. Mike a Leo Crabtree e David Moltz, le rockstar dell’olfatto

Dall’Europa agli States, i nasi contemporanei sono artisti che creano accordi olfattivi in laboratori simili a studi di registrazione. Ecco chi sono i profumieri dietro le fragranze must have di brand come Room 1015, BeauFort London e D.S. & Durga

di Francesca Delogu
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Il profumiere Michel Partouche, noto come Dr. Mike (courtesy Room 1015)
Il profumiere Michel Partouche, noto come Dr. Mike (courtesy Room 1015)

Per loro il palco è invisibile, etereo come la materia con cui lavorano. Eppure riescono a orientare desideri, trend e business: sono i nasi contemporanei, compositori di note imprevedibili, artisti che creano accordi olfattivi in laboratori che spesso funzionano come studi di registrazione. Nell’epoca in cui la moda vive la sua fase più social, tra ipertrofia dell’ego, estetica del logo e narrazione di sé come prodotto principale, è in atto una trasformazione culturale senza precedenti: i profumieri stanno assumendo il ruolo simbolico che avevano un tempo i direttori creativi. Sono figure capaci di scolpire l’immaginario restando fuori scena, lavorando per sottrazione. D’altronde, la musica rende evidente che ci sono forme d’arte potenti, tentacolari, che non hanno bisogno di essere viste. Molti nasi suonano davvero, dal pianoforte ai sintetizzatori, fino alle chitarre distorte, riuscendo a trasferire il senso della scrittura di un brano, dall’introduzione al riff, dalla strofa alla dissolvenza finale, nell’invenzione di un profumo. Sono «anti-rockstar» che vivono dietro le quinte con il loro sapere vorace, trasversale, chimico, pronti a nuove sfide nella ricerca continua di qualità e originalità, dimostrando di saper parlare bene al mercato.

D’altro canto, in un mondo saturo di prodotti, una firma invisibile può definire la nostra presenza più radicalmente di un abito. Il trend delle fragranze artistiche crea ossessione anche tra i giovanissimi della generazione Alpha (i nati dopo il 2010): non a caso, le fan base della nicchia funzionano come comunità musicali, per fedeltà e appartenenza, con scambi di recensioni e collezionisti di edizioni limitate come fossero vinili rari. In questo contesto, David Seth Moltz rappresenta una perfetta sintesi tra cultura underground e visione imprenditoriale. Ex batterista della scena newyorchese, ha trasformato il proprio background musicale in linguaggio olfattivo grazie all’incontro con la moglie Kavi Ahuja Moltz, con cui nel 2008 ha fondato in un appartamento-laboratorio a Brooklyn D.S. & Durga, brand di fragranze che traducono sonorità, letteratura e paesaggi in essenze immersive accompagnate da liner notes, playlist e visual. «La musica e il profumo sono entrambi paesaggi invisibili con un’architettura ben definita. Sono effimeri per natura, ma possono essere registrati e imbottigliati per preservare il momento in cui vuoi che la magia sbocci», dice a MFF-Magazine For Fashion Moltz, che ha portato il marchio da etichetta fai-da-te a collaborazioni stellari con Barneys e Bergdorf Goodman, e persino con i mitici Duran Duran.

«Ho fatto un paio di performance che univano musica e profumo, e compongo brani per le fragranze, che poi pubblico su Spotify». I nasi sono dunque i songwriter del futuro? «Li vedo proprio come cantautori, perché lavorano dietro il prodotto: la maggior parte delle persone infatti non saprebbe nominarne nemmeno uno. Io forse sono un caso raro», continua Moltz, che adora la musica medievale, il blues e i Grateful dead. In costante rivoluzione creativa, il brand lancerà a marzo una nuova fragranza ispirata agli anni 90, periodo in cui David militava nelle band underground newyorchesi («Facevamo volantini per i concerti, suonavamo nelle coffee house locali e sognavamo di sfondare»): «Inserirò nella playlist di questo profumo il mix di alcune registrazioni di quando avevo tra gli 11 e i 14 anni». Vive a New York anche Ugo Charron, naso e musicista di origini franco-canadesi che lavora per Mane, gruppo francese leader nella produzione di fragranze e aromi. Strumenti, tastiere e amplificatori fanno da sempre parte della sua identità creativa: ha studiato pianoforte e chitarra classica e oggi ha una band immersiva, i Cosmic gardens (cercateli su Spotify, sono pazzeschi), con cui suona sintetizzatori e chitarra elettroacustica in un live multisensoriale.

«Sono come un camaleonte con le cuffie. Passo molto tempo a creare ascoltando brani. Assorbo texture, ritmi e atmosfere lasciando che colorino i profumi che immagino», dice Charron. «Ho capito piuttosto presto che il profumo, come la musica, ha la capacità di piegare il tempo e parla direttamente al corpo. Quando, più di dieci anni fa, ho scoperto la sinestesia, quell’intuizione ha trovato una spiegazione completa». Così, iniziando ad abbinare certi odori agli acuti o ai bassi, si sono aperte nuove possibilità inventive: «Credo che questo aiuti le mie creazioni a essere più multidimensionali», continua. «Con la band prendono vita il live e il profumo, il suono e l’odore che si evolvono fianco a fianco, due espressioni dello stesso linguaggio immateriale. Ogni show inizia dallo studio dello spazio, a partire dall’acustica, per poi stratificare suono, luce, profumo e talvolta gusto». Durante l’esibizione l’audience si lascia andare, perde il senso del tempo, si tuffa negli abissi dell’esperienza, un po’ come succedeva negli anni 60 durante le performance artistiche di Fluxus in cui venivano abbattuti i confini tra l’opera, l’artista e il pubblico. «I profumieri hanno l’intuizione e l’impatto culturale dei performer, ma lavorano con la precisione, la misura e l’ossessione di chi sta dietro al banco di missaggio: sanno che ciò che conta di più sono le frequenze che tengono tutto insieme», conclude Charron, che sta lavorando all’uscita dell’album dei Cosmic gardens tratto dallo show A quest to infinity.

Nasce invece all’incrocio tra la distorsione di una chitarra Gibson (il marchio di strumenti reso iconico da star come Jimmy Page dei Led zeppelin) e l’idea di un profumo come «soundtrack da indossare» il brand Room 1015, fondato da Michel Partouche, noto come Dr. Mike, musicista e farmacista. «La mia passione per le chitarre Gibson nasce dalle band che ascoltavo quando il rock era grezzo, emotivo, a volte eccessivo. Da musicista sono rimasto affascinato non solo dal suono ma da tutto ciò che circondava quegli strumenti: il legno consumato, le custodie in pelle, l’odore di metallo, sudore e tempo», racconta Partouche. Le fragranze, dallo spirituale Purple mantra, che richiama il viaggio dei Beatles in India, all’ultimo Love-o-matic, bouquet che sa di pulito ispirato alle lavanderie a gettoni, hanno sempre qualche ingrediente inatteso, perturbante: «La profumeria tradizionale spesso mira a rassicurare, io sono più interessato a provocare emozione, attrito. Per me il rock è un’attitudine. Significa rifiutare il comfort, scegliere l’intensità invece della sicurezza. Mi attraggono riferimenti viscerali, a volte inquietanti, perché riflettono la vita reale», dice Dr. Mike, che conclude: «Penso che i profumi stiano diventando più simili ad album che a singoli. Sono fatti di atmosfera, coerenza e intenzione più che di gratificazione immediata».

Anfibi vissuti, taglio pixie con le tempie rasate e il ciuffone scuro, sorriso crepuscolare, potrebbe sembrare uno dei Depeche mode: è il londinese Leo Crabtree, ex batterista dei Prodigy, fondatore e direttore creativo di BeauFort London, uno dei marchi più radicali della profumeria artistica britannica. Musicista, scrittore, figlio di una famiglia di artisti, psicologi e marinai, cresciuto su una barca sul Tamigi, Crabtree ha trasferito nelle composizioni olfattive la stessa tensione che anima il gothic rock e l’elettronica: turbolenza, smarrimento, desiderio di spingersi oltre. Appassionato di mappe navali, storia militare e iconografia marinaresca inglese, Crabtree ha creato una maison cult capace di spingere la profumeria britannica verso territori estremi e concettuali, esplorando le zone d’ombra della «britishness» in una produzione di nicchia: fragranze come Coeur de noir, cortocircuito di inchiostro nero, rum speziato, tabacco alla vaniglia, catrame di betulla e labdano spiazzano e tolgono punti di riferimento proprio come fanno certi pezzoni rock. Difficile avvicinare Crabtree e parlargli, preferisce esprimersi attraverso i suoi profumi. «I nasi sono anti-rockstar, ed è proprio questo che è interessante», conclude Michel Partouche. «Le figure creative di oggi plasmano la cultura attraverso intenzione, profondità e coerenza. Non cercano i riflettori: è meno una questione di ego e più di autorevolezza». Il paradosso è elegante. In tempi di sovraesposizione, forse il gesto più radicale è proprio scegliere il mistero, lasciando nell’aria qualcosa che continui a riverberare anche quando siamo già andati via. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 25/02/2026 16:00
Ultimo aggiornamento: 25/02/2026 16:00
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