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Coty riporta la produzione negli Stati Uniti per evitare i dazi

Sotto la pressione l’America first fiscale, la e spray volano in America, mentre Barcellona resta il cuore pulsante della rete

di Benedetta Migliaccio
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Coty (ph official website)
Coty (ph official website)

Il tema dazi ha delle ripercussioni anche nel beauty tanto che alcune società stanno studiando alternative efficaci al problema. Tra queste c’è Coty che ha deciso di trasferire parte della produzione negli Stati Uniti per evitare l’effetto delle tariffe di Trump

Oggetto dell’operazione sono le fragranze della categoria mass market, da Adidas a David Beckham, passando per Vera Wang oltre ai prodotti spray, destinati a essere realizzati direttamente negli stabilimenti nordamericani del gruppo. Un modo per blindare la catena e sfruttare appieno le capacità produttive locali, riducendo l’esposizione a tariffe che Coty stima in un impatto da 33 milioni di dollari (pari a circa 28 milioni di euro al cambio di oggi). Il gruppo starebbe valutando anche il trasferimento di alcune referenze entry-level della divisione prestige, sempre con l’obiettivo di ottimizzare la produzione negli Usa. 

Infatti, lo stabilimento di Granollers, alle porte di Barcellona, resta il più grande dell’intera rete industriale del gruppo e continua a essere definito dall’azienda un «pilastro fondamentale». Anzi, i volumi complessivi sono in aumento rispetto all’anno precedente.

Da qui passano i marchi iconici del portafoglio, da Calvin Klein a Hugo Boss fino a Gucci, almeno fino a ieri. Perché nel frattempo il gruppo ha incassato l’uscita di scena del marchio dal perimetro delle licenze, dopo che Kering ha ceduto il proprio catalogo beauty a L’Oréal, con un maxi deal da 4 miliardi.

Intanto per arginare l’effetto dazi, Coty ha messo in campo un piano di emergenza fatto di aggiustamenti di prezzo e tagli ai costi, con l’obiettivo dichiarato di proteggere la redditività. Missione non semplice perché nei primi sei mesi dell’esercizio in corso (chiusura al 31 dicembre 2025) le vendite sono scese del 2,6% a 3,34 miliardi di dollari (circa 2,9 miliardi di euro). Il secondo trimestre si è chiuso con una perdita di 116,2 milioni, contro l’utile di 30,6 milioni (circa 26 milioni di euro), dello stesso periodo 2024. Su base semestrale, il rosso è stato di 42,2 milioni (circa 36 milioni di euro), comunque in miglioramento rispetto ai 121,3 milioni (circa 105 milioni di euro), di un anno fa.

Tiene, seppur in affanno, la marginalità con un ebitda che nel secondo trimestre 2025 resta positivo a 330,2 milioni di dollari (circa 280 milioni di euro), nonostante la flessione del 15%. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 19/02/2026 11:49
Ultimo aggiornamento: 19/02/2026 14:50
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