CultureC.P. company svela una mostra sui capi d’archivio a Copenaghen
Il titolo «People make the clothes, clothes make the people» punta sul ruolo centrale del fattore umano in ogni fase del processo creativo. Al centro dell’esposizione, in scena durante la locale fashion week, l’evoluzione del brand italiano di sportswear fondato da Massimo Osti negli anni 70
C.P. company porta a Copenaghen durante la fashion week, dal 3 al 7 agosto, la mostra d’archivio «People make the clothes, clothes make the people» presso Other circle, una piattaforma che riunisce design, moda e cultura contemporanea in una prospettiva trasversale. L’esposizione ripercorre oltre cinquant’anni di storia e innovazione del brand italiano nello sportswear contemporaneo. Per l’occasione, il marchio ha anche inaugurato un nuovo shop-in-shop nel department store Illum di Copenaghen, con la collezione fall-winter 2026.
Il titolo della mostra racchiude un principio che sta particolarmente a cuore all’azienda bolognese, ovvero il ruolo centrale del fattore umano in ogni fase del processo creativo, un omaggio alle intuizioni che nascono dalla sperimentazione diretta. Dietro ogni capo ci sono sempre le mani e la visione di chi lo ha pensato, realizzato e, nel tempo, trasformato in un simbolo identitario per intere community, dal calcio al motorsport fino alla musica.
L’exhibition mette l’archivio al centro dell’evoluzione di C.P. company che è stata fondata da Massimo Osti a Bologna negli anni 70. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso due sale. La prima riunisce una selezione di capi d’archivio iconici, organizzati per sezioni tematiche, che ripercorrono l’evoluzione del brand nel corso dei decenni: dai primi esperimenti grafici su T-shirt e maglieria firmati da Massimo Osti nei primi anni Settanta, alle versioni più rappresentative della Goggle jacket e della Explorer jacket, fino alle ricerche su trattamenti innovativi come il Tinto Terra e il Gore-tex tinto in capo. Ogni capo riflette la visione dei designer che hanno guidato la direzione creativa del marchio dopo il fondatore da Moreno Ferrari ad Alessandro Pungetti, da Paul Harvey a Leonardo Fasolo.
La disposizione dei capi d’archivio all’interno delle teche riprende un metodo espositivo sviluppato da Massimo Osti e presentato per la prima volta in occasione della retrospettiva dedicata ai quindici anni del brand a Berlino nel 1987. I capi vengono presentati come documenti d’archivio, evidenziandone il valore di ricerca, progettazione e sperimentazione oltre la loro funzione originaria.
La seconda sala è dedicata alla tintura in capo, la tecnica che più di ogni altra definisce l’identità di C.P. company. Al suo centro, un'installazione cilindrica presenta una singola giacca tinta in una progressione di colori diversi, rivelando la magia della tecnica attraverso le sue infinite gradazioni ed evoluzioni cromatiche. (riproduzione riservata)
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