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Azioni Puig a +15%, le trattative con Estée Lauder fanno correre il gruppo beauty. Ecco il parere degli analisti

Il titolo tocca il livello più alto da febbraio all’indomani della conferma di una possibile operazione di M&A con la società americana, che al contrario cede terreno. L’azienda catalana rimane comunque oltre il 30% al di sotto del prezzo dell’ipo di maggio 2024. «Sorpresi che la famiglia Puig rinunci a indipendenza e controllo di maggioranza», osserva JP Morgan

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Gli investitori di Puig sono euforici all’indomani della notizia che nella tarda serata di lunedì ha dato una scossa al settore beauty. Alla chiusura della borsa di New York, The Estée Lauder companies ha confermato di essere in trattative per la potenziale acquisizione del gruppo di Barcellona, in un’operazione di M&A che darebbe vita a un colosso della cosmetica con un fatturato annuo di poco meno di 20 miliardi di euro. E martedì mattina le azioni Puig hanno messo il turbo, balzando oltre il 15% dall’avvio di seduta e sfiorando i 18 euro, toccando così il livello più alto dall’inizio di febbraio. Il titolo rimane comunque più del 30% al di sotto del prezzo dell’ipo di maggio 2024, pari a 24,5 euro.

Le due parti non hanno fornito dettagli sui termini dell’accordo, limitandosi a confermare in un conciso comunicato congiunto «di essere in trattative relative a una potenziale fusione, nell’ambito della quale le due società potrebbero unire le proprie attività». Hanno tuttavia precisato che «non è stata presa alcuna decisione definitiva né è stato raggiunto alcun accordo. A meno che e fino a quando non venga raggiunta un’intesa, non è possibile fornire alcuna garanzia in merito all’operazione o alle sue condizioni». Qualora un accordo venisse raggiunto, i due player della cosmesi di lusso potrebbero rispondere al maxi deal L’Oréal-Kering beauté da 4 miliardi di euro siglato lo scorso ottobre.

L’eventuale acquisizione della società catalana, una storica azienda familiare da 5 miliardi di ricavi 2025 e circa 9 miliardi di euro di market cap, consentirebbe al gruppo Estée Lauder di inglobare nel suo portfolio luxury marchi di profumi e moda quali Rabanne, Jean Paul Gaultier, Dries Van NotenCarolina Herrera, riuscendo così a competere meglio con il colosso francese L’Oréal. La società a stelle e strisce ha chiuso a 79,29 dollari la seduta di ieri, lasciando sul terreno 6,63 dollari, pari al 7,72%, su volumi di scambio insolitamente elevati. Il titolo ha recuperato marginalmente, salendo dello 0,8% in pre-market.

Analisti «sorpresi» dalla possibile operazione tra Estée Lauder e Puig

A qualche ora dall’annuncio, i primi commenti degli analisti non nascondono sorpresa e anche un certo scetticismo verso un eventuale accordo. «La potenziale acquisizione di Puig farebbe deviare Estée Lauder dalla sua rotta», secondo gli analisti di Barclays. L’istituto sostiene infatti come il gruppo con sede a Barcellona non si adatti alla riorganizzazione del gigante a stelle e strisce da 14,3 miliardi di dollari di fatturato 2025, soprattutto alla luce del suo piano di concentrarsi su profumi di nicchia e di lusso, che costituiscono solo circa il 15% del portafoglio di Puig.

Dopo diversi trimestri e anni di difficoltà finanziarie, le azioni di Estée Lauder sono aumentate nell’ultimo anno grazie all’ottimismo riguardo alla strategia di rilancio guidata dal ceo Stéphane de La Faverie. Oggi la società ha una capitalizzazione di mercato di quasi 29 miliardi di dollari. Tuttavia, le ultime previsioni hanno deluso gli investitori e, durante la conference call per i risultati del secondo trimestre, chiuso con 4,2 miliardi di ricavi, de La Faverie ha ammesso che «c’è ancora molto lavoro da fare».

Stando alle valutazioni di Morningstar, se portata a termine, la fusione con Puig porterebbe la quota di mercato di Estée Lauder nel settore dei profumi premium dal 6% al 15%, secondo Euromonitor, seconda solo al 16% di L’Oréal. «Tuttavia, ravvisiamo alcune difficoltà legate alle dimensioni dell’operazione e al rischio che questa possa distrarre il management di Estée Lauder nel pieno di un processo di risanamento», avvisano gli esperti. «Considerata la market cap di Puig di 9 miliardi, la potenziale fusione è significativamente più grande della precedente operazione più importante di Estée Lauder, ovvero l’acquisizione di Tom Ford nel 2023 per 2,8 miliardi di dollari. Siamo scettici sul fatto che il management possa portare a termine una fusione di tali dimensioni in modo da creare valore per gli azionisti».

Mentre Estée Lauder è nel mezzo di una fase di rilancio pluriennale, che richiede al management di concentrarsi sugli investimenti nei marchi, sull’innovazione e sull’esecuzione sul mercato dopo tre anni di calo delle vendite, «dubitiamo che il management possa attuare questo piano in modo efficiente mentre integra Puig», concludono gli analisti di Morningstar.

Anche Puig sta attraversando una fase di grandi cambiamenti. Solo la scorsa settimana ha annunciato la nomina del veterano Jose Manuel Albesa ad amministratore delegato mentre Marc Puig, membro della terza generazione della famiglia fondatrice, ha lasciato l’incarico ma rimarrà presidente esecutivo del gruppo, con l’obiettivo di concentrarsi su fusioni e acquisizioni. «La separazione dei ruoli è pienamente in linea con i più elevati standard di best practice per le società quotate in borsa», ha motivato la decisione l’imprenditore catalano al momento dell’annuncio. «Siamo sorpresi che la famiglia Puig rinunci all’indipendenza e al controllo di maggioranza», ha affermato JP Morgan commentando i più recenti sviluppi con Estée Lauder, aggiungendo di ritenere che «potrebbero emergere potenziali interessi da parte di altri operatori del settore». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 24/03/2026 11:23
Ultimo aggiornamento: 24/03/2026 15:02
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