DesignAntonio Citterio rilegge la sedia da regista per Flexform
«Appartiene all’immaginario di tutti», spiega a MFL-Magazine For Living 68 il progettista, che firma la poltroncina Luchino in onore del grande filmmaker Visconti. «Ho trovato interessante ripensare questa tipologia con rigore. Ne è nato un oggetto essenziale, destinato a invecchiare bene»
«La sedia da regista appartiene all’immaginario di tutti. È leggera, pratica, mobile, legata a un’idea di viaggio, relax e vita all’aperto», afferma a MFL-Magazine For Living l’architetto Antonio Citterio, raccontando il progetto della poltroncina Luchino, ideata nel 2024 per Flexform, che nel nome omaggia il grande maestro del cinema italiano Luchino Visconti. «Proprio perché è così familiare, ho trovato interessante ripensarla con rigore, cercando una qualità che spesso manca a questa tipologia, con una struttura in legno, componenti metalliche per la parte meccanica e un rivestimento in cuoio. Volevo ottenere un oggetto essenziale, preciso, destinato a durare e a invecchiare bene», aggiunge.
Attratto dalla semplicità industriale delle sedie da campo del primo dopoguerra, per la loro funzionalità senza compiacimenti, Citterio ha voluto riconoscere valore a una tradizione di intelligenza costruttiva e portarla nel presente con un progetto contemporaneo. «Lavorare su una sedia pieghevole significa confrontarsi con un archetipo. Se la forma appare semplice, è perché dietro c’è una ricerca di sintesi e un controllo accurato dei dettagli. Il progetto è stato lungo. Poi, grazie al lavoro sul legno curvato e su particolari calibrati, è arrivata una composizione che tiene insieme funzione, proporzioni e qualità». Nella poltroncina Luchino la componente tecnica non è esibita, ma serve a garantire solidità, precisione dei movimenti e durata nel tempo.
A livello costruttivo l’idea è quella di un assemblaggio molto chiaro: legno tornito a mano, snodi metallici e cuoio si uniscono per rendere naturale una sedia complessa nel suo meccanismo di rotazione. Sapienza artigianale e tecnologia vanno di pari passo. Il taglio del cuoio fatto a mano e la tornitura del legno esprimono tutto il savoir-faire del Made in Italy. «La qualità nasce quando un progetto si riduce all’essenziale senza perdere sostanza. Oggi la tecnologia accelera e rende visibili molte verifiche, dai modelli 3D ai prototipi rapidi, ma non sostituisce il momento in cui l’oggetto viene messo a punto attraverso la materia e la mano. E c’è anche attenzione alla sostenibilità. Un arredo senza tempo, che dura e acquista patina, ha un valore reale, materiale ed emotivo, e può attraversare le generazioni», conclude l’architetto. Se sarà un cult, sarà il tempo a dirlo. (riproduzione riservata)
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