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Allarme cotone bio, frodi in aumento

Mentre Levi’s svela i primi 501 in fibre alternative, dalla canapa alla cellulosa, Paul&shark lo abbandona perché nel mercato abbonda il falso filato organico. Tra le soluzioni c’è il rilancio della filiera italiana, agricoltura compresa. Tra i produttori, Albini e Gest sono in prima fila. La domanda è infatti destinata ad aumentare

di Andrea Guolo e Matteo Minà
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Una campagna Levi's (ph official website)
Una campagna Levi's (ph official website)

Il cotone piace bio, ma reperire la materia prima di origine organica ormai parrebbe un’impresa. Al punto che Paul&shark si prepara sì a lanciare un progetto dedicato alle polo di cotone prodotto in regime di agricoltura bio, ma si tratterà dell'unica linea realizzata con quel tipo di materiale perché, come ha anticipato a MFF il presidente e ceo Andrea Dini: «I prezzi sono saliti alle stelle. E il cotone organico oggi reperibile nel mercato spesso non è affatto organico, oltre a rivelarsi un materiale di pessima qualità. Noi siamo stati tra i primi a utilizzarlo, quello di origine egiziana, ma poi sono arrivati i marchi del fast retail che ne richiedono volumi altissimi e il mercato è saltato». L’argomento è spinoso e riguarda la maggior parte dei marchi che producono e distribuiscono soprattutto i capi di abbigliamento estivi.

Tanto da spingere il rilancio delle coltivazioni in Italia, soluzione scelta anche da Ovs che ha presentato ad aprile una capsule di T-shirt in colori naturali e cotoni bio tracciato e coltivato in Sicilia su terreni agricoli in diverse zone dell'isola. Brand come Levi’s sperimentano fibre come la canapa o la cellulosa per la capsule di 501 green. Da Smi-Sistema moda Italia si stima che nel 2021 la sua produzione pesasse per l'1% rispetto al totale del cotone prodotto per l'industria fashion e, pur essendo aumentata nell'ultimo anno, difficilmente sarà arrivata al raddoppio. Anche perché il metodo bio richiede una maggiore quantità d'acqua e questo aspetto certamente non aiuta lo sviluppo della conversione produttiva. Una disamina sull'andamento del mercato del cotone, sulla disponibilità della fibra e sui futuri scenari dei prodotti organici e certificati arriva da Fabio Tamburini, ad del gruppo bergamasco Albini, il maggior produttore europeo di tessuti per camiceria, con il controllo completo della filiera produttiva e con un fatturato consolidato 2022 di 181 milioni di euro, in crescita del 37% rispetto al 2021, e con i primi cinque mesi dell'anno in corso che confermano il trend positivo, con un fatturato consolidato di gruppo che supera gli 80 milioni e un margine operativo netto di 5,3 milioni.

Albini ha inoltre appena lanciato Regenerative biofusion, il primo cotone Supima biologico, tracciabile e rigenerativo, coltivato con dei partner in California. «Innanzitutto va fatta una differenziazione. Il cotone extra lungo come quello delle Barbados, che rappresenta circa il 10% del mercato lusso, è disponibile e ha un prezzo molto alto. Il cotone Supima organico è arrivato a costare 24/25 euro al chilo e probabilmente è destinato a diminuire leggermente a livello di prezzo. Mentre le fibre corte hanno avuto una sensibile diminuzione dei costi». L'executive ha poi aggiunto «Il prodotto c’è, ma le aziende tendono a cercare compromessi risparmiare. Il cotone organico non sempre è vero organico. Mentre noi spingiamo per far sviluppare l'agricoltura rigenerativa. A quel punto rifiorirà la filiera del cotone in Europa. Vedo però nelle nuove generazioni più attenzione a questi temi». Tamburini ha poi concluso parlando di investimenti e del futuro del progetto lanciato nel 2020 con Gest in Puglia con 47 ettari interamente coltivati a cotone bio. È specialista nel cotone anche la società bresciana di filati Monticolor, con circa il 90% delle vendite derivanti da prodotti in questa fibra. «Visto che siamo partiti con la certificazione Gots-Global organic textile standard in maniera antesignana nel 2008, oggi riusciamo comunque a evadere la molta richiesta di cotone certificato.

Ma in futuro, visto che la transizione dal convenzionale all'organico non si attua dalla sera alla mattina, non sappiamo cosa succederà. Al momento non abbiamo problemi di approvvigionamento dai vari paesi come Usa, Cina e Grecia visto che abbiamo diversificato anche a causa di alcuni eventi naturali estremi come il terremoto nel sud della Turchia a febbraio scorso», ha spiegato a MFF Alberto Corti, titolare della società che nel 2022 ha segnato un fatturato record di 35,5 milioni di euro dai 26,5 milioni del 2021, frutto sia di maggiori vendite, ma anche degli aumenti per i costi di materie prime ed energia e con la previsione di una seconda parte dell’anno dettata dalla cautela dopo un buon primo semestre.

L’imprenditore ha poi aggiunto: «La nostra filiera è tracciabile e trasparente e lavoriamo con griffe e i principali brand italiani ed esteri, ma tutto il processo delle varie certificazioni sta diventando qualcosa al limite della razionalità e ci chiediamo se questo sarà un trend sostenibile». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 08/08/2023 10:00
Ultimo aggiornamento: 08/08/2023 17:48
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