Etf sull’uranio da Global X
Nuovo replicante che guarda alle azioni coinvolte nella filiera dell’uranio, cavalcando la bassa offerta e la sfida energetica
Il tema dell’efficienza energetica e del riscaldamento globale è più mai d’attualità, coinvolgendo i Governi di tutto il mondo (in particolare in ambito occidentale) in sforzi e attività mirati ad evitare il surriscaldamento del pianeta. Anche in ambito Etf la tematica è colta da numerosi provider di prodotti indicizzati, e Global X è un emittente particolarmente attento a proporre sottostanti tematica ad alta potenzialità per chi ha uno sguardo lungimirante. In questa occasione analizziamo le caratteristiche dell’Etf Global X Uranium che, come dice il nome stesso, permette di investire nelle aziende coinvolte nella filiera del metallo radioattivo e quindi nell'energia nucleare. D’altronde, per raggiungere emissioni nette di carbonio pari a zero e un consumo globale di energia che si prevede aumenterà del 50% entro il 2050, i Governi stanno esplorando tutte le opzioni per la generazione di energia, anche se quella nucleare può non essere considerata pulita per via delle scorie prodotte. Gran parte dell'attenzione si è concentrata sino ad ora sulle energie rinnovabili, come il solare e l'eolico, ma l’energia nucleare potrà a sua volta svolgere un ruolo critico nel mix energetico globale, anche perché è oggi più pulita e affidabile che in passato. L'energia nucleare si sta infatti gradualmente liberando dello stigma che le è stato attribuito anni addietro, sulla scia di significativi miglioramenti nella tecnologia e nella sicurezza. L'energia nucleare, al pari di quella eolica e solare, emette zero emissioni di gas serra durante il funzionamento delle centrali, il che la rende un'opzione energetica valida per le ambizioni climatiche net-zero. Ma tenendo conto anche delle emissioni totali di carbonio (come nel caso della costruzione di una centrale nucleare o dei pannelli solari), le emissioni di carbonio sono inferiori a quelle di molte altre fonti rinnovabili. E con i deficit di offerta che dovrebbero persistere nei prossimi anni, alcuni indicatori anticipatori come, ad esempio, i flussi negli Etf suggeriscono che il sentiment degli investitori verso il sottostante uranio è rialzista. L’energia nucleare è peraltro più affidabile -in termini industriali- di molte altre fonti di energia: le fonti rinnovabili come il solare e l'eolico dipendono dalle condizioni climatiche, variabili, per alimentare pannelli e turbine, e in molti momenti della giornata e dell'anno possono non produrre energia. Le interruzioni intermittenti rendono difficile il loro funzionamento come unico fornitore del fabbisogno energetico di una nazione, a differenza dell’energia nucleare che funziona a pieno regime per il 93,5% del tempo. Negli Stati Uniti, l'età media delle centrali è alta, 39 anni, e si stima che il 90% degli impianti aumenti la propria vita operativa da 20 a 40 anni negli ultimi decenni, con un ciclo di vita potenziale di 80 anni. L'Asia è uno dei principali centri di costruzione di nuovi reattori, con la Cina che conta su 18 reattori, l'India ne ha 6 e la Corea del Sud 4. A livello globale, sono in costruzione oltre 50 reattori. Il deficit di offerta energetica potrebbe inoltre sostenere ancora a lungo i prezzi dell'uranio, anche perché alcuni estrattori del metallo pesante hanno ridotto o chiuso la produzione durante la pandemia. A differenza di altre materie prime, l'uranio richiede un ciclo di produzione più lungo in quanto le utility devono approvvigionarsi di uranio 12-24 mesi prima dell'utilizzo previsto. Per quanto riguarda il tema di investimento, il mercato dei futures sull’uranio è inoltre meno sviluppato di quello di altre materie prime, e ciò favorirà i flussi verso gli Etf. I prezzi dell'uranio sono saliti notevolmente nel corso del 2021 e ciò ha portato ad un aumento del 60% del prezzo delle azioni dell'uranio, ma anche i primi mesi del 2022 hanno visto un grande progresso al rialzo, con uno storno ad aprile. L’indice a cui è legato l’Etf di Global X è calcolato da Solactive ed offre agli investitori l'accesso a 50 società coinvolte nell'estrazione dell'uranio e nella produzione di componenti nucleari, comprese quelle che operano nell'estrazione, nella raffinazione, nell'esplorazione, negli acquirenti fisici di uranio o nella produzione di attrezzature per l'industria dell'uranio e del nucleare. LA volatilità è doppia rispetto al Msci World, e il 50% dei titoli sono canadesi (Cameco vale il 25%), seguiti dal 13% dell’Australia, 10% di corea del Sud, 6,4% di Giappone, etc. (riproduzione riservata)